Nelle scorse settimane, il batterio era stato rilevato nelle reti idriche di quattro plessi dei servizi educativi comunali per la fascia 0-6 anni – Neruda, Cavallari, Trenino e Mongolfiera – e successivamente in quattro palestre cittadine, quelle delle scuole primarie Matteotti, Govoni e Villaggio Ina di Barco e al Palazzo delle Palestre. In questi casi erano state attivate le misure precauzionali e gli interventi di disinfezione previsti.
Uno degli aspetti su cui la dirigente medica richiama l’attenzione riguarda proprio la modalità di trasmissione. “Legionella non si contrae bevendo l’acqua del rubinetto, ma si contrae solamente per esposizione per via inalatoria”, afferma, riferendosi all’inalazione di aerosol contaminato, cioè minuscole goccioline d’acqua che possono formarsi, per esempio, durante l’utilizzo di docce o altri dispositivi che nebulizzano l’acqua.
La presenza del batterio, inoltre, non comporta in ogni circostanza lo stesso livello di rischio. “Anche la contaminazione – precisa Pelloni – deve essere di un certo livello perché possa dare un rischio elevato di contrarre malattia.”
Questo non significa che i rilevamenti possano essere trascurati. Al contrario, la dirigente sottolinea l’importanza della prevenzione e della corretta gestione degli impianti idrici in tutti gli edifici. È necessario, spiega, affidare a professionisti esperti la valutazione del rischio, così da individuare i punti più critici e programmare gli interventi utili a mantenere la presenza del batterio nell’acqua ai livelli più bassi possibile.
Pelloni illustra anche il protocollo seguito dalla Sanità pubblica quando viene notificato un caso di legionellosi. In queste situazioni, l’Unità di Igiene pubblica viene immediatamente attivata e avvia un’indagine epidemiologica per individuare le possibili fonti di esposizione.
L’analisi si concentra sui dieci giorni precedenti l’esordio dei sintomi, indicati come periodo di incubazione della malattia. Se viene individuata una struttura nella quale il paziente potrebbe essere stato esposto al batterio, gli operatori effettuano un sopralluogo e campionamenti dell’acqua per verificare gli eventuali livelli di contaminazione.
L’indagine comprende anche la verifica della documentazione relativa alla valutazione del rischio: le strutture devono infatti poter dimostrare di aver analizzato il rischio di esposizione alla Legionella e di aver predisposto le misure per gestirlo.
Accanto agli interventi avviati in seguito alla segnalazione di casi di malattia, l’Igiene pubblica svolge anche attività preventive. “Facciamo anche una vigilanza a campione delle strutture turistico-ricettive e socio-sanitarie assistenziali del territorio provinciale”, conclude Pelloni, spiegando che questi controlli servono a monitorare il rischio e a favorire l’adozione delle misure necessarie per prevenirlo.