Attualità
21 Ottobre 2026
Il tema è caldo e fanno ancora discutere le immagini delle violenze di Milano, ma una cosa è certa per Bersani: "Siamo in una situazione in cui la società esprime i propri bisogni e la politica si volta dall’altra parte"

Riarmo e manifestazioni giovanili: “La guerra sottrae democrazia”

di Redazione | 4 min

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Il riarmo dell’Europa e le mobilitazioni dei giovani: due aspetti strettamente legati tra loro, se non altro perché gli studenti scesi in piazza pacificamente negli ultimi giorni in tutto il vecchio continente hanno protestato, tra le altre cose, anche contro la corsa agli armamenti e a favore della demilitarizzazione delle nazioni.

Quella delle politiche di riarmo, e la sua forza contraria e opposta fattasi sentire nelle piazze, sono i due elementi che sono stati analizzati da esperti sul tema, come la giornalista Linda Maggiori e il coordinatore nazionale di Attac Italia – sigla promotrice di Stop Rearming Europe – Marco Bersani, nell’incontro organizzato ieri (martedì 20 ottobre) da Rete Pace Ferrara, coordinato da Corrado Oddi.

Il tema è caldo e fanno ancora discutere le immagini delle violenze di Milano, ma una cosa è certa per Bersani: “Siamo in una situazione in cui la società esprime i propri bisogni e la politica si volta dall’altra parte”. La guerra ha il suo modello economico, infatti, e il riarmo non sarebbe altro che “il tentativo di non prendere in considerazione le contraddizioni che in questo modello economico coesistono”: esistono cioè problemi reali, dall’impoverimento generale, alla crisi ecologica, alla crisi economica che verrebbero messi da parte a favore di un modello in cui “la finanza è il fine e l’economia è il mezzo”.

Una preponderanza dell’economia finanziaria che mette da parte i bisogni reali dei cittadini e che, quindi, “ha sottratto anche la democrazia”, come affermato da Bersani: “La guerra è ciò che l’Unione Europea ha deciso di intraprendere per evitare di affrontare un cambiamento sistemico”.

A parlare sono i numeri: con il piano ReArm Europe saranno mobilitati 800 miliardi di euro entro il 2030 per la spesa militare, a fronte di un bilancio settennale dell’Unione Europea per il periodo 2028-2034 che prevede di dedicarne 131 miliardi, “ossia cinque volte in più rispetto alla spesa attuale”: “Per l’Italia, facendo la media, significano 2,4 miliardi in più di spesa militare all’anno” ha affermato Bersani.

Nel frattempo, il governo Meloni “ha sottoscritto accordi in sede Nato in cui si impegna a portare le spese militari al 5% del Pil entro il 2035: l’1,5% dedicato alle infrastrutture e il 3,5% agli armamenti”. Oggi in Italia la spesa militare è al 2% del Pil. Quei 3 punti percentuali in più a cui si prefigge di arrivare il governo entro circa un decennio, “corrispondono a circa 400 miliardi di euro in spesa militare”: “Quando i cittadini non trovano posto per fare una visita medica devono tenere conto di questi numeri” ha dichiarato Bersani.

Una via verso la consapevolezza collettiva a cui si ispirano anche i futuri scioperi, come quello del 20 novembre, “il primo sciopero studentesco europeo”, a cui in Italia si assocerà uno sciopero generale indetto dalla Cgil, oltre a quello del 30 ottobre indetto da Usb: “Un passo che permette di ragionare su una battaglia comune” ha spiegato Bersani.

Una battaglia, quella contro il riarmo e a favore della trasparenza sulle spese militari, che è ben nota a Linda Maggiori, giornalista freelance che da gennaio 2026 è stata impegnata in una vertenza legale sulla trasparenza del trasporto di armi dal porto di Ravenna allo Stato di Israele.

È proprio all’inizio di quest’anno che Maggiori aveva richiesto un accesso generalizzato agli atti prima all’autorità portuale di Ravenna e poi, rimandata da quest’ultima, all’Agenzia delle Dogane. Richiesta a fronte della quale “mi rivolgono un diniego totale”, adducendo, tramite la difesa dell’Avvocatura di Stato, un problema di sicurezza nazionale derivante dall’implicazione dell’Italia in una “guerra mondiale ibrida e a pezzi”.

Motivazioni che non sono apparse valide al Consiglio di Stato che, il 16 ottobre scorso, le ha dato ragione e autorizzato l’accesso al dato aggregato sui trasporti di armi ma non alle informazioni sul paese destinatario. Una vittoria per il diritto all’informazione e per i cittadini che hanno “il diritto di sapere che dal porto di Ravenna passano non solo armi, ma anche i cosiddetti beni dual use, come il nitrato d’ammonio che è il precursore dell’esplosivo”.

“A Ferrara – ha spiegato Maggiori – c’è Yara, azienda che produce tantissimo nitrato d’ammonio. Casualmente l’export del nitrato d’ammonio è aumentato dal 2023 ai primi mesi del 2025 con destinazione principale Israele, che lo usa per minare gli edifici a Gaza”.

Un altro episodio di violenza al diritto di informazione sarà opposto a Maggiori in occasione di un convegno sull’aerospazio e la difesa organizzato da Unindustria Reggio Emilia e Leonardo, dove lei e altri due colleghi regolarmente accreditati verranno allontanati su richiesta degli organizzatori: “Da questo convegno uscivano poi alcuni imprenditori che si dichiaravano costernati per le cose che erano state dette, non aspettandosi che gli venisse detto in modo così esplicito che la guerra è un affare”.

Riarmo, riconversione bellica, diritti negati: tutto questo avviene oggi, nell’Europa del 2026. L’unica opposizione a questa deriva bellicistica, come ha affermato in conclusione Maggiori, sta nelle persone, nei lavoratori che decidono di incrociare le braccia e nei cittadini che scendono in piazza.

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