di Leonardo Fabbri*
In provincia di Ferrara ci sono 288 anziani ogni 100 giovani. In Emilia-Romagna sono 211, in Italia 208.
Parto da questo numero perché non è una statistica da convegno. È il dato che, più di ogni altro, decide come cambieranno i nostri negozi, i nostri pubblici esercizi e i servizi del territorio nei prossimi dieci anni.
Ferrara oggi è la provincia più anziana della regione. Possiamo leggerlo come una condanna, oppure come un anticipo di ciò che vivrà il resto del Paese. Io propongo la seconda lettura: se sappiamo attrezzarci per primi, possiamo diventare un laboratorio.
Il divario con la regione e con il Paese non si sta chiudendo: si allarga. In due anni la nostra provincia è passata da 274 a 288, più velocemente della media.
Nel capoluogo il dato sale a 300: tre anziani per ogni bambino o ragazzo. La regione, al 1° gennaio 2026, è già a circa 220.
E la tendenza è scritta: le proiezioni della Camera di Commercio indicano per il 2030 un indice di 339 a Ferrara, contro 247 in Italia. Tra il 2015 e il 2025 la provincia ha perso il 3,8% dei residenti, il calo peggiore della regione, e sarebbe l’unica a perderne ancora entro il 2042.
Una popolazione più anziana non significa solo meno consumi. Significa consumi diversi, in luoghi diversi, con esigenze diverse. Chi fa impresa a Ferrara deve leggere questo cambiamento prima degli altri:
• Commercio di vicinato. L’anziano compra vicino a casa, cerca relazione e fiducia, si sposta meno. Il negozio di quartiere e dei centri minori diventa un presidio sociale, oltre che economico. Se chiude, non chiude solo un’attività: si svuota un pezzo di comunità.
• Servizi alla persona. Crescono la domanda di consegna a domicilio, assistenza, cura, benessere e salute. Sono spazi di mercato per le nostre imprese, se le accompagniamo a coglierli.
• Pubblici esercizi. Il bar e la trattoria restano luoghi di socialità per chi vive da solo. Ma con meno giovani residenti servono nuovi pubblici: studenti universitari, turisti, lavoratori.
• Turismo. Il turismo della terza età e quello lento, culturale, enogastronomico e del Delta è coerente con questa domanda. È anche una leva per portare sul territorio persone più giovani.
• Spopolamento dei centri minori. Dove calano i residenti calano i clienti. Senza politiche mirate rischiamo la desertificazione commerciale delle aree interne e del Basso Ferrarese.
In provincia, per ogni 100 giovani che stanno per entrare nel mondo del lavoro ci sono 187 persone vicine alla pensione. In regione sono 152.
Questo numero riguarda direttamente le nostre imprese. Riguarda il titolare che si avvicina alla pensione e non ha chi gli subentri. Riguarda il commerciante che non trova un commesso, il ristoratore che non trova un cuoco, l’albergatore della costa che non trova personale stagionale.
Se non governiamo il passaggio generazionale, non perdiamo solo posti di lavoro. Perdiamo attività sane, avviamenti, competenze e saper fare costruiti in decenni. Ogni impresa che chiude per mancanza di successori è una perdita che il territorio non recupera.
A questi numeri Confesercenti ha già dato una risposta concreta. È la proposta di legge di iniziativa popolare «Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità», che ha superato le 50mila firme necessarie per arrivare in Parlamento.
Il cuore della proposta sono le Zone Economiche Speciali di Prossimità, le ZESpro: aree in cui favorire il mantenimento e l’apertura di negozi e servizi con tre leve: agevolazioni fiscali per chi resta e per chi apre; sostegni finanziari, attraverso un fondo dedicato; semplificazioni amministrative, per ridurre il peso della burocrazia sulle piccole imprese.
La proposta prevede anche un Osservatorio nazionale presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, per monitorare la desertificazione commerciale e valutare l’efficacia degli interventi.
Perché questa legge riguarda Ferrara più di altri territori? Perché dove la popolazione è più anziana e i centri minori si svuotano, il negozio sotto casa non è un lusso: è un servizio essenziale. In Italia, tra il 2019 e il 2025, sono scomparse 111mila imprese del commercio al dettaglio e 24mila bar. Ferrara è il luogo in cui questo rischio è più vicino, e quindi il luogo in cui le ZESpro servono prima.
Anche il nostro territorio ha fatto la sua parte nella raccolta firme, con i punti di raccolta, i Comuni e i cittadini. Ora quel lavoro deve diventare una legge.
Se le ZESpro sono la risposta che chiediamo al Parlamento, la Regione Emilia-Romagna ci ha già messo a disposizione uno strumento operativo: la legge regionale 3 ottobre 2023, n. 12, che istituisce gli Hub urbani e di prossimità.
Gli Hub sono aree circoscritte, nei centri delle città o nelle zone più periferiche, in cui commercio, servizi e spazi pubblici vengono riqualificati e gestiti insieme, con una regia condivisa tra Comune, associazioni di categoria e imprese. È il metodo di cui ha bisogno una provincia che invecchia: non interventi isolati, ma progetti d’area costruiti sui bisogni reali di chi ci vive e di chi ci lavora.
Per Ferrara questa legge è un’opportunità importante, per tre ragioni. Parte dal territorio: il riconoscimento di un Hub richiede un partenariato stabile e una progettualità concreta e condivisa. Chi conosce le imprese, i quartieri e le frazioni è chiamato a scrivere il progetto, non a subirlo.
Parla ai centri minori: accanto agli Hub urbani, la legge prevede gli Hub di prossimità, pensati per le aree più periferiche. Sono il luogo naturale in cui contrastare la desertificazione commerciale del Basso Ferrarese e delle aree interne.
Apre l’accesso alle risorse: gli Hub riconosciuti possono partecipare ai bandi regionali per la loro attivazione e il loro sviluppo, come quello per il biennio 2026-2027, mentre i Comuni possono accedere ai contributi per la riqualificazione delle aree a vocazione commerciale.
Accanto alla legge nazionale, proponiamo cinque linee di lavoro locali, da costruire insieme a istituzioni, Camera di Commercio e parti sociali. Sono il modo per preparare Ferrara ad applicare le ZESpro fin dal primo giorno.
1. Un patto per la continuità d’impresa. Una rete provinciale che metta in contatto chi cede l’attività con chi vuole rilevarla, con accompagnamento tecnico, fiscale e finanziario e incentivi al subentro.
2. Formazione e attrattività dei mestieri. Percorsi con scuole, enti di formazione e Università per avvicinare i giovani al commercio, alla ristorazione e all’accoglienza, e per trattenere chi studia a Ferrara.
3. Il negozio di vicinato come presidio. Misure dedicate ai centri minori e ai quartieri: fiscalità locale agevolata, sostegno agli esercizi polifunzionali, servizi di prossimità per la popolazione anziana. Gli Hub di prossimità previsti dalla legge regionale 12/2023 sono lo strumento per farlo.
4. Nuovi servizi per una nuova domanda. Accompagnare le imprese verso consegne a domicilio, servizi alla persona e silver economy, con digitalizzazione e accesso al credito.
5. Attrarre residenti e lavoratori. Politiche per la casa, servizi per le famiglie e accoglienza dei lavoratori, comprese le persone di origine straniera, che già oggi sostengono natalità e forza lavoro.
Ferrara arriva prima degli altri a un traguardo che toccherà tutto il Paese. Possiamo subirlo, oppure possiamo usare questo anticipo per sperimentare soluzioni che altri territori adotteranno dopo di noi.
Le imprese del commercio, del turismo e dei servizi sono pronte a fare la loro parte. Chiediamo al Parlamento di calendarizzare e approvare la proposta di legge sulle ZESpro. Chiediamo ai parlamentari del territorio di sostenerla e alle istituzioni locali di aprire con noi un tavolo stabile sulla demografia e sull’economia di prossimità, a partire dai progetti degli Hub del Commercio. Il tempo per agire è adesso, non nel 2030.
*presidente di Confesercenti Ferrara