Salute
21 Settembre 2026
In occasione della Giornata mondiale del 21 settembre, il punto sui servizi per le demenze nel territorio ferrarese. Diagnosi precoce, sostegno ai caregiver e prevenzione al centro delle iniziative

Alzheimer, a Ferrara una rete per diagnosi e assistenza: oltre mille persone seguite a Cona

di Redazione | 3 min

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Sono oltre mille le persone seguite dal Centro per i disturbi cognitivi e le demenze (Cdcd) di Cona, uno dei principali nodi della rete ferrarese dedicata alla diagnosi e alla presa in carico delle persone con Alzheimer e altre forme di demenza. Un’attività che coinvolge Neurologia provinciale, Geriatria e Medicina interna universitaria e che, accanto ai percorsi ambulatoriali, comprende anche approfondimenti diagnostici di terzo livello e attività in Day Hospital.

È da questa realtà locale che prende le mosse la Giornata mondiale dell’Alzheimer, che si celebra lunedì 21 settembre e che nel Ferrarese è accompagnata da un calendario di appuntamenti rivolti a cittadini, familiari e caregiver. Il tema scelto per il 2026 — “The Earlier You Know, The More You Can Do: A Dementia Diagnosis Matters” — mette al centro la diagnosi precoce, considerata un passaggio importante per accedere agli interventi disponibili, organizzare la presa in carico e permettere alle famiglie di affrontare con maggiore consapevolezza l’evoluzione della malattia.

Sul territorio provinciale sono presenti diversi Cdcd, con équipe composte da neurologi, geriatri, psicologi e altri professionisti. Particolare attenzione viene riservata anche alle demenze a esordio giovanile e ai casi che richiedono approfondimenti specialistici. La Neurologia provinciale dispone, in questo ambito, di percorsi diagnostici che possono comprendere tecniche di medicina nucleare e lo studio dei biomarcatori della neurodegenerazione nel liquido cerebrospinale.

Un altro fronte riguarda il disturbo neurocognitivo minore, una condizione associata a un aumento del rischio di sviluppare una demenza. Anche in questo caso sono previsti percorsi specifici, sostenuti da un progetto finanziato dalla Regione Emilia-Romagna attraverso il Piano nazionale demenze, con il coinvolgimento di neurologi, geriatri e psicologi e attività di stimolazione cognitiva.

La Giornata mondiale non sarà però limitata al 21 settembre. Nel corso del mese il territorio ferrarese è interessato da diversi appuntamenti dedicati alla malattia e soprattutto alle persone che quotidianamente assistono i propri familiari. A Copparo, il 17 settembre, il Cdcd e il Cafè della Memoria hanno promosso “Voci di Cura”, un incontro incentrato proprio sul vissuto dei caregiver. A Ferrara, dal 17 al 19 settembre, il Silver Festival ha affrontato i temi della longevità, dell’invecchiamento e della cura, mentre sabato 19 settembre la città ospita per la prima volta Alzheimer Fest. Domenica 20 settembre è invece in programma “Tutti insieme sulle Mura!”, camminata non competitiva organizzata dall’Associazione Malattia Alzheimer.

Il calendario proseguirà anche dopo la Giornata mondiale. Giovedì 24 settembre, alla Casa della Comunità di Portomaggiore, Cdcd e Cafè della Memoria organizzano un nuovo incontro dedicato ai disturbi neurocognitivi e all’esperienza dei caregiver.

Il quadro ferrarese si inserisce in una situazione regionale nella quale il numero delle persone con demenza è in crescita anche per effetto dell’invecchiamento della popolazione e della maggiore capacità dei servizi di intercettare i casi. In Emilia-Romagna si stimano circa 93.723 persone con demenza, con una prevalenza di 25,2 casi ogni mille abitanti. Il 74% risulta seguito dai servizi sanitari e sociosanitari.

La dimensione assistenziale, tuttavia, non esaurisce il problema. La prevenzione rappresenta un altro degli aspetti sui quali si concentra l’attenzione degli specialisti. Secondo la Lancet Standing Commission on dementia, fino al 45% dei casi di demenza è associato, a livello di popolazione, a 14 fattori di rischio potenzialmente modificabili. Tra questi figurano inattività fisica, ipertensione, diabete, fumo, obesità, colesterolo LDL elevato, consumo eccessivo di alcol, perdita dell’udito, problemi visivi, depressione e isolamento sociale.

Il dato non significa che sia possibile evitare individualmente una quota analoga di casi, ma indica che intervenire sui fattori di rischio lungo l’arco della vita può contribuire a ridurre il rischio o a ritardare l’insorgenza della demenza. Anche sul territorio, quindi, la sfida passa dalla capacità di individuare precocemente i disturbi alla costruzione di una rete che accompagni nel tempo non soltanto i pazienti, ma anche le famiglie e chi se ne prende cura.

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