Quella di Ferrara è una delle province più “anziane” d’Italia e con una forte incidenza di persone fragili. Persone che si rivolgono frequentemente al Pronto soccorso per problemi come cadute o piccoli incidenti o per il riacutizzarsi delle loro patologie croniche, specie in inverno, con l’influenza o per le ondate di calore estive. Si tratta dunque di problemi di lieve entità: il Pronto soccorso li risolve, stabilizzando le condizioni cliniche, e così il paziente può tornare a casa.
Capita però che, specie per le persone che vivono sole, la dimissione venga rifiutata, da loro stesse o dai parenti, preoccupati per la gestione domiciliare. Questo provoca ricoveri inappropriati, che limitano i posti per pazienti gravi nei reparti e, conseguentemente, aumentano il fenomeno del “boarding”, cioè l’attesa del posto letto nel reparto di degenza, e conseguentemente gli affollamenti e le attese in Pronto soccorso.
La sperimentazione vuol dare risposte proprio a queste situazioni, intercettando i casi di fragilità, e offrendo un supporto immediato alle famiglie per gestire il paziente a casa, in un ambiente a lui più noto e gradito della stanza d’ospedale, ma con tutti i necessari supporti.
Come funziona?
Un’apposita equipe denominata Unità di Valutazione Geriatrica (Uvg), presente in un ambulatorio attiguo al Pronto soccorso, incontra questi pazienti e i loro familiari per proporre soluzioni concrete per un rientro a casa supportato da un progetto di assistenza e sostegno nella massima sicurezza.
Questo progetto prende avvio immediatamente: il paziente torna a casa, e già dal giorno dopo ha tutto l’ausilio necessario. Alla presa in carico clinica e assistenziale, effettuata dall’Assistenza domiciliare col pieno coinvolgimento dei Medici di Medicina Generale e con la collaborazione degli Infermieri di famiglia e di comunità, si affianca anche quella sociale grazie all’Azienda di Servizi alla Persona che al bisogno può attivare interventi di igiene personale, affiancamento del caregiver, igiene ambientale e verifica della possibilità di accesso a benefici economici come gli assegni di cura.
“La sperimentazione dell’Uvg in Pronto Soccorso sta dando i primi risultati – commenta la dottoressa Nicoletta Natalini, direttrice generale delle Aziende sanitarie ferraresi – e siamo fiduciosi che, sebbene non sia la soluzione per tutte le situazioni e definitiva, possa fornire un contributo a limitare boarding e affollamento in pronto soccorso, evitando ricoveri non necessari per l’anziano, rendendo disponibili un maggior numero di letti per i pazienti gravi, offrendo assistenza e sollievo a pazienti anziani e fragili, e alle loro famiglie”.
“Come direttrice del Dipartimento Fragilità, mi sono interessata subito delle interconnessioni tra la fragilità socio-sanitaria e gli interventi in emergenza in questo territorio – evidenzia la dottoressa Cicero -. E’ emerso che spesso il Pronto soccorso viene vissuto come luogo di risoluzione non dei problemi di salute gravi, come dovrebbe, bensì come struttura ‘di sollievo’ o ‘porta d’accesso privilegiata’ per ricorrere al ricovero” non clinicamente necessario.
“La medicina del territorio dovrebbe essere sempre la ‘prima scelta’ quando non sussiste una vera emergenza clinica. Anche perché se un paziente non grave viene al Pronto Soccorso, inevitabilmente lo aspetta un iter di valutazione e di trattamento medio-lungo – spiega la dottoressa Pesci – e molti studi scientifici hanno dimostrato che tali spostamenti alzano moltissimo il rischio per l’anziano, piuttosto che portare alla soluzione dei problemi”.
La nuova organizzazione, che si sta già dimostrando efficace, sta riscuotendo soddisfazione da parte di pazienti e famiglie che ne beneficiano.
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