Goro
31 Ottobre 2026
Taglio del nastro per il nuovo spazio dedicato alla cantante, con fotografie, abiti di scena e oggetti personali. Il progetto, finanziato con fondi PNRR, ospita anche un centro di informazione turistica e spazi per la comunità

Dopo trent’anni riapre l’ex Locanda Ghezzo: nasce il Centro culturale Milva

di Redazione | 4 min

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Goro. Per più di trent’anni le porte della Locanda Ghezzo sono rimaste chiuse. Venerdì 30 ottobre si sono riaperte: in piazza Milva il sindaco Marika Bugnoli ha tagliato il nastro del Centro Culturale Milva. Con lei la Giunta comunale, Martina Corgnati e la consigliera regionale Marcella Zappaterra, davanti a tanti cittadini.

Fin dalla metà dell’Ottocento quella locanda era stata il primo luogo di accoglienza del paese. Ci arrivavano gli uomini delle bonifiche delle valli di Goro e di Gorino, ci si fermavano i pescatori, il sabato si giocava a carte. Poi le porte si sono chiuse. “Ieri questo era il luogo dove si offriva ristoro. Oggi sarà il luogo dove si offre cultura, incontro, informazione turistica, opportunità per i nostri giovani e per le nostre imprese”, ha detto il sindaco al Teatro Comunale, prima del taglio del nastro.

Chi entra oggi trova la sala dedicata a Milva: le sue fotografie, i quadri, i bozzetti di costume, i dischi, i libri, due abiti di scena. Accanto c’è il nuovo Visitor Center di Goro, con la Welcome Room e una mappa interattiva del territorio. E c’è una sala per studiare, incontrarsi e fare laboratori.

Tutto è cominciato con due parole, ha raccontato il sindaco dal palco. Nel 2021, quando la piazza fu intitolata a Milva, Martina Corgnati donò al Comune i primi oggetti appartenuti alla madre. Alla domanda sul perché, Martina rispose: “per condividere”. Mancava però un posto dove esporli. E lei, ancora: “Pensaci, guardati intorno, credici”. La Giunta pensò alla vecchia locanda, e pochi giorni dopo la consigliera regionale Marcella Zappaterra segnalò al Comune il bando per i piccoli borghi.

Il progetto Goro Plus ha ottenuto 1.550.000 euro di fondi PNRR dal bando “Attrattività dei borghi”. Con la stessa cifra il Comune ha realizzato anche il Museo dell’acqua e della laguna, al porto, che sarà inaugurato a metà novembre. “Per la prima volta a Goro si è investito così tanti soldi in cultura”, ha detto il sindaco. “Un investimento come questo dice a un giovane: Goro investe su di te, perché tu possa investire su Goro”.

Poi ha parlato Martina Corgnati: “Penso che non ci sia luogo migliore di questo perché possano essere conservati, possano essere soprattutto vissuti da altre persone, mi auguro da voi”. E ha annunciato che la storia continuerà. Più avanti arriveranno anche gli oggetti più personali di Milva: le pagelle, i libretti di quando era bambina, le fotografie di famiglia. “Prima o poi certamente arriveranno qui perché è il loro destino”. Alle pareti ci sono anche le opere donate da quattro fotografi: Gian Paolo Barbieri, Paola Mattioli, Maria Mulas e Marco Caselli Nirmal, autore della foto di Milva scelta nel 2022 per il francobollo delle Poste Italiane.

Quel primo dono ne ha portati altri. “Le donazioni di Martina hanno prodotto altre donazioni, hanno fatto scaturire altre risorse”, ha detto l’assessore alla Cultura Daniela Mangolini. Sul palco ha letto la convenzione quadro fra il Comune e la Fondazione Insula Felix ETS di Milva e Martina Corgnati, firmata davanti al pubblico: conservazione dei materiali, ricerca, convegni e pubblicazioni.

La consigliera regionale Marcella Zappaterra è tornata a quella telefonata: “Abbiamo lanciato una sfida che oggi possiamo dire di aver vinto, ma non era scontato”. E ha guardato avanti: “L’area interna del Basso Ferrarese, Goro in primis, non è un’area fragile, o meglio non è solo un’area fragile: è un’area con una straordinaria potenzialità”. Per la consigliera “lo sviluppo senza adeguati strumenti culturali non si fa”.

In chiusura il sindaco ha ringraziato la famiglia Ghezzo, che ha ceduto l’edificio, e Martina Corgnati: “Alla famiglia Ghezzo dico che non abbiamo recuperato solo dei muri, a Martina dico che non condividiamo solo delle opere. In realtà abbiamo recuperato la nostra storia, la nostra identità. Abbiamo deciso che il nostro passato vale un futuro”. Il grazie è andato anche agli uffici comunali, al responsabile unico del progetto, il geometra Matteo Zappaterra, ai tecnici e alle imprese. Al progetto ha collaborato l’Università di Bologna – Biblioteca delle Arti, area del Patrimonio Culturale. Il buffet lo hanno curato le associazioni La Lanterna e Più Felici.

A novembre il Centro Culturale Milva è aperto il venerdì, il sabato e la domenica; a dicembre in alcuni giorni delle feste; da fine febbraio riaprirà in modo continuativo. Anche nei giorni di chiusura mail, messaggi e telefonate avranno risposta.

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