Il 5 novembre alle ore 20:30, al Teatro Comunale C. Abbado di Ferrara, Teatro Nucleo porta in scena Pinocchio e il suo doppio, spettacolo firmato da Daniele Giuliani con la supervisione di Horacio Czertok, che attraversa la storia del burattino di Collodi per interrogare il rapporto tra innocenza, errore e trasformazione. A salire sul palco saranno i detenuti della Casa Circondariale C. Satta di Ferrara. L’appuntamento arriva nell’anno del bicentenario della nascita di Carlo Collodi (1826-2026) e nel ventennale dei progetti di teatro con il carcere di Teatro Nucleo.
Lo spettacolo è stato presentato in anteprima il 23 ottobre all’interno della Casa Circondariale di Ferrara nell’ambito di Trasparenze – festival del Coordinamento teatro-carcere della Regione Emilia-Romagna – e nasce dal lungo percorso di teatro condotto da Teatro Nucleo nel medesimo istituto penitenziario.
L’evento al Teatro Comunale è stato presentato in una conferenza stampa svoltasi nella Sala degli Arazzi della Residenza Municipale di Ferrara.
“Il teatro in carcere è un’opportunità per rimettere al centro la persona – ha affermato l’assessore comunale alle Politiche Sociosanitarie, Cristina Coletti -, oltre la sua condizione di detenuto. Attraverso il lavoro sul palcoscenico si sperimentano relazioni, si sviluppano capacità e si aprono spazi per immaginare un futuro diverso. La storia di Pinocchio, con i suoi errori, le sue cadute e la possibilità di trasformarsi, assume in questo contesto un significato particolarmente forte: nessuno può essere ridotto ai propri sbagli e ogni persona deve poter avere l’opportunità di rimettersi in gioco. Il lavoro portato avanti da tantissimi anni dal Teatro Nucleo all’interno della Casa circondariale di Ferrara dimostra quanto sia fondamentale istituire e credere in percorsi di responsabilizzazione e reinserimento, che riescano a restituire valore alle capacità di ciascuno”.
“Il Teatro Nucleo fa un lavoro eccellente – ha evidenziato Maria Martone, direttore della casa Circondariale “Costantino Satta” di Ferrara -, mettendo in campo un percorso che rappresenta un pilastro portante nel trattamento dei detenuti. Pinocchio è particolarmente interessante perché presenta tante assonanze con il mondo carcerario. Il teatro consente ai detenuti di prendersi del tempo per rivedere la propria condizione. Il teatro è in continua evoluzione, un luogo dove divulgare rispetto, integrazione e solidarietà: valori che abbattono muri e pregiudizi che insistono quando si parla di carcere. Con queste iniziative si aiuta a capire che il carcere non è distante dalla città”.
Il valore dell’iniziativa è stato sottolineato da Mariangela Siconolfi, responsabile dell’area trattamentale dell’istituto penitenziario di via Arginone, che ha parlato di “grande e costante entusiasmo dei detenuti nel partecipare ai laboratori”.
Così Natasha Czertok, direttrice del Teatro Nucleo: “Oggi, la nostra è una realtà consolidata. Non era semplice, 20 anni fa, portare il teatro in carcere, far partecipare i detenuti a laboratori e presentare gli spettacoli alla città, fuori dal carcere. Il teatro, in questo senso, è il collegamento tra il mondo carcerario e la società civile, un modo per lavorare sia sul lato artistico che sociale. Due canali che si intrecciano e sono di pari importanza”.
Lo spettacolo
Pinocchio è un ribelle innocente: disobbedisce, mente, fugge, cade, si perde, e proprio attraversando le contraddizioni del mondo costruisce la propria conoscenza — non attraverso una lezione impartita dall’alto, ma attraverso l’esperienza, il corpo, gli errori e le loro conseguenze. Nel racconto di Collodi lo stesso Pinocchio viene arrestato, condotto in carcere, giudicato e condannato: un passaggio che nello spettacolo assume un significato ulteriore, restituito sulla scena da attori realmente detenuti.
Il tema del doppio percorre l’intero lavoro: ciò che Pinocchio è e ciò che dovrebbe diventare, l’innocenza e la colpa, il burattino e l’essere umano, lo sguardo con cui il mondo lo giudica e quello con cui lui stesso impara, poco a poco, a conoscersi. La trasformazione, il passaggio da ciò che siamo a ciò che possiamo diventare, è il centro del viaggio: una storia che continua a interrogarci sull’evoluzione di Pinocchio.
Pinocchio e il suo doppio nasce all’interno di un progetto più ampio di formazione professionale per i carcerati e del percorso di teatro in carcere di Teatro Nucleo, condotto stabilmente nell’istituto penitenziario di Ferrara, dove la pratica teatrale diventa strumento di espressione, relazione e cambiamento personale. Il tema dell’innocenza tradita e del confine tra colpa ed errore, al centro dello spettacolo, dialoga direttamente con questa esperienza quotidiana della compagnia.
“Chi è davvero Pinocchio? Ciò che è o ciò che il mondo pretende che diventi? Un mondo che lo osserva, lo giudica, lo condanna. Ma chi giudica chi? E cosa resta dell’innocenza quando si diventa adulti?” racconta Daniele Giuliani, ripercorrendo lo sviluppo dello spettacolo e le domande che gli attori si sono posti nella costruzione dei personaggi.
Lo spettacolo è prodotto da Teatro Nucleo in collaborazione con il Coordinamento Teatro Carcere Emilia-Romagna, con il contributo dei Piani di Zona del Comune di Ferrara e di Cassa delle Ammende.
Grazie per aver letto questo articolo...
Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com