Attualità
28 Ottobre 2026
Presentato al sindaco Fabbri il nuovo liquore artigianale prodotto a Ferrara con zucca violina e aglio nero di Voghiera. Le prime 800 bottiglie

Il Veleno di Lucrezia torna a Palazzo, ma questa volta è un amaro

di Redazione | 3 min

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Un amaro che racchiude i sapori del territorio ferrarese, si ispira all’antica tradizione degli speziali e richiama una delle figure più affascinanti della storia estense. Si chiama “Veleno di Lucrezia” ed è il nuovo prodotto presentato al sindaco di Ferrara Alan Fabbri dai cinque soci che hanno dato vita al progetto: Luca Mazzoni, Michele Pierri, Andrea Orlandini, Ruggero Campisi e Alberto Caranti.
Il progetto nasce dal sogno condiviso dei cinque soci di valorizzare le eccellenze ferraresi attraverso un prodotto capace di unire sapori, storia e cultura del territorio, contribuendo alla promozione della città anche oltre i confini provinciali.

Il Veleno di Lucrezia è prodotto nel cuore del centro storico di Ferrara, presso la LUX Gin Bar & Distillery di Michele Pierri, microdistilleria artigianale e gintoneria situata in via Carlo Mayr. Nato da una miscela di erbe e radici ispirata alla tradizione degli antichi rimedi ferraresi, l’amaro si distingue per la presenza di ingredienti caratteristici come la zucca violina e l’aglio nero di Voghiera. La selezione e la fornitura delle materie prime sono curate da Luca Mazzoni, dirigente di Vivai Mazzoni.

Il nome e il racconto che accompagnano il prodotto evocano le atmosfere della Ferrara rinascimentale, tra speziali, preparazioni erboristiche e antichi rimedi. Come recita la descrizione dell’amaro, la ricetta è idealmente “riemersa dalle nebbie del tempo e della città estense”, ispirandosi a una sapienza fatta di erbe e radici dimenticate, in cui ogni sorso richiama il sottile equilibrio tra veleno e rimedio. Attualmente sono state prodotte le prime 800 bottiglie.

Durante l’incontro, il sindaco Alan Fabbri ha ricordato ai presenti una particolare curiosità storica legata proprio alla stanza in cui si trovavano, all’interno del Palazzo Ducale. Secondo alcune testimonianze e ricostruzioni storiche, infatti, l’attuale ufficio del sindaco potrebbe essere stato in passato la camera da letto di Lucrezia Borgia, che visse a Ferrara come duchessa durante il periodo estense.

“Quando ho raccontato ai soci che, secondo alcune ricostruzioni, la stanza in cui ci trovavamo potrebbe essere stata proprio la camera da letto di Lucrezia Borgia, ci siamo resi conto della singolare coincidenza – racconta il sindaco Alan Fabbri -. In un certo senso, dopo oltre cinquecento anni, Lucrezia è tornata a casa, nel suo Palazzo Ducale. Questa volta attraverso un prodotto che porta il suo nome e racconta i sapori della nostra terra”.

“Ferrara possiede un patrimonio straordinario, fatto di storia, cultura, tradizioni e prodotti agricoli di eccellenza. Vedere come queste risorse possano diventare fonte di ispirazione per nuove idee imprenditoriali è motivo di soddisfazione. Quando qualcuno decide di investire nella creatività e nella produzione locale, contribuisce anche a far conoscere la nostra città e le sue peculiarità. La storia di Ferrara non deve essere soltanto qualcosa da conservare e raccontare, ma anche una risorsa da cui far nascere nuove opportunità. Per questo faccio i miei complimenti ai cinque soci che hanno creduto in questo progetto e auguro loro il miglior successo per questa iniziativa”, conclude Fabbri.

“Tutto nasce dal desiderio condiviso di dare una nuova interpretazione alle eccellenze della nostra terra, creando qualcosa che non fosse semplicemente un amaro, ma un prodotto riconoscibile e capace di suscitare curiosità – spiega Luca Mazzoni, uno dei cinque soci del progetto –. Abbiamo voluto recuperare le suggestioni legate agli antichi speziali, reinterpretandole con ingredienti del territorio e attraverso un lavoro di ricerca e sperimentazione. Ognuno di noi ha contribuito con le proprie idee e competenze, dalla scelta delle materie prime alla realizzazione del prodotto, fino alla costruzione della sua identità. Crediamo che anche un amaro possa diventare un modo originale per promuovere la cultura e le tradizioni ferraresi. Le prime 800 bottiglie rappresentano per noi l’inizio di un percorso che speriamo possa crescere e portare il nome di Ferrara sempre più lontano”.

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