Politica
22 Ottobre 2026
Il deputato di Fratelli d’Italia richiama la situazione di Cento per difendere il nuovo decreto del governo. La replica del presidente provinciale del Pd: "L’ordine pubblico è responsabilità loro, ma preferiscono alimentare le paure"

Scontro tra Malaguti e Minarelli. FdI: “Chi rompe paga”. Pd: “La destra specula sulle paure”

di Redazione | 4 min

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Cento. È scontro politico sulla sicurezza tra il deputato di Fratelli d’Italia Mauro Malaguti e il presidente provinciale del Partito democratico di Ferrara Nicola Minarelli. A innescare il botta e risposta sono le dichiarazioni del parlamentare meloniano, che descrive Cento come una città da tempo interessata da aggressioni e risse tra giovani, collegando la situazione locale alle recenti proteste studentesche e alle nuove misure sulla sicurezza approvate dal Consiglio dei ministri. Una ricostruzione alla quale replica duramente Minarelli, accusando la destra di strumentalizzare gli episodi di cronaca per fini elettorali e ricordando che la responsabilità dell’ordine pubblico ricade sul governo nazionale.

“Nella nostra provincia Cento è da tempo teatro di aggressioni e risse tra giovani”, sostiene Malaguti, secondo il quale non sarebbe casuale che la recente protesta studentesca, da lui descritta come responsabile di devastazioni in diverse piazze italiane, abbia avuto “particolare virulenza” proprio a Cento rispetto agli altri comuni estensi.

Il deputato richiama quindi il nuovo decreto approvato dal Consiglio dei ministri, illustrandone le disposizioni. Tra queste, secondo quanto riferisce, l’introduzione del reato di partecipazione violenta a una manifestazione pubblica, con pene fino a cinque anni di carcere e multe fino a 20mila euro, aggravate in caso di volto coperto o ferimento di persone. Malaguti cita inoltre il riconoscimento biometrico con l’ausilio dell’intelligenza artificiale e il principio del “chi rompe paga”, con il coinvolgimento dei genitori per i danni provocati dai figli minorenni.

Il provvedimento, prosegue il parlamentare, prevederebbe anche procedure più rapide per il risarcimento dei danni a beni pubblici e privati, modifiche in materia di capacità di intendere e di volere dei minorenni e un potenziamento degli istituti penali minorili, affinché la certezza della pena valga anche per i sedicenni.

“Una protesta, sempre legittima se pacifica, non può essere declinata sfasciando vetrine e rubando le merci, perché quella è criminalità” – afferma Malaguti -. Peraltro il negozio devastato o l’automobile distrutta non colpisce lo Stato ma solo un onesto lavoratore che magari fatica ad andare avanti”.

Il deputato introduce poi il tema dell’immigrazione, sostenendo che, negli ultimi disordini a livello nazionale, la metà dei fermati appartenesse a famiglie di origine straniera, un dato che non accompagna con una fonte. Richiamando le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, conclude che “il disagio non può diventare un alibi per la violenza” e che, in democrazia, i problemi devono essere affrontati attraverso il dialogo e la partecipazione.

Alle dichiarazioni del parlamentare replica Nicola Minarelli. “L’ordine pubblico spetta al governo, il loro da quattro anni. Il deputato di Fratelli d’Italia attacca i comuni di sinistra, ma è il suo governo che della sicurezza fa una gestione amatoriale”, afferma il presidente provinciale del Pd, richiamando il numero di provvedimenti adottati dall’esecutivo: “Sette decreti, 57 nuovi reati, 60 aggravanti, 500 anni di carcere in più. E la situazione attuale è sotto gli occhi di tutti: le piazze bruciano, non a Cento: ovunque”.

Minarelli contesta anche quella che considera una lettura selettiva degli episodi di cronaca nel Ferrarese. “Guarda caso lo smemorato Malaguti ricorda alcuni fatti accaduti a Cento ma si scorda l’aggressione al liceo Ariosto o le diverse liti con armi da taglio in stazione a Ferrara”. Per l’esponente democratico, l’atteggiamento della destra dimostrerebbe la volontà di “non risolvere i problemi, ma speculare elettoralmente sulle paure”.

Il confronto si sposta quindi sul tema dell’immigrazione. “Condanniamo ogni violenza senza alibi di nazionalità”, precisa Minarelli, che ribalta sull’esecutivo le considerazioni del deputato circa l’origine straniera di parte dei fermati. “Se il problema fosse tutto lì, ci spieghi perché il suo governo ha programmato 450mila ingressi regolari nel triennio 2023-2025 e mezzo milione nel prossimo decreto flussi”.

Il presidente provinciale del Pd ricorre quindi a una provocazione, riprendendo il linguaggio degli avversari politici: “L’immigrazione la governano loro e hanno deciso di riempire di futuri maranza il Paese”, specificando di voler seguire il ragionamento della destra e mettersi “allo stesso livello”.

Per Minarelli, tuttavia, la questione della sicurezza non può esaurirsi nell’inasprimento delle pene. “Nessuno giustifica chi rompe, chi delinque va condannato pesantemente e neanche ascoltato”, afferma, invitando però a interrogarsi sulle responsabilità della politica nei confronti delle nuove generazioni. “Non possiamo non interrogarci sull’educazione di cui non si sono mai occupati, sulla scuola e il nulla messo in campo, sull’ascolto dei giovani e del loro futuro”.

È proprio sul modo di affrontare il disagio giovanile che si concentra la distanza tra le due posizioni: mentre Malaguti insiste sulla responsabilità individuale e sulla certezza della pena, Minarelli richiama la necessità di investire nell’educazione, nella scuola e nell’ascolto dei giovani.

“Di tutta la generazione fanno di tutta l’erba un fascio, soffiano sullo scontro e alimentano paure – attacca il presidente provinciale del Pd, che chiude con un ultimo affondo -: Sono abituati all’Istituto Luce, ma anche a questo c’è un limite. E resta loro una specialità: fare le vittime e abbaiare”.

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