Copparo
28 Ottobre 2026
La donna, condannata in primo grado a un anno e due mesi, avrebbe perseguitato la professionista e il marito con video, messaggi e minacce, sostenendo che la figlia minorenne fosse nata da materiale biologico sottrattole. Dopo ripetute evasioni dai domiciliari, il Tribunale ha disposto l'aggravamento della misura

Stalking ai danni di una chirurga, 34enne trasferita in carcere

di Redazione | 3 min

Leggi anche

Copparo. Dalle accuse diffuse sui social alle minacce private, fino alle ripetute violazioni degli arresti domiciliari e alle proteste davanti all’ospedale di Cona. Una donna di 34 anni residente nel Copparese è stata trasferita in carcere dopo che il Tribunale di Ferrara ha disposto la revoca della misura domiciliare, ritenuta non più adeguata a contenere le condotte contestate. Il provvedimento è stato eseguito nella mattinata di mercoledì 28 ottobre dai carabinieri della Stazione di Copparo.

La donna era stata condannata in primo grado lo scorso 20 ottobre a un anno e due mesi di reclusione per atti persecutori aggravati dall’uso di strumenti telematici nei confronti di una nota chirurga e del marito. Secondo quanto ricostruito nel processo, le condotte sarebbero proseguite per mesi attraverso pubblicazioni sui social network e messaggi privati.

Al centro della vicenda, le convinzioni espresse dalla 34enne, che sosteneva di essere stata sottoposta a interventi chirurgici illegali durante i quali le sarebbero stati sottratti ovociti, gameti e altre parti del corpo. A suo dire, quel materiale biologico sarebbe stato utilizzato per far nascere bambini, tra cui la figlia minorenne della coppia presa di mira, che riteneva essere la propria figlia biologica.

Nei primi cinque mesi del 2023, la donna avrebbe pubblicato ripetutamente video e contenuti su Instagram, Facebook e YouTube, accusando la chirurga e il marito di essere coinvolti in un presunto traffico di organi e nel commercio illegale di bambini. Nelle sue ricostruzioni comparivano anche riferimenti a personaggi noti e ai loro figli, indicati come persone nate utilizzando il materiale biologico che sosteneva esserle stato sottratto.

Alle pubblicazioni si sarebbero aggiunti messaggi diretti alla professionista, con accuse analoghe e minacce di riprendersi la bambina. I contenuti sarebbero stati diffusi anche attraverso il profilo professionale della chirurga, con conseguenze sulla vita privata e lavorativa della coppia.

Secondo la contestazione accolta in primo grado, la ripetizione delle molestie e delle minacce avrebbe provocato nella professionista e nel marito un grave stato d’ansia e paura, costringendoli a cambiare le proprie abitudini quotidiane. Tra le conseguenze riportate figurano disturbi del sonno, la necessità di uscire accompagnati e il timore di incontrare la donna, anche per la sicurezza della figlia e degli altri familiari.

Alla vicenda giudiziaria si erano affiancate le ripetute manifestazioni davanti all’ospedale di Cona. La 34enne si sarebbe presentata all’esterno della struttura esponendo cartelli e rilanciando contestazioni analoghe nei confronti del personale sanitario, provocando turbative alle normali attività del nosocomio.

Nonostante gli arresti domiciliari, disposti per arginare le condotte contestate, nelle ultime settimane i carabinieri hanno accertato ripetute violazioni della misura. La donna si sarebbe allontanata più volte dall’abitazione senza autorizzazione, risultando irreperibile durante i controlli e tornando in diverse occasioni all’ospedale di Cona. Alcuni episodi avevano già richiesto interventi dei militari, sfociati in arresti per evasione.

Alla luce delle trasgressioni, il Tribunale ha disposto la sostituzione degli arresti domiciliari con la custodia cautelare in carcere. L’ordinanza prevede inoltre che, all’ingresso nella struttura detentiva, la donna venga sottoposta ad accertamenti medico-psichiatrici e a un periodo di osservazione specialistica.

Dopo le formalità di rito, la 34enne è stata accompagnata alla casa circondariale Dozza di Bologna, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Grazie per aver letto questo articolo...

Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.

 

OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:

Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com