Sedici ore di sciopero in tutto il gruppo Barilla, di cui le prime otto in programma mercoledì 21 ottobre. La mobilitazione proclamata dalle organizzazioni sindacali Fai, Flai e Uila coinvolgerà anche il Mulino di Ferrara, dove i lavoratori incroceranno le braccia per tutti i turni e per il personale giornaliero, con un presidio davanti ai cancelli dello stabilimento di via Modena dalle 8.30 alle 10.30. Al centro della protesta, la decisione dell’azienda di procedere con la cessione dello stabilimento di Marcianise, in provincia di Caserta, e dei due mulini di Castelplanio, nelle Marche, e Altamura, in Puglia, oltre alla contestazione di un atteggiamento che, secondo i sindacati, continua a compromettere le relazioni con i rappresentanti dei lavoratori.
La decisione di proclamare lo sciopero arriva dopo l’incontro del 15 ottobre tra il Coordinamento nazionale delle Rsu Barilla e le segreterie nazionali di Fai, Flai e Uila. In quell’occasione, le organizzazioni sindacali hanno espresso una dura critica nei confronti del gruppo, accusandolo di proseguire con scelte unilaterali senza tenere conto delle richieste avanzate dai sindacati e sostenute dalle lavoratrici e dai lavoratori durante le assemblee.
“Ci aspettavamo dei segnali concreti per riprendere il confronto senza pregiudiziali: così non è stato”, dichiarano le organizzazioni sindacali, sottolineando come Barilla continui a portare avanti il piano annunciato a metà settembre senza mostrare alcuna disponibilità a rivedere le proprie posizioni.
Ad aggravare ulteriormente la situazione è stata la notizia, arrivata lunedì 19 ottobre, dell’avvio delle procedure di cessione dello stabilimento di Marcianise e dei due mulini di Castelplanio e Altamura. Un passaggio che, secondo i rappresentanti dei lavoratori, conferma la distanza tra l’azienda e le organizzazioni sindacali.
“Questa è l’ennesima dimostrazione della mancata volontà dell’azienda di dialogare e dello scarso rispetto che in questa fase sta dimostrando verso le organizzazioni sindacali e, conseguentemente, le lavoratrici e i lavoratori del Gruppo”, affermano Fai, Flai e Uila.
I sindacati chiedono quindi a Barilla di tornare sui propri passi rispetto alla cessione dei tre siti produttivi e di rafforzare il sistema di relazioni sindacali, affinché le decisioni che incidono sulle persone non vengano più assunte senza un confronto preventivo e corretto con le rappresentanze dei lavoratori.
Da qui la conferma dello stato di agitazione già in corso e la proclamazione di un pacchetto complessivo di 16 ore di sciopero su scala nazionale. Le prime otto ore sono previste per mercoledì 21 ottobre, in concomitanza con il tavolo di crisi sulla vertenza convocato dalla Regione Campania per la stessa giornata. L’astensione dal lavoro intende dunque anche sostenere il confronto istituzionale sulla situazione degli stabilimenti interessati dalle cessioni.
La mobilitazione si estende anche a Ferrara, dove nei giorni scorsi si è svolta un’assemblea dei lavoratori del Mulino Barilla. A seguito dell’incontro, la Flai Cgil territoriale e le Rsu dello stabilimento hanno deciso di aderire alla protesta nazionale, confermando lo stato di agitazione.
La scelta, spiegano le rappresentanze sindacali ferraresi, nasce “di fronte all’incertezza e all’insufficienza delle risposte aziendali e in solidarietà con gli stabilimenti coinvolti nella cessione”.
Anche nel sito ferrarese è stato quindi proclamato un pacchetto di 16 ore di sciopero, con le prime otto previste per mercoledì 21 ottobre, per tutti i turni e per i lavoratori giornalieri. Nella stessa mattinata, dalle 8.30 alle 10.30, è previsto un presidio davanti ai cancelli del Mulino, promosso dalle Rsu di stabilimento e dalla Flai Cgil di Ferrara.
La protesta, dunque, non riguarda soltanto i lavoratori dei tre siti interessati dalle procedure di cessione, ma coinvolge l’intero gruppo Barilla. Una mobilitazione con cui le organizzazioni sindacali intendono chiedere all’azienda un cambio di atteggiamento, il ritiro delle decisioni contestate e la riapertura di un confronto sulle scelte che riguardano il futuro degli stabilimenti e dei lavoratori.
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