Dall’eccitazione per i risultati alla paura per le conseguenze. Mentre i mercati investono cifre mai viste nelle imprese dell’Intelligenza artificiale, i loro amministratori delegati evocano catastrofi planetarie. La usiamo tutti, ma ne sappiamo ben poco e vorremmo capirne di più: così, almeno, dicono le ricerche scientifiche sull’opinione degli italiani.
Sabato 3 e domenica 4 ottobre, nel corso del Festival di Internazionale, esperte ed esperti dell’Università di Ferrara affrontano alcuni dei nodi centrali delle questioni legate all’Intelligenza artificiale.
Si comincia sabato 3 alle ore 12 a Palazzo Naselli Crispi con il libro della giornalista Martina Pennisi “Il grande inganno dell’AI”, una ricognizione fra miti e illusioni della nuova tecnologia della conoscenza per cominciare a capire cosa fa e per usarla consapevolmente. Ne discute con l’autrice Ilaria Ampollini docente e componente del laboratorio DOS- Design Of Science di Unife.
Il secondo appuntamento “Rivoluzione artificiale” è alle 14 di sabato 3 ottobre al Dipartimento di Economia e Management, (via Voltapaletto, 11), ed è curato dal Laboratorio DOS. Come prendiamo decisioni e immaginiamo il futuro in base a questo nuovo modo di conoscere? È la questione centrale che ci siamo trovati ad affrontare con la diffusione veloce e pervasiva dell’IA. La risposta a questa domanda richiede il contributo di esperti Unife di diversi settori: la sociologa Giulia Banfi, il filosofo Roberto Formisano e l’informatico Fabrizio Riguzzi. Introduce e coordina Andrea Rubin, docente e membro del laboratorio DOS Unife.
Domenica 4 ottobre alle ore 11 sempre al Dipartimento di Economia e Management il tema è la salute. Diagnosi, prevenzione e percorsi di cura sono ormai fortemente influenzati dalle possibilità offerte dall’ IA. Ma quale spazio resta al giudizio del medico e alla relazione con il paziente? Nell’incontro “Sguardo clinico” affrontano il tema i medici Unife Melchiore Giganti e Paolo Zamboni, introdotti e coordinati da Michele Fabbri, condirettore del Laboratorio DOS.
“Il tema dell’Intelligenza artificiale – afferma Marco Bresadola, Direttore del Laboratorio DOS-Design Of Science e Delegato di Ateneo per il Public engagement – è diventato di enorme rilevanza sociale. Non può più essere affrontato facendo riferimento a posizioni ideologiche pessimistiche o ottimistiche. È fondamentale che i cittadini abbiano la possibilità di informarsi da fonti competenti e neutrali, e l’Università assolve in questo senso al suo compito di impegno sociale, oltre a quelli tradizionali della ricerca e dell’insegnamento. I temi affrontati nel fine settimana al Festival Internazionale sono, come sempre, tantissimi; ma si nota subito la frequenza di numerosi eventi relativi all’IA. Ecco, il nostro Ateneo contribuisce con i propri ricercatori e docenti di diverse discipline (medici, sociologi, informatici e filosofi) a fornire un contesto di riferimento scientificamente fondato per cominciare a rispondere correttamente alle domande più urgenti”.
“L’intelligenza artificiale – sottolinea Andrea Rubin – non è solo una questione tecnica. È ormai al centro di una conversazione sociale che coinvolge media, scuola, istituzioni e vita quotidiana. Per questo è importante mettere a confronto sguardi diversi, dalla filosofia all’informatica, per capire come l’IA sta cambiando il modo in cui decidiamo e immaginiamo il nostro futuro. In questa prospettiva nell’incontro di sabato dialogheranno la sociologa Giulia Banfi, il filosofo Roberto Formisano e l’informatico Fabrizio Riguzzi.”
“Indagini recenti – afferma Michele Fabbri – mostrano che i medici fanno sempre più spesso ricorso all’IA per effettuare le diagnosi e prescrivere le cure. D’altro canto, è noto che, ormai da anni, i pazienti oltre a consultare il proprio medico non rinunciano mai al parere del ‘dottor Internet’. Con l’avvento dell’IA questo fenomeno si è rapidamente ampliato, rendendo ancor più problematico il rapporto medico-paziente. Sono molto curioso di sentire cosa ci diranno a Internazionale Melchiore Giganti e Paolo Zamboni che, oltre a essere scienziati di fama internazionale, abituati alla ricerca scientifica di frontiera, sono anche estremamente attenti alla relazione umana con il paziente.”
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