La vertenza Coperion si conclude con il riconoscimento della cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività. Rimane l’amarezza, per i sindacati, di non aver trovato un accordo che individuasse soluzioni alternative alla chiusura, come fin dall’apertura della procedura richiesto da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTucs.
È questo l’esito dell’incontro avvenuto al Ministero delle imprese e del made in Italy lunedì 19 ottobre. Ottanta persone perderanno il lavoro nonostante l’azienda non fosse in perdita al momento in cui è stata presa la decisione.
Sulla base delle risorse disponibili, la cassa integrazione sarà attiva fino al 31 dicembre di quest’anno mentre per garantire la copertura nel periodo successivo (fino al 30 aprile 2027) dovrà essere presentata un’ulteriore richiesta. Una volta inviata saranno verificate la risorse disponibili, stanziate attraverso la legge di Bilancio.
“Si tratta – spiegano i sindacati – di un passaggio che dovrà essere verificato alla fine dell’anno. Pur confidando nel rifinanziamento della misura, riteniamo fondamentale mantenere alta l’attenzione affinché venga garantita la continuità degli ammortizzatori sociali e la necessaria tutela economica dei lavoratori coinvolti”.
Non solo ammortizzatori sociali perché è stato anche definito un accordo economico che prevede incentivi all’esodo.
Incentivi “importanti”, dicono i sindacati, “differenziati sulla base di specifici parametri e delle condizioni individuali dei lavoratori, con l’obiettivo di accompagnarli in questa difficile fase di transizione”.
Nonostante l’ottenimento delle tutele economiche e degli ammortizzatori sociali i sindacati non possono”nascondere l’amarezza per come si è conclusa questa vicenda”.
Fin dall’apertura della procedura hanno “lavorato per individuare soluzioni alternative alla chiusura, con l’obiettivo di salvaguardare l’occupazione e garantire un futuro a un’azienda che rappresenta un’eccellenza per il territorio ferrarese”. “Una realtà – aggiungono – caratterizzata da professionalità elevate e competenze consolidate, che abbiamo più volte sottolineato essere espressione di un’azienda sana, che non presentava problemi di bilancio”.
Definiscono quidni “una sconfitta” l’esito della vertenza. Una sconfitte “che va oltre la perdita dei singoli posti di lavoro. Infatti la chiusura di Coperion “determina la dispersione di un patrimonio professionale e produttivo importante, con conseguenze che ricadranno non soltanto sulle lavoratrici e i lavoratori coinvolti e sulle loro famiglie, ma sull’intero tessuto economico locale”.
“Gli incentivi economici – ricordano – rappresentano un sostegno necessario, ma non possono compensare la perdita del lavoro né risolvere le difficoltà legate alla ricollocazione professionale. Il territorio ferrarese offre opportunità occupazionali limitate, soprattutto per lavoratori con competenze altamente specializzate come quelle presenti in Coperion. Il rischio concreto è che queste professionalità trovino nuove opportunità lontano da Ferrara, impoverendo ulteriormente il nostro territorio.”
È anche per questo che considerano “una sconfitta” il mancato raggiungimento dell’obiettivo che avevno “posto al centro del tavolo di salvaguardia aperto in Regione: impedire la chiusura e difendere i posti di lavoro”.
Resta infine una questione politica che i sindacati ritengono non possa essere ignorata: “il comportamento di quei fondi di investimento che acquisiscono realtà produttive, ne utilizzano competenze e professionalità e successivamente decidono di chiuderle, lasciando alle lavoratrici e ai lavoratori e ai territori il peso delle conseguenze.”
“È necessario – precisano – aprire una riflessione seria e individuare strumenti efficaci per contrastare queste dinamiche, rafforzando le garanzie per l’occupazione e la responsabilità di chi decide il destino delle imprese. Non è accettabile che le strategie finanziarie possano determinare la fine di attività produttive e la dispersione di competenze, senza adeguate garanzie per chi lavora e per le comunità coinvolte.”
“La vicenda Coperion – concludono – dimostra ancora una volta quanto sia urgente mettere al centro il lavoro, la tutela delle persone e la salvaguardia del patrimonio industriale e professionale. Per questo Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTucs continueranno a richiamare l’attenzione delle istituzioni e della politica sulla necessità di introdurre strumenti concreti per prevenire situazioni analoghe e impedire che altre eccellenze produttive vengano sacrificate, compromettendo il futuro occupazionale e lo sviluppo economico del territorio ferrarese.”
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