Politica
19 Settembre 2026
L'ex presidente della Regione, oggi europarlamentare e presidente Pd, ospite alla Festa dell'Unità: "Se non dovessimo arrivare uniti alle prossime elezioni voglio vedere chi avrà il coraggio di prendersi la responsabilità della vittoria dell'estrema destra"

Campo Largo, Bonaccini: “Solo l’alternativa non basta, serve un’idea di Italia”

(Foto di Riccardo Giori)
di Redazione | 7 min

Leggi anche

Sanità, stop liste d’attesa. FI scende in piazza

Forza Italia Ferrara è scesa in piazza con un banchetto per presentare la campagna regionale per dire stop alle liste d’attesa nella sanità e sensibilizzare i cittadini sui propri diritti. La campagna prevede, oltre alla raccolta firme, la distribuzione di un vademecum con indicazioni utili per i cittadini che si trovano ad affrontare tempi di attesa eccessivamente lunghi

di Riccardo Giori

“Se non dovessimo arrivare uniti alle prossime elezioni, voglio vedere chi avrà il coraggio di prendersi la responsabilità della vittoria dell’estrema destra”. Da questa frase prende le mosse un confronto che, intervistato dal direttore di Estense.com Marco Zavagli, porta l’ex presidente della Regione Emilia-Romagna, oggi europarlamentare e presidente del PD Stefano Bonaccini, a parlare molto più di Europa e politica internazionale che di Ferrara. Dall’avanzata delle destre europee alla sicurezza, dalla guerra in Ucraina a Gaza, fino al ruolo dell’Italia e dell’Unione europea, il presidente del Partito Democratico traccia davanti alla platea della Festa il quadro nel quale il centrosinistra dovrà costruire la propria proposta per le prossime elezioni, come ricucire il rapporto con i ceti popolari e soprattutto la necessità di costruire una coalizione capace di presentarsi unita al prossimo appuntamento elettorale sono i temi che scandiscono l’intervista.

Bonaccini, ex presidente della Regione Emilia-Romagna, oggi europarlamentare e presidente del Partito Democratico, parla poco di Ferrara e molto di ciò che accade oltre i confini nazionali. L’avanzata delle destre europee, la guerra in Ucraina, il Medio Oriente, la sicurezza, il rapporto con i ceti popolari e soprattutto la necessità di costruire una coalizione capace di presentarsi unita al prossimo appuntamento elettorale sono i temi che scandiscono l’intervista.

A rompere il ghiaccio è una battuta del direttore di Estense sulla recente vittoria dell’AfD in Sassonia-Anhalt e la vecchia polemica tra Bonaccini e Giorgia Meloni sul profilo degli elettori della destra. “Chi può pensare che uno con cinque lauree non possa votare a destra o chi ha la quinta elementare non voti a sinistra?”, esordisce Bonaccini. Ma il problema, spiega, è un altro: “La maggioranza di coloro che hanno avuto meno opportunità, in troppi luoghi dell’Occidente, negli ultimi anni ha votato a destra e non per la sinistra”. Una riflessione che, precisa, non voleva essere un attacco alla destra ma un monito alla sinistra che “nasce per rappresentare in primo luogo coloro che hanno più difficoltà o hanno avuto meno opportunità. Ma se questi cominciano a votare dall’altra parte significa che dobbiamo tornare a rappresentare di più e meglio gli strati, i ceti popolari della società, oppure non torneremo mai a vincere le elezioni”.

È sulla sicurezza che Bonaccini alza maggiormente i toni. “Una comunità che non è sicura è una comunità che non è libera”, afferma, riconoscendo che il centrosinistra deve fare i conti con una questione che per anni ha lasciato soprattutto alla destra. Ma la responsabilità, aggiunge, oggi è anche di chi governa: “Nessuno ha la bacchetta magica, ma sulla sicurezza il governo Meloni ha fallito”. Bonaccini contesta anche la possibilità di continuare a rispondere alle critiche sostenendo che “abbiamo sbagliato tutto in passato, è vero. Ma da quattro anni ci sono loro al governo”, osserva, e richiamando i dati sulla percezione della sicurezza e il crescente senso di insicurezza registrato tra gli italiani afferma che “non si sentono affatto più sicuri rispetto a tre anni fa, e i continui decreti sicurezza dimostrano soltanto un’incapacità di una visione a lungo termine e di dare risposte concrete”.

Il governo, secondo Bonaccini, avrebbe puntato soltanto sulla repressione. Il Pd, invece, non dovrebbe avere paura di utilizzare proprio questa parola, ma deve affiancarla a prevenzione, integrazione e controllo del territorio poiché “la repressione della criminalità da sola non basta”, sottolinea. Il dibattito sulla sicurezza tocca anche l’altra sponda dell’Adriatico, sui centri per migranti in Albania pressoché deserti la posizione è netta: le forze dell’ordine impiegate in quelle strutture, sostiene, potrebbero essere riportate in Italia e utilizzate sul territorio.

Il tema dell’immigrazione offre infatti a Bonaccini l’occasione per una battuta sulla ‘remigrazione’, uno dei temi della destra radicale europea. “Verrebbe da dirlo con una battuta che noi avremmo bisogno di una sola e altra remigrazione, che è quella di riportare qui da noi le troppe decine di migliaia di ragazzi e ragazze che ogni anno se ne vanno dall’Italia per mancanza di prospettive e di opportunità“. Il Pd, sostiene, dovrebbe avere una proposta molto chiara per i giovani: “Dovremo dimostrare che il nostro, parafrasando un film con Javier Bardem, non è un Paese solo per vecchi”.

Il ragionamento si sposta quindi sullo scenario internazionale. “Da quando loro sono al potere il mondo è un posto che fa più paura“, dice Bonaccini riferendosi a Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Secondo il presidente del Pd, le guerre e le tensioni in Medio Oriente hanno avuto conseguenze economiche e sociali anche in Europa, mentre il costo più drammatico è stato pagato dalla popolazione palestinese. Bonaccini prende però le distanze dall’idea di attribuire direttamente al governo italiano la responsabilità degli eventi: “Io non darei mai la colpa a Meloni e Salvini, ovviamente non dell’attacco all’Ucraina, ma nemmeno del genocidio a Gaza e nemmeno della guerra illegale a Teheran, dove noi facevamo bene a denunciare che era una guerra illegale perché saltava il diritto internazionale”, sottolineando comunque le responsabilità del governo rispetto alla gestione delle conseguenze economiche dei conflitti in corso: “l’Italia però attualmente è tra i peggiori Paesi per crescita e se non riaprono lo stretto di Hormuz si rischia grosso, potremmo anche tornare in recessione”.

Sul caro carburanti, Bonaccini indica anche nella tassazione delle grandi multinazionali petrolifere una “misura necessaria”, sostenendo che queste aziende stiano beneficiando della situazione a discapito dei cittadini. E sul peso dell’Italia nella diplomazia internazionale arriva un’altra stoccata, questa volta ad Antonio Tajani. “Il tema della pace è necessario sulla risoluzione della guerra in Ucraina, ma bisogna aumentare il peso diplomatico”, dice Bonaccini. Poi la battuta sul ministro degli Esteri, “nello scenario geopolitico attuale conta come il due di coppe quando la briscola gira a spade”. Per l’europarlamentare il problema riguarda anche il funzionamento dell’Unione Europea. Il diritto di veto dei singoli Stati, sostiene, dovrebbe essere superato attraverso una riforma dei meccanismi decisionali dell’Unione. Finché non avverrà, sostiene, “resteremo un gigante economico ma un nano politico“.

Nel mirino delle critiche finiscono poi alcuni protagonisti della destra sovranista europea, da Roberto Vannacci a Marine Le Pen, con riferimento anche alle vicende giudiziarie che hanno coinvolto la leader francese e alla recente attività politica dell’ex generale italiano che “vende magliette spille e bandiere del partito ma i soldi finiscono nelle casse della fondazione della moglie”. Ma è quando Zavagli porta Bonaccini sul terreno della futura coalizione che il presidente del Pd cambia passo e si accende. “Come farete ad andare d’accordo all’interno del campo largo?”, gli incalza Zavagli. “Se la pensassimo tutti allo stesso modo saremmo tutti nello stesso partito”, risponde Bonaccini. La distanza maggiore con il Movimento 5 Stelle, spiega, resta oggi quella sulla guerra in Ucraina, mentre sul Medio Oriente “siamo tutti d’accordo”. Il presidente del Pd non nasconde però gli errori commessi dal centrosinistra in passato. “Alle ultime elezioni abbiamo perso perché eravamo litigiosi e divisi, ma non divisi in due perché non era sufficiente, addirittura ci siamo divisi in tre, mentre gli altri erano uniti”. Per Bonaccini il prossimo appuntamento elettorale sarà ancora più polarizzato e proprio per questo la coalizione dovrà arrivarci “più insieme che mai”.

Sul rapporto con il Movimento 5 Stelle, riconosce inoltre un elemento che considera politicamente significativo: “Dal 2019, quando ha rotto col governo gialloverde, cioè con la Lega, sono sette anni che non c’è più un comune o una regione in cui loro siano andati in alleanza con la destra. Va riconosciuto”. Ma stare insieme, avverte, non basterà. “Non bisogna solo offrire un’alternativa, dobbiamo offrire un’idea di Paese”. Salari, lavoro, ambiente, sanità e sicurezza sono i terreni sui quali costruire una proposta comune. E senza promettere ciò che non può essere realizzato: “Dobbiamo stare insieme e parlare al Paese ma senza promettere la luna, perché sappiamo benissimo che alcune cose sono irrealizzabili”.

Il riferimento è alla tematica dell’immigrazione, “la destra mette insieme spesso immigrazione con sicurezza, che non è che può essere disgiunta automaticamente ma che va affrontata”, poi precisa, “io sono di quelli che pensano che nessun paese può accogliere tutti e chiunque indiscriminatamente, altrimenti diventa un problema di tenuta sociale di quel paese, è per quello che noi diciamo che l’Europa dovrebbe fare l’Europa insieme e che quando arrivano bisognerebbe che ci fosse un elemento di solidarietà per una redistribuzione dei cosiddetti migranti o di coloro che arrivano da altre parti del mondo. Ma se domani andassero a casa tutti, come vorrebbero quelli della remigrazione, voglio vedere chi farà tutta una serie di lavori che attualmente sono fondamentali per la nostra economia. Ci andranno Vannacci e la sua famiglia a staccare i pomodori?”.

La conclusione torna così al tema dal quale era partita l’intervista: l’avanzata della destra e la capacità del centrosinistra di costruire un’alternativa credibile. “Se non dovessimo arrivare uniti alle prossime elezioni”, ammonisce Bonaccini, “voglio vedere chi avrà il coraggio di assumersi questa responsabilità“.

.

Grazie per aver letto questo articolo...

Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.

 

OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:

Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com