Politica
22 Ottobre 2026
La votazione è avvenuta alle prime luci dell'alba a causa dell'ostruzionismo del centrodestra. I cittadini extraeuropei in possesso di un permesso di soggiorno almeno biennale potranno accedere senza la necessità di presentare un contratto di lavoro

Case popolari. La Regione rimuove la residenzialità storica dai criteri per le graduatorie

di Redazione | 4 min

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È servita tutta la notte affinché la Regione Emilia Romanga si adeguasse all’orientamento giurisprudenziale per l’accesso e la permanenza negli alloggi Erp. L’Assemblea legislativa ha approvato, intorno alle 6 di mattina, la delibera proposta dalla Giunta che interviene su due punti: rimuove la cosiddetta “storicità della residenza” come criterio premiale nelle graduatorie e consente l’accesso alle graduatorie ai cittadini extraeuropei in possesso di un permesso di soggiorno almeno biennale, senza la necessità di presentare un contratto di lavoro.

La Regione lascia però ai Comuni la possibilità di assegnare punteggi premiali basati sull’anzianità di residenza assumendosene la responsabilità.

La residenzialità storica è uno dei cavalli di battaglia del sindaco Alan Fabbri che quando fu approvata sedeva tra i banchi dell’assemblea regionale come capogruppo della Lega. Non a caso proprio Fabbri insieme all’attuale capogruppo Fiazza sono intervenuti per criticare la misura. Per il Pd interviene invece Paolo Calvano che ha criticato l’ostruzionismo delle destre che “hanno provato a rallentare le risposte a chi aspetta una casa”.

Fra i gruppi presenti in Aula al momento del voto hanno votato a favore Pd, Avs e Civici, mentre hanno espresso voto contrario FdI, Rete civica e Lega. Il dibattito fra i consiglieri e le consigliere è stato acceso e si è protratto dall’una di notte fino alle prime luci dell’alba, a fronte di 94 emendamenti e 7 ordini del giorno presentati da Fratelli d’Italia che sono stati respinti dalla maggioranza.

Per il centrosinistra la Regione ha ben operato, recependo quanto previsto da una sentenza della Corte costituzionale. “Fratelli d’Italia fa ostruzionismo e dice cose non vere perché è spaventata dal successo di un certo partito di destra che è all’opposizione del Governo Meloni: non c’è un’opposizione nel merito della delibera, ma un ostruzionismo a fine mediatico”, taglia corto il Partito democratico. Per Avs e per i Civici la Regione non ha fatto altro che applicare delle sentenze.

Diversa, invece, la posizione del centrodestra: per la Lega la Regione lascia soli i Comuni, mentre Fratelli d’Italia respinge l’accusa di ostruzionismo e spiega che “si toglie la casa agli italiani e li si danneggia: la sinistra odia gli italiani”. FdI ha presentato alcuni ordini del giorno per introdurre requisiti premiali per accedere alle case Erp legati al lavoro, alla frequenza scolastica e alla permanenza sul territorio. Sulla stessa linea Rete civica che ha parlato di “scelta molto pericolosa”.

Fra i momenti di tensione, quello relativo al Comune di Ferrara, dove FdI ha segnalato come in consiglio comunale il Pd abbia già presentato un ordine del giorno che chiede al sindaco di togliere dal proprio regolamento Erp il requisito della residenzialità storica. Il Pd ha replicato segnalando come fra i primi Comuni a recepire le indicazioni della Giunta regionale e modificare il regolamento ci sia Forlì, guidato dal centrodestra.

A nome della Giunta, l’assessore alla Casa Giovanni Paglia ha spiegato che ci si è mossi nel solco di sentenze della magistratura e del principio di non discriminazione tra italiani e stranieri: “Se si volesse mantenere il requisito dell’occupazione lavorativa fra quelli previsti per l’accesso ai bandi Erp, occorrerebbe infatti estenderlo anche ai cittadini italiani e – spiega – per quanto riguarda la ‘residenzialità storica’ i Comuni che volessero assegnare una premialità a chi attenda da tempo un alloggio Erp, potrebbero prevedere il requisito della permanenza in graduatoria”.

La decisione adegua la disciplina sull’edilizia residenziale pubblica alle recenti sentenze del Tribunale di Bologna e della Corte costituzionale. La normativa precedente subordinava l’accesso agli alloggi alla presenza di un contratto di lavoro. Questa imposizione è stata ritenuta discriminatoria e illegittima dalla magistratura, in quanto contrastante con la Direttiva europea sul permesso unico, che garantisce parità di trattamento anche ai lavoratori rimasti involontariamente disoccupati. D’ora in avanti, per i cittadini extraeuropei che soggiornano regolarmente sarà sufficiente il solo possesso di un permesso di soggiorno almeno biennale.

La delibera, al secondo punto, modifica la cosiddetta “storicità della residenza”. Recependo la sentenza della Corte costituzionale, la Regione ha cancellato la norma che entrava nel merito della possibilità, per i regolamenti comunali, di favorire i nuclei familiari con più anni di stanzialità sul territorio. Questa opzione rimane a carico dei Comuni che devono assumersene la responsabilità esclusiva.

La Consulta ha chiarito che premiare la residenza a lungo termine viola il principio di uguaglianza formale e sostanziale, creando ingiustificate disparità tra persone che si trovano tutte in una medesima condizione di fragilità economica e sociale.

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