La siccità estrema è alle spalle, ma nel Ferrarese gli effetti sulla disponibilità d’acqua restano evidenti. A Pontelagoscuro, il Po registrava il 18 ottobre una portata di 627 metri cubi al secondo, oltre il 68% in meno rispetto alla media storica giornaliera del periodo, pari a 1.967 metri cubi al secondo. Un dato che fotografa le difficoltà del principale corso d’acqua del territorio, nonostante le precipitazioni delle ultime ore.
Il quadro emerge dall’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici, coordinato dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po, che il 21 ottobre ha confermato per l’intero Distretto una severità idrica “media con precipitazioni”. Le temperature ancora sensibilmente superiori alle medie stagionali e le piogge discontinue, spesso concentrate in fenomeni temporaleschi, continuano infatti a frenare il recupero delle risorse idriche superficiali e sotterranee.
La situazione ferrarese si inserisce in un contesto più ampio di sofferenza del bacino. Alla stessa data, a Piacenza la portata del Po era di 380 metri cubi al secondo, contro i 470 di Cremona, i 563 di Boretto e i 630 di Borgoforte. Valori che confermano la ridotta disponibilità idrica lungo il corso del fiume.
Le precipitazioni più recenti saranno oggetto di una nuova valutazione da parte dell’Osservatorio, ma l’Autorità di bacino avverte che, anche quando localmente intense, potrebbero non incidere in misura significativa sul ripristino delle riserve necessarie per la prossima stagione. Il problema riguarda infatti non soltanto i livelli dei fiumi, ma anche la condizione delle falde e degli invasi, dopo mesi caratterizzati da temperature anomale.
In Emilia-Romagna sono ormai quasi vuoti gli invasi di Mignano, Molato e Conca, che hanno svolto la loro funzione durante la stagione irrigua. Il bacino di Suviana è pieno al 73%, quello del Brasimone al 23%, mentre Reno Vivo si attesta al 16,2%. Particolare attenzione è rivolta anche a Ridracoli, al 34% di riempimento, il cui livello desta preoccupazione per l’approvvigionamento idrico della Romagna.
Le criticità riguardano inoltre le risorse sotterranee, ancora in difficoltà in alcune aree del Piemonte e dell’Emilia-Romagna. Anche il recupero dei grandi laghi regolati procede in modo disomogeneo: il Lago Maggiore è risalito dal 16% al 31% di riempimento, mentre il Lago di Como è al 28,2%, quello d’Iseo al 51,8%, il Lago d’Idro all’11% e il Garda al 32,6%.
Il monitoraggio proseguirà nelle prossime settimane per verificare l’evoluzione delle risorse disponibili e gli effetti delle precipitazioni. La prossima riunione dell’Osservatorio è fissata per il 25 novembre. Nel frattempo, il dato di Pontelagoscuro resta uno degli indicatori più significativi della situazione nel Ferrarese: la fine della fase più estrema della siccità non coincide ancora con il ritorno a condizioni idriche ordinarie.
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