Goro
3 Novembre 2026
Calvano (Pd): "Dalla Regione risorse e disponibilità a un tavolo permanente. Ora servono risposte da Europa e Governo"

Molluschicoltura in crisi, la Regione: “Un milione e mezzo per emergenze e calamità confermati”

di Redazione | 3 min

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Goro. Moria delle cozze, difficoltà nella crescita delle vongole e condizioni ambientali sempre più critiche. La crisi della molluschicoltura nell’Alto Adriatico continua a mettere a rischio un comparto fondamentale per l’economia del Delta del Po e, in particolare, della Sacca di Goro. Una situazione sulla quale la Regione Emilia-Romagna intende intervenire sia con misure economiche per fronteggiare l’emergenza sia attraverso un piano di lungo periodo per la salvaguardia delle lagune.

È quanto emerge dalla risposta dell’assessore regionale all’Agricoltura e Pesca, Alessio Mammi, all’interrogazione presentata da Paolo Calvano, capogruppo del Partito Democratico in Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, per conoscere le misure che la Regione intende mettere in campo a sostegno del settore e la posizione che assumerà rispetto alle proposte per il bilancio europeo 2028-2034.

«La situazione che stanno affrontando le imprese della pesca e dell’acquacoltura, in particolare nella Sacca di Goro e nel Delta del Po, è estremamente preoccupante – dichiara Calvano –. Il granchio blu, le mucillagini, la carenza di ossigeno e le temperature record delle acque stanno mettendo in ginocchio un settore fondamentale per l’economia e l’identità del nostro territorio. Parliamo di oltre 2.500 famiglie colpite da una crisi che non può essere affrontata con interventi occasionali. Per questo considero importante la disponibilità della Regione a promuovere un tavolo interistituzionale permanente, capace di individuare soluzioni strutturali e garantire prospettive concrete alle imprese».

Nella risposta all’interrogazione, l’assessore Mammi ha confermato lo stanziamento di 1,5 milioni di euro nel bilancio regionale 2026 per far fronte alle emergenze e alle calamità che interessano pesca e acquacoltura, oltre all’avvio di una ricognizione straordinaria dei danni. Nel confronto con il Ministero è stata inoltre valutata positivamente la possibilità di calcolare gli indennizzi sulla base della produzione commercializzata nel 2023, evitando di utilizzare come riferimento il biennio 2024-2025, già pesantemente condizionato dalla crisi.

La Regione ha anche confermato la disponibilità a promuovere un tavolo permanente che coinvolga il Governo e le altre Regioni dell’Alto Adriatico, con l’obiettivo di definire un piano di salvaguardia delle lagune. Tra gli interventi ipotizzati figurano opere di vivificazione idraulica, barriere subacquee, aree protette per favorire la crescita dei molluschi e sistemi avanzati di monitoraggio delle acque. Sul tavolo anche la richiesta di ammortizzatori sociali straordinari e moratorie fiscali per le imprese maggiormente colpite.

«Gli interventi economici sono indispensabili per affrontare l’emergenza, ma dobbiamo lavorare contemporaneamente sulle cause strutturali della crisi – prosegue Calvano –. Servono investimenti per migliorare le condizioni ambientali delle lagune e strumenti di sostegno al reddito per chi ha visto azzerarsi la propria capacità produttiva. La Regione sta facendo la propria parte, ma è necessario che anche il Governo intervenga con risorse adeguate e misure straordinarie».

A preoccupare il comparto non è soltanto la situazione attuale, ma anche la prospettiva delle future politiche europee per la pesca. La proposta della Commissione europea per il bilancio 2028-2034 prevede infatti l’assorbimento del Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura (Feampa) in uno strumento finanziario multisettoriale, con il rischio di una riduzione delle risorse fino al 63%. Un’impostazione rispetto alla quale la Regione Emilia-Romagna ha già espresso la propria contrarietà, anche attraverso il confronto con gli organismi di rappresentanza delle Regioni a livello nazionale ed europeo.

«Sarebbe profondamente contraddittorio chiedere alle imprese della pesca di affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici e di investire nella sostenibilità, riducendo contemporaneamente le risorse a loro disposizione – conclude Calvano –. Occorre difendere un fondo europeo dedicato al settore e ottenere regole che tengano conto delle specificità dell’Alto Adriatico. La pesca e la molluschicoltura rappresentano un patrimonio economico, sociale e produttivo che non possiamo permetterci di perdere. La Regione ha indicato una direzione precisa: ora è fondamentale che a questo impegno corrispondano risposte concrete anche a livello nazionale ed europeo».

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