Comacchio
2 Novembre 2026
Il coordinatore provinciale di CittadinanzAttiva invita ad allargare il confronto sul futuro dei sette Lidi: "Il Comune deve esercitare le proprie competenze di programmazione". Chiesta anche un'analisi sul peso reale del turismo nell'economia comacchiese

Concessioni balneari, Gelli: “La scarsità delle spiagge non basta a risolvere il problema”

di Redazione | 3 min

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La questione delle concessioni balneari a Comacchio non può essere affrontata limitandosi a stabilire se le spiagge disponibili siano sufficienti oppure scarse. Il quadro normativo europeo e nazionale, le competenze del Comune e il peso economico del turismo sul territorio sono altrettanti elementi da considerare in vista delle future procedure di assegnazione. È la posizione espressa da Giovanni Gelli, coordinatore dell’assemblea provinciale di CittadinanzAttiva-er Aps, intervenuto nel dibattito seguito alla discussione in Consiglio comunale sull’applicazione della direttiva Bolkestein.

Secondo Gelli, la scarsità delle risorse demaniali rappresenta soltanto uno degli aspetti giuridici della questione. La direttiva europea 2006/123/Ce prevede procedure pubbliche di selezione quando il numero delle autorizzazioni disponibili è limitato dalla scarsità delle risorse naturali. Una condizione che, osserva, deve essere verificata attraverso un accertamento oggettivo, basato sulle caratteristiche del territorio, sulla disponibilità effettiva delle aree e sui vincoli ambientali e urbanistici.

Anche un’eventuale conclusione sulla non scarsità delle spiagge, tuttavia, non sarebbe sufficiente a escludere automaticamente il ricorso a procedure pubbliche. Gelli richiama infatti il principio europeo della libertà di stabilimento e la possibile presenza di un interesse transfrontaliero certo, che può comportare obblighi di trasparenza e apertura alla concorrenza anche al di fuori delle condizioni previste dalla direttiva Bolkestein.

Un ulteriore elemento è rappresentato dalla legislazione nazionale, in particolare dalla legge 118 del 2022 e dalle successive modifiche introdotte nel 2024. La normativa disciplina le procedure di affidamento delle concessioni turistico-ricreative, stabilendo principi di pubblicità, trasparenza, concorrenza e parità di trattamento. Nel regime transitorio è previsto il termine del 30 settembre 2027, con la possibilità di un differimento motivato fino al 31 marzo 2028. Le procedure di affidamento, in sede di prima applicazione, devono invece essere avviate entro il 30 giugno 2027.

Per Gelli, è quindi necessario evitare che il confronto si concentri esclusivamente sulla disponibilità delle aree demaniali, trascurando il ruolo dell’amministrazione locale. “Il Comune non è pertanto chiamato soltanto ad applicare passivamente disposizioni provenienti dall’Unione europea o dallo Stato. Deve esercitare le proprie competenze programmatorie e amministrative, nel rispetto delle norme sovraordinate”, sottolinea.

In questo senso, le future selezioni non dovrebbero essere impostate esclusivamente sulla base dell’offerta economica più elevata. Tra i criteri valorizzabili, secondo il coordinatore di CittadinanzAttiva, ci sono la qualità dei servizi, la sostenibilità ambientale, l’accessibilità, la qualificazione professionale e la tutela dell’occupazione, oltre alla partecipazione delle piccole imprese.

Una prospettiva che, nel caso comacchiese, dovrebbe tenere conto dell’intero sistema turistico locale. I sette Lidi, il centro storico, le Valli, il Parco del Delta del Po e il patrimonio culturale e ambientale costituiscono infatti un’offerta territoriale integrata. Il Comune potrebbe quindi promuovere, attraverso la programmazione e i criteri di selezione, progetti capaci di collegare le attività balneari alla valorizzazione dell’entroterra, alla destagionalizzazione e alla qualità dell’accoglienza. Non attraverso preferenze per le imprese locali in quanto tali, precisa Gelli, ma premiando progetti orientati allo sviluppo sostenibile del territorio, senza discriminazioni legate alla provenienza degli operatori.

L’intervento affronta anche un dato emerso nel dibattito consiliare: la stima secondo cui il 70% dell’economia comacchiese, considerando anche l’indotto, dipenderebbe dal turismo balneare. Una percentuale che, secondo Gelli, necessita di riscontri statistici precisi. “A quale indicatore economico si riferisce questa percentuale? Al valore aggiunto prodotto nel territorio comunale? Al fatturato delle imprese? Al numero degli occupati? Oppure a una stima degli effetti diretti e indiretti della spesa turistica?”, si chiede.

Da qui la proposta di promuovere un’analisi economica, anche con il contributo della Regione, delle associazioni di categoria e delle competenze universitarie, per misurare il peso effettivo del turismo balneare e valutare le ricadute dei diversi scenari di assegnazione delle concessioni sul piano economico e occupazionale.

“Il dibattito sulle concessioni balneari deve compiere un salto di qualità”, è la conclusione di Gelli, secondo il quale la tutela delle imprese, del lavoro e dell’economia locale passa da una programmazione pubblica capace di conciliare legalità, concorrenza, qualità imprenditoriale, continuità occupazionale e valorizzazione del patrimonio territoriale.

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