Nel Ferrarese l’abbruciamento delle stoppie di riso resta al centro del confronto tra istituzioni e agricoltori, ma l’obiettivo condiviso è arrivare a una soluzione strutturale che superi la gestione delle emergenze. È quanto emerso dal tavolo convocato giovedì mattina in Prefettura a Ferrara, presieduto dal prefetto Massimo Marchesiello, durante il quale è stata confermata anche la necessità di adottare la determina fitosanitaria regionale per la campagna autunnale nelle zone svantaggiate della provincia. Tra le prospettive indicate dalla Regione c’è la pirolisi, tecnologia che potrebbe trasformare la paglia di riso da residuo agricolo a risorsa energetica.
Al confronto hanno partecipato rappresentanti della Polizia di Stato, dei Carabinieri Forestali, della Polizia provinciale, dei servizi fitosanitario e agricoltura della Regione Emilia-Romagna, di Arpae, dei Comuni del Basso Ferrarese e delle organizzazioni agricole.
Il tema riguarda una coltivazione che, pur avendo visto ridursi sensibilmente le superfici rispetto al passato, mantiene un peso rilevante nel territorio. Oggi nel Ferrarese sono destinati a riso poco meno di 5mila ettari, contro i 12-13mila ettari di alcuni anni fa. Il Basso Ferrarese concentra però il 97% della produzione di riso dell’Emilia-Romagna.
Nel corso dell’incontro sono state ribadite le particolari condizioni del territorio e le difficoltà nella gestione delle stoppie. Dal punto di vista fitosanitario, l’abbruciamento viene collegato alla necessità di contrastare il brusone, una patologia fungina che, secondo quanto emerso al tavolo, può provocare perdite fino al 90% del raccolto. Anche l’interramento della paglia presenta difficoltà legate alle caratteristiche dei terreni torbosi e argillosi e all’elevata quantità di materiale vegetale prodotto dalle coltivazioni.
A queste esigenze si aggiungono i vincoli ambientali e antincendio. Le organizzazioni agricole hanno evidenziato in particolare le difficoltà di applicare alle vaste superfici risicole le prescrizioni che prevedono l’accatastamento preventivo del materiale, operazione che richiederebbe un elevato impiego di manodopera e che, a causa dell’umidità, potrebbe provocare la marcescenza della paglia.
Sul piano operativo, la Regione Emilia-Romagna procederà quindi con la determina fitosanitaria che riconosce lo stato di necessità per la campagna autunnale nelle zone individuate della provincia. I Comuni potranno recepirla attraverso specifiche ordinanze, mentre i Carabinieri Forestali continueranno i controlli sul rispetto delle buone pratiche agricole e delle condizioni di sicurezza meteorologica e ambientale.
Il confronto ha però guardato soprattutto alla possibilità di superare questo meccanismo. La Regione sta lavorando infatti alla transizione verso sistemi basati sulla pirolisi, attraverso uno studio dell’Università di Parma sulla fattibilità tecnica degli impianti. L’ipotesi è anche quella di utilizzare risorse del Piano di sviluppo rurale per sostenere progetti pilota sul territorio.
Le associazioni agricole, parallelamente, proseguiranno il confronto con il Ministero dell’Ambiente per individuare ulteriori semplificazioni normative e possibili fonti di finanziamento. L’obiettivo indicato al termine del tavolo è trovare un equilibrio stabile tra esigenze fitosanitarie, tutela ambientale e sostenibilità economica della risicoltura ferrarese.
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