di Nicolò Govoni
Nel pomeriggio di venerdì è stato presentato alla Sala Agnelli della Biblioteca Comunale Ariostea il libro Combattendo un sistema di potere. Roberto Montanari e i dieci anni che ribaltarono Ferrara, di Luciano Nigro, edito da La Carmelina. Il volume ripercorre le vicende della politica ferrarese a tra il vecchio e il nuovo millennio: ne ha parlato l’autore con due protagonisti di quegli anni, Roberto Montanari e Gaetano Sateriale.
Nigro pone subito l’attenzione su queste storie ferraresi, di grande interesse politico e drammaticità: l’uscita di Soffritti, la crisi della Coopcostruttori di Argenta, vicende di impatto che meritavano un racconto, per spiegare le modalità di rinnovamento della politica contro un sistema di potere che al cambiamento si opponeva.
“Nel libro c’è la verità”, inizia l’ex sindaco Sateriale. “Montanari mi chiamò mentre ero a Viareggio, e mi chiese se volessi candidarmi a Ferrara. E aggiunse: ‘Se dici sì sarai il prossimo sindaco’. Non voleva solo provarci: era una sicurezza. Parlai con Cofferati, Bersani e anche con le controparti, ero un sindacalista e ci si consultava nei momenti di difficoltà. Tornai così nella mia città, fu un periodo bello: ma era lucida e condivisa la necessità di un cambiamento, perché politica e società erano distanti”.
“Fu difficile”, aggiunge Montanari. “Eravamo sotto del 18%, e dai sondaggi psicologici emergeva che ai ferraresi andava benissimo Sgarbi”, l’altro candidato nelle elezioni del 1999, “perché aveva rapporti coni potenti. Ma aveva un difetto: la credibilità. E su questo facemmo la campagna elettorale. Cambiare candidato fu il colpo vero, che permise di accettare e incontrare Sateriale in ogni luogo”.
È la storia “di una battaglia durissima all’interno della sinistra”, prosegue Nigro. “E scontri duri coinvolsero in particolare Montanari e Donigaglia, il quale ha anche recentemente incolpato proprio Montanari per la crisi della Coopcostruttori”.
Risponde il diretto interessato: “Le affermazioni di Donigaglia non meritano una riga, e cerca di allontanare le sue responsabilità sul fallimento”. Nella storia che si racconta, continua Montanari, “ho una presunzione: dimostrare che i cittadini, se sono coinvolti, esprimono comportamenti positivi verso la società. L’astensione, invece, è figlia degli errori della politica: vanno capiti i problemi e interpretati i malesseri di chi non vota, per cambiarne la condizione. Già nel 1995 si vedeva che tutto stesse cadendo a pezzi: mi candidai alla segreteria del partito, per provare a cambiare le cose”.
Sono tanti, nel libro, gli episodi che narrano degli scontri con Donigaglia, allora a capo della Coopcostruttori di Argenta, che si faceva vanto di dare tanti soldi al partito, nel momento in cui stavano cambiando anche i rapporti tra partiti e mondo cooperativo, spiega Nigro.
“I partiti decidevano la linea e chi la portava avanti: era la cinghia di trasmissione”, afferma Sateriale. “A un certo punto la cinghia salta, anche a Ferrara, tra Camera del Lavoro e segreteria del Pci. Io ho un’opinione sulla crisi della Coopcostruttori: essersi fissata solo sul monopolio ferrarese, senza estendere il mercato altrove”.
Quello dell’ospedale di Cona non fu l’unico caso di scontro con il mondo corporativo: ci fu anche la nota vicenda del Palazzo degli Specchi, un momento che contrappose ancora Montanari e Donigaglia.
“All’epoca non sapevamo quanto fosse alta la montagna da scalare: era il 1991” racconta Montanari. “C’era chi non accettava che il partito si dicesse autonomo dalla cooperativa: ma il termine adatto non era autonomia, era trasparenza. La discussione interna c’era, e non funzionava quando i poteri non si bilanciavano”, all’interno di tutte le situazioni che conteneva il partito.
“E qui veniamo al titolo del libro”. La vicenda si risolse con l’incontro notturno di tre ore tra Montanari e Donigaglia. “Mi disse: ‘Va bene, faccio quello che vuole il partito’. E io: ‘Tu fai quello che è nell’interesse della cooperativa. Se lo fai alla luce del sole, sei costretto a una discussione e i tuoi soci non ti seguiranno’. Questa è stata la nostra forza: costruire un progetto politico che si basasse sull’autonomia tra istituzioni, politica, economia e società, e decisioni nelle sedi proprie”.
In questo modo, “come la criptonite abbatte chi fa le cose al buio, senza rendere conto a nessuno: li costringemmo alla discussione, e la loro forza svanì. Sradicammo il fatto che si potesse governare al buio, fregandosene dei risultati elettorali. Contava mantenere la trasparenza, superando il comando unico: senza questa nuova strategia il partito avrebbe perso le elezioni”.
E perché, chiede Nigro, Ferrara a un certo punto non ha più ascoltato la sinistra?
Risponde Sateriale: “Nel 2009, quando è finita la mia esperienza come sindaco, non ho ricevuto proposte, e sono tornato alla Cgil nazionale a Roma: non so dire cosa sia capitato. Dò un buon giudizio al mio successore Tagliani. La mia opinione? Non ha funzionato la scelta dei candidati”.
Aggiunge Montanari: “A Ferrara le vicende delle candidature sono avvenute in modo non trasparente. Gli elettori hanno mandato un segnale, e vanno prese delle misure, senza dare le colpe all’elettore”.
Per tirare le fila del dibattito, Nigro fa una considerazione finale: il vento oggi spinge verso destra. Cosa può insegnare l’esperienza ferrarese di rinnovamento di quegli anni alla politica di sinistra odierna?
“Nel libro faccio una proposta”, conclude Montanari. “La politica deve cedere sovranità per avere sovranità: così che chi dedica anche una sola ora alla politica possa contare come chi vi dà l’intera vita. E per fare questo bisogna sentire le opinioni dei cittadini, riconoscere tutte le nuove forme di partecipazione legate all’associazionismo, e conoscere tutti i problemi. Significa di parlare di cose vere ai cittadini, far comprendere i problemi all’opinione pubblica. Ogni generazione fa la sua storia e mette in campo quello che trova: ciò di cui abbiamo parlato producono anticorpi, qualcosa di cui sicuramente tenere conto”.