Eventi e cultura
28 Settembre 2026
In Ariostea il ricordo del giornalista ferrarese nel giorno dei suoi 90 anni: inchieste, poesia, arte e un’idea di informazione sempre dalla parte dei più deboli

Gian Pietro Testa, il peso della parola che non smette di insegnare

di Redazione | 4 min

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Nel giorno in cui avrebbe compiuto 90 anni, in biblioteca Ariostea si è tenuto un convegno dedicato alla memoria del ferrarese Gian Pietro Testa, firma prestigiosa del giornalismo italiano, autore di inchieste cruciali come quella sulla strage di Peteano, di piazza Fontana e del 2 agosto, pubblicate sulle principali testate degli anni di piombo, fra le quali l’Unità, il Giorno e Paese sera.

È il 24 settembre scorso che si è svolto “Il peso della parola”, l’iniziativa promossa da Riccarda Dalbuoni, giornalista addetta stampa del Comune di Occhiobello, che ha raccolto la partecipazione di giornalisti che hanno frequentato con assiduità Testa (conosciuto anche con l’acronimo Gpt), riconoscendolo come un maestro, una figura di riferimento da celebrare a più di tre anni dalla sua scomparsa (risalente al gennaio del 2023) con letture dei suoi scritti e memorie personali, un bel modo di fare risuonare la sua voce e di portare avanti e i messaggi di cui l’autore ha riempito giornali, libri, ma anche quadri, tele, incontri e discorsi.

A partire dal “suo modo investigativo e battagliero di fare giornalismo”, ha dichiarato Giorgia Mazzotti, giornalista addetta stampa del Comune di Ferrara, passando per “la vena sarcastica e tagliente della sua prosa”, per arrivare a quella “inaspettatamente ascetica e spirituale, della poesia” che ha dato linfa a versi “malinconici e struggenti”.

Dopo l’apertura dell’evento con i saluti istituzionali – di Alberto Lazzarini, vicepresidente dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna, e di Antonella Vicenzi, presidente di Assostampa Ferrara – Alessandro Zangara, odierno capo ufficio stampa del Comune di Ferrara, ha raccontato di aver conosciuto Testa a fine anni Ottanta quando l’affermato cronista sedeva a Palazzo municipale per dirigere quello stesso ufficio, da vero “antesignano della figura del giornalista pubblico”.

Zangara poté assimilare da vicino alcuni dei principi cardine che guidavano Testa, fra cui la convinzione che “l’informazione pubblica dovesse essere al servizio dei cittadini, oltre a rappresentare una fonte qualificata delle redazioni giornalistiche”.

Marco Zavagli, giornalista direttore della testata Estense.com, ha letto “Infame provocazione”, l’articolo che Gpt scrisse per la testata il Giorno, quando fu il primo giornalista a entrare nel salone della Banca nazionale dell’Agricoltura, in piazza Fontana, quel pomeriggio del 12 dicembre 1969. Non ci volle più di qualche minuto a Testa per capire che “non si trattava di un tragico destino, ma di una fredda, determinata, folle azione. Un’infame provocazione”, per riprendere le stesse parole di Gpt.

Un maestro che “non smette di insegnare mai”, ha commentato Zavagli, che, nell’introduzione al numero zero della rivista che il giornalista fondò nel 1983, trova un monito e un antidoto per la “propaganda, l’autocelebrazione, l’agiografia a spese pubbliche che viviamo oggi”. In quelle righe, infatti, venivano messe in fila le sue dichiarazioni di intenti: “L’intenzione è quella di svolgere (proprio perché emanazione dell’ente locale) un servizio pubblico, di informare, di discutere e di far discutere, di fare inchieste, di dare notizie non solo di «palazzo», di andare tra la gente, di accogliere consigli, suggerimenti, proposte. Questo è il nostro programma politico-culturale: è nostro dovere
svolgerlo, ma forse è compito di tutti riempirlo di contenuti”.

Nel prosieguo del pomeriggio, Riccarda Dalbuoni ha letto un breve brano tratto da Lettera semiseria di un comunista a signore Dio illustrissimo, un pamphlet del 2004 in cui Testa “con lucidità, sagacia e cinismo osservava la società”. Mentre Sergio Gessi, giornalista, allievo di Testa, ha tirato le fila, tratteggiando “la poliedrica figura di Gian Pietro, a coronamento di un’amicizia, la nostra, lunga 45 anni”. Così Gessi ha inquadrato nitidamente la caratura del maestro: “Sempre caparbiamente dalla parte del torto: sempre attento ai deboli e agli sfruttati, sempre pronto a denunciare gli abusi, le soperchierie, i vezzi e i vizi dei potenti. Gian Pietro Testa ha fatto della sua professione uno
strumento di giustizia, dando voce a chi voce non ha, stando sempre al riparo dalle lusinghe e dalle tentazioni del Potere, senza farsi irretire mai dagli uomini che il potere esercitano a proprio vantaggio e non a tutela dei diritti che a ciascuno vanno garantiti”.

Quindi Enrico Testa, figlio di Gian Pietro, anch’egli giornalista, già vice caporedattore di Rai Sport, si è collegato da Roma per ringraziare tutte le persone intervenute, lasciando trapelare una profonda emozione.

L’iniziativa svoltasi in Ariostea non è la prima del suo genere. Dalla scomparsa di Testa, chi l’ha conosciuto e apprezzato ha organizzato degli
eventi a lui dedicati ogni anno, propiziando la scoperta di un ramo della sua produzione prima poco conosciuta: per tutta la vita, infatti, il giornalista ha dipinto come attività collaterale alla scrittura.

Due mostre a cura di Giorgia Mazzotti, sono state realizzate grazie alla disponibilità di suo figlio Enrico e dei familiari e amici a fare esporre una selezione delle sue tele. La mostra “Gian Pietro Testa, il giornalista che amava dipingere” si è tenuta a Ferrara dal 2 al 20 marzo 2024 alla Idearte Gallery in via Terranuova 41, a Ferrara. “Far luce nel buio: Gian Pietro Testa tra giornalismo d’inchiesta, poesia e arte” è stata,
l’anno successivo, l’esposizione di quadri, volumi, pagine di giornali e oggetti personali (come la macchina da scrivere e la tavolozza) allestita dal 24 novembre all’8 dicembre 2025 nella sala espositiva del Sistema Museale di Ateneo di UniFe, a Palazzo Turchi di Bagno, corso Ercole I d’Este 32, Ferrara.

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