Politica
18 Settembre 2026
L’avvocato risponde al consigliere della Civica Fabbri: "Gli stralci dei messaggi riportati non appartengono ai miei assistiti". E sul richiamo al rispetto istituzionale tira in ballo il dibattito parlamentare sul referendum sulla giustizia

Inchiesta Cpr, Anselmo replica a Caprini: “Legga meglio, le mie critiche non erano rivolte alla polizia”

di Redazione | 4 min

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“Caprini troppo spesso dimentica di mettersi gli occhiali quando legge”. Fabio Anselmo risponde così al consigliere comunale della Civica Fabbri Luca Caprini, che nelle scorse ore gli aveva chiesto una «presa di distanza chiara» dalle parole contro la polizia emerse nell’inchiesta della Procura di Ravenna sui presunti falsi certificati medici utilizzati per evitare il trasferimento di cittadini stranieri nei Cpr.

Una replica che arriva dopo l’intervento con cui Caprini aveva chiamato in causa anche la doppia veste di Anselmo, avvocato di cinque dei medici perquisiti e consigliere comunale. La nota politica della Civica Fabbri era stata trasmessa alle redazioni attraverso l’indirizzo email dell’Ufficio di Gabinetto del Comune di Ferrara, circostanza già riportata da Estense.com nel precedente articolo sulla vicenda.
Ed è proprio da qui che parte Anselmo: “Prendo atto di quel che dice il consigliere comunale Luca Caprini dall’ufficio del Sindaco sul mio modo di svolgere il ruolo di avvocato”.

Il primo punto della risposta riguarda le forze dell’ordine. Caprini aveva richiamato la frase “gli facciamo il c… a ‘sti maledetti sbirri”, contenuta nelle conversazioni acquisite nell’ambito dell’inchiesta, definendola “gravissima e offensiva” e chiedendo ad Anselmo, nella sua veste di consigliere comunale, di prenderne le distanze.

Ma il legale ribadisce che le sue critiche alle modalità delle perquisizioni non erano rivolte agli agenti che le hanno materialmente eseguite.
“Sono ben chiare le mie dichiarazioni che specificano chiaramente che le censure sulle modalità operative con le quali sono state eseguite le perquisizioni in danno dei miei assistiti, non indagati, ben esplicitano che non sono rivolte agli agenti di polizia che le hanno eseguite”, scrive Anselmo.

Una distinzione che l’avvocato aveva già formulato parlando con la stampa nelle ore successive alle operazioni: contestando il trattamento riservato ai professionisti, aveva attribuito la responsabilità delle modalità alla Procura di Ravenna e non alla polizia. Nel precedente articolo Estense.com aveva già dato conto di questa precisazione.

Anselmo contesta poi un altro passaggio dell’intervento di Caprini: il collegamento tra i suoi assistiti e i messaggi diventati uno degli elementi più discussi dell’indagine.

“Evidentemente non le ha viste così come non si è accorto che gli stralci dei messaggi riportati, pietra dello scandalo, non appartengono a loro se non altro per il fatto che i loro telefoni dovevano ancora essere ispezionati”, afferma.

Il riferimento è anche alla frase contro gli “sbirri” citata da Caprini. Dagli sviluppi dell’inchiesta è emerso che quelle parole sono attribuite all’infettivologo Nicola Cocco, esponente della Società italiana di medicina delle migrazioni e unico formalmente indagato tra i 23 medici raggiunti dalla nuova tranche di perquisizioni. Non risultano quindi pronunciate da uno dei tre professionisti che lavorano a Ferrara coinvolti negli ultimi accertamenti. Nell’inchiesta, la Procura attribuisce inoltre rilievo a una serie di chat, alla circolazione di un modulo per la valutazione della non idoneità alla permanenza nei Cpr e ad altri elementi che, secondo gli inquirenti, indicherebbero un coordinamento tra professionisti.

Resta infine il piano politico. Caprini aveva sostenuto che la doppia veste di avvocato e rappresentante delle istituzioni imponesse ad Anselmo una “particolare attenzione” negli interventi pubblici su un’indagine ancora in corso, aggiungendo che “chi ricopre un incarico pubblico non dovrebbe lasciare spazio ad ambiguità” quando si parla del rispetto dovuto alle istituzioni e alle forze dell’ordine.

Anche su questo Anselmo replica, questa volta allargando il discorso al confronto politico nazionale sulla magistratura.

“Riguardo il rispetto istituzionale che da me si vorrebbe esigere come consigliere non posso che sorridere nel ricordare quanto è accaduto a livello parlamentare, ove siedono numerosi miei colleghi, in tema di referendum sulla giustizia, solo per fare un esempio”.

Il botta e risposta politico si innesta su un’inchiesta ancora nella fase degli accertamenti. Tre dei professionisti raggiunti dalle perquisizioni lavorano a Ferrara e nessuno dei sette medici attivi tra Bologna e Ferrara interessati dall’ultima operazione risultava formalmente indagato al momento delle perquisizioni.

Intanto il dibattito sulle modalità dell’indagine e sull’autonomia della professione medica continua anche fuori da Ferrara. Il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici Filippo Anelli ha chiesto il 18 settembre “prudenza” nel giudicare il lavoro dei professionisti e ha ribadito che “l’autonomia e l’indipendenza della professione medica vanno difese a tutela della salute dei pazienti”.

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