Il Pronto soccorso dell’ospedale di Cona è alle prese con una situazione di boarding che, secondo Usb, non rappresenta più un’emergenza temporanea ma una condizione ormai strutturale. Il sindacato denuncia in particolare la carenza di personale necessario ad assistere i pazienti in attesa di ricovero, con ricadute sia sulle condizioni di lavoro degli operatori sia sui tempi e sulla qualità dell’assistenza.
“Il boarding al Pronto Soccorso di Cona non è più da tempo una situazione emergenziale o provvisoria. È diventato una condizione strutturale, ormai ordinaria, il cui peso viene scaricato sul personale in servizio”, afferma Usb. La situazione, secondo il sindacato, porta di fatto a chiedere alle stesse risorse di garantire contemporaneamente il funzionamento del Pronto soccorso e l’assistenza ai pazienti già destinati ai reparti di degenza.
Quasi quotidianamente, prosegue Usb, un infermiere viene sottratto agli ambulatori per occuparsi dei pazienti in attesa di ricovero. Una soluzione che, secondo il sindacato, finisce per spostare la carenza di personale da un’area all’altra, contribuendo ad aumentare ulteriormente i tempi di attesa.
A preoccupare è anche il rapporto tra infermieri e pazienti in boarding. Usb richiama le Raccomandazioni Sidmi del maggio 2021, che per le aree di medicina e chirurgia generale indicano un rapporto minimo di un infermiere ogni sei persone assistite come standard necessario a garantire sicurezza e qualità. Un parametro che il sindacato considera particolarmente significativo in Pronto soccorso, dove i pazienti in attesa di ricovero possono presentare condizioni cliniche evolutive e necessitare di monitoraggio e rivalutazione continua.
“La sorveglianza infermieristica non è un’attività accessoria: è una funzione di sicurezza”, sottolinea Usb, che segnala anche le difficoltà del personale nel trovare il tempo necessario per compilare correttamente il diario clinico-assistenziale. Per il sindacato, la mole di lavoro sta incidendo sulla qualità dell’assistenza e sulla possibilità di mantenere adeguati standard di sicurezza.
Le conseguenze, secondo Usb, riguardano anche gli utenti. L’allungamento dei tempi di attesa può alimentare tensioni e aggressioni, verbali e in alcuni casi fisiche, nei confronti degli operatori. Il sindacato segnala inoltre un aumento dei pazienti che abbandonano il Pronto soccorso prima della conclusione del percorso assistenziale, con possibili conseguenze sul piano clinico e delle responsabilità professionali.
Nel mirino di Usb c’è anche l’organizzazione della gestione del boarding. Secondo il sindacato, l’Azienda si sarebbe concentrata soprattutto sugli aspetti logistici legati alla permanenza dei pazienti in attesa di ricovero, senza affrontare con altrettanta determinazione la questione della dotazione organica. “Non bastano soluzioni logistiche o l’assegnazione nei momenti di punta di progetti assistenziali di emergenza”, sostiene Usb.
L’unica unità infermieristica aggiuntiva destinata al boarding, secondo il sindacato, sarebbe insufficiente e verrebbe utilizzata per coprire altre carenze quando si verificano malattie o assenze. Anche gli operatori sociosanitari, aggiunge Usb, sarebbero sottodimensionati da anni.
La situazione avrebbe ripercussioni anche sulla vita lavorativa del personale, tra ore eccedenti difficili da recuperare, difficoltà nell’ottenere permessi, riposi non sempre garantiti e ferie programmate a scaglioni anziché su base annuale. “Il tempo di recupero non è un lusso”, afferma il sindacato, che parla di un clima da “si salvi chi può” all’interno del Pronto soccorso di Cona.
Usb segnala inoltre che numerosi lavoratori avrebbero lasciato l’Azienda e, in alcuni casi, anche la professione sanitaria. Per il sindacato si tratta del “segnale evidente di un modello organizzativo che non regge più”.
La richiesta è quindi quella di uno “staffing infermieristico e Oss adeguato ai carichi assistenziali reali”, al numero e alla complessità dei pazienti e alla presenza ormai strutturale del boarding.
“Il Pronto Soccorso di Cona non può continuare a essere utilizzato come valvola di sfogo delle difficoltà di ricovero dell’intero ospedale”, sostiene Usb. “Il boarding è un problema dell’organizzazione ospedaliera e non può diventare il problema dei lavoratori del Pronto Soccorso”.
Il sindacato chiede all’Azienda interventi immediati e strutturali sulla dotazione di infermieri e Oss e sull’organizzazione dei percorsi di ricovero, contestando una gestione basata su soluzioni temporanee che, secondo Usb, sono ormai diventate permanenti.
“Non intendiamo limitarci all’ennesimo comunicato destinato a rimanere senza conseguenze”, avverte il sindacato. In assenza di risposte concrete, Usb annuncia l’avvio, insieme alle lavoratrici e ai lavoratori del Pronto soccorso, di iniziative di mobilitazione e protesta “nel rispetto dell’utenza e della normativa vigente”.
“La sicurezza non si garantisce con il sacrificio e la disponibilità dei lavoratori. Si garantisce con personale sufficiente, organizzazione e responsabilità aziendale”, conclude Usb.
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