Copparo
21 Ottobre 2026
Andrea Bilotto ha parlato a genitori ed educatori di discriminazioni di genere e violenze online

Cyberbullismo, a Copparo le parole contano

di Redazione | 3 min

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Copparo. «Le parole fanno più male delle botte, cavolo se fanno male. Ma a voi non fanno male?». L’ultimo messaggio lasciato da Carolina Picchio, una ragazza di 14 anni di Novara che si è tolta la vita dopo essere stata vittima di un pesante episodio di cyberbullismo. Anche di lei si è parlato, martedì 20 ottobre, al Centro Sociale Parco Verde, nel corso dell’incontro “Le parole lasciano il segno: prevenire la discriminazione di genere, cyberbullismo e violenze online”.

Un appuntamento che ha saputo stimolare riflessioni e dare vita a un confronto aperto. A condurlo lo psicologo e psicoterapeuta Andrea Bilotto, presidente dell’Associazione italiana di prevenzione al cyberbullismo e al sexting (Aics).

I lavori sono stati aperti dall’assessore Francesca Buraschi, che ha portato i saluti dell’Amministrazione comunale e del sindaco e ha inquadrato l’appuntamento nel progetto “Oltre le disparità: insieme per il cambiamento”, curato dal Cfp Cesta in stretta collaborazione con il Comune, l’IC Copparo e il Centro Donna e Giustizia di Ferrara, con il finanziamento della Regione.

Bilotto ha preso le mosse proprio dal mondo digitale, che offre occasioni per informarsi, imparare, comunicare e conoscere, ma espone anche a rischi come dipendenza, isolamento e contatti o contenuti non adatti. Per gli adulti, ha sottolineato, non basta sapere quanto tempo i ragazzi trascorrono online: è importante interessarsi a cosa fanno, con chi comunicano e quali esperienze vivono, mantenendo aperto il dialogo e accompagnandoli nell’uso della rete.
Partendo da esempi concreti, ha mostrato quanto gli stereotipi di genere siano presenti nella vita di tutti i giorni: social media, pubblicità, film, libri e videogiochi. Rappresentazioni ripetute possono influenzare le idee, le scelte e le aspirazioni di ragazze e ragazzi. Fondamentale il ruolo delle parole: alcune frasi comuni, come «i maschi non chiedono aiuto» o «quello è un gioco da femmine», trasmettono aspettative e limitano le possibilità di esprimersi. Per questo sono state messe a confronto le espressioni da evitare con quelle che incoraggiano la comunicazione delle emozioni, la creatività e la libertà di scegliere. Chiedere aiuto, è stato rimarcato, è un segno di coraggio per tutti, maschi compresi.

L’attenzione si è poi spostata sulle dinamiche del bullismo, che non si manifestano soltanto con aggressioni dirette. Escludere qualcuno da un gruppo whatsapp o isolarlo sono forme di prepotenza che potrebbero passare inosservate. Per questo Bilotto ha invitato a superare l’idea che siano sempre “scherzi” o che il bullismo sia una “tappa inevitabile” della crescita. Ha richiamato anche gli elementi che lo caratterizzano: la volontà di fare del male, la ripetizione nel tempo e una relazione di forza in cui la vittima fatica a difendersi. Ha distinto così un episodio occasionale da una prevaricazione che si ripete e si consolida.

Durante l’incontro sono stati presentati alcuni segnali da osservare: ansia, disturbi del sonno o dell’appetito, malesseri fisici, isolamento, rinuncia alle attività sociali e perdita d’interesse per ciò che prima piaceva. Bilotto ha parlato anche del ruolo di chi assiste: il silenzio dei compagni può lasciare la vittima sola e rafforzare il bullo, mentre empatia e intervento degli adulti possono interrompere l’isolamento. Per questo è importante che i ragazzi sappiano a chi rivolgersi e trovino in famiglia e a scuola punti di riferimento disponibili ad ascoltarli.

Si è parlato inoltre di odio online, del fatto che molti episodi non vengono segnalati, per paura, vergogna o sfiducia e di come in rete i contenuti possano raggiungere molte persone e restare disponibile nel tempo. Tra gli strumenti illustrati, il modello del Garante per la protezione dei dati personali per segnalare episodi di bullismo sul web o sui social. Segnalare contenuti, sostenere chi ne è vittima e promuovere rispetto e inclusione sono le cose giuste da fare.

Il percorso proseguirà martedì 10 novembre alle 18, ancora al Centro Sociale Parco Verde e in diretta streaming sul canale YouTube del Comune, con «Dietro lo schermo», dedicato ad adolescenti, social network, affettività e rischi del mondo digitale.

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