Attualità
27 Settembre 2026
Il giorno dopo il diniego della questura, l'avvocato scrive una lettera aperta ai genitori di Federico

Aldro. Anselmo: “Non è bastato”

di Redazione | 2 min

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“Patrizia, Lino, vi hanno portato via vostro figlio Federico. Avete potuto godervelo solo fino a quando ha compiuto 18 anni. E’ diventato maggiorenne per morire”.

Il giorno dopo il diniego della questura per le letture dei bambini allo stadio, sulla propria pagina Facebook Fabio Anselmo scrive una lettera aperta ai genitori di Aldrovandi e ricorda come 21 anni fa “abbiamo lottato insieme per ottenere verità e giustizia. Ci siamo affannati a specificare che non ce l’avevamo con la Polizia ma soltanto con coloro che erano responsabili della sua morte”.

“Lo abbiamo fatto – prosegue l’avvocato – nonostante i colleghi che facevano le indagini si comportassero in modo per il quale sono stati poi processati. Qualcuno condannato e poi prescritto. Qualcun altro no”.

E lo hanno fatto “nonostante alcuni sindacati di Polizia avessero trovato ragione di esistere e visibilità nella difesa dal processo per i “colleghi” ingiustamente coinvolti dando dei calunniatori a coloro che potevano aver visto”.

A corredo della lettera Anselmo pubblica una vecchia foto in cui Lino Aldrovandi e Patrizia Moretti hanno circa 40 anni e sono assieme ai figli piccoli.

Fino a quando il Capo della Polizia, Manganelli, “non vi ha chiesto scusa dopo le sentenze della magistratura. Non è bastato”.

“Il sindaco e la sua amministrazione ha intitolato una targa al ricordo di quello scempio” ricorda Anselmo, ma anche quello “non è bastato. Quei sindacati, i cui esponenti siedono oggi in consiglio nella sua maggioranza, o che vi presenziano per ragioni di ordine pubblico, non vi hanno mai chiesto scusa. Sono quelli (sindacati), degli applausi nonostante le sentenze di condanna. Sono quelli che hanno manifestato sotto le finestre del Comune la loro solidarietà ai “colleghi” condannati”.

“Sono quelli ai quali delle sentenze non gliene frega niente – prosegue la lettera -. Sono quelli che affermano che i colleghi che, quando hanno causato la morte di vostro figlio, non hanno sbagliato. Nonostante tutto ciò io credo che il sacrificio dei vostri figli, Federico ma anche Stefano, ineluttabile ed insopportabile, meriti un simbolo di amore e speranza”.

“Io non sono nessuno per dire questo – conclude -. Non so cosa dirvi perchè non posso nemmeno immaginare il vostro dolore, fortissimo e progressivo. Mi sento in colpa per il senso di inutilità di ciò che ho fatto. Aldro non vive più. Ma non dimentichiamolo. Per tutti e non contro nessuno”.

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