Comacchio
19 Settembre 2026
Intervento del presidente del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara Stefano Calderoni a margine del convegno di Anbi a Remtech, nel corso del quale è stata presentata la proposta di rifinaziare la legge contro i danni provocati dalla subsidenza nei territori del Delta

“La messa in sicurezza del Delta questione di equità sociale”

di Redazione | 3 min

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di Stefano Calderoni*

Ci sono territori nei quali l’equilibrio tra uomo e ambiente sembra qualcosa di naturale. E ce ne sono altri nei quali quell’equilibrio deve essere conquistato e continuamente rinegoziato. Ferrara e il Delta del Po appartengono a questa seconda categoria. Sono terre fragili, terre nelle quali vivere, produrre, fare impresa e costruire comunità è stato possibile perché generazioni prima di noi hanno scelto di prendersene cura. Oggi la responsabilità della cura è ancora più grande perché cambiamento climatico, innalzamento del livello del mare, subsidenza e riscaldamento del Mediterraneo stanno modificando equilibri già delicatissimi.

In questa direzione va la proposta normativa presentata da Anbi a RemTech Expo a Ferrara. Proprio dalla cornice del salone tecnologico ferrarese, forti delle evidenze scientifiche e delle analisi tecnico-economiche sviluppate dalle Università Iuav di Venezia e Alma Mater Studiorum di Bologna, abbiamo lanciato un preciso appello alle istituzioni: rifinanziare la legge nazionale contro i danni da subsidenza (la c.d. “Legge Ravenna”, Legge 205/2017) nei territori del Delta del Po e delle province di Ferrara, Ravenna e Rovigo.

Nello specifico, la proposta chiede l‘istituzione, presso il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, di un fondo straordinario con una dotazione di 6 milioni di euro all’anno per ciascuno degli anni dal 2027 al 2032. Risorse destinate alla manutenzione straordinaria, all’adeguamento delle opere idrauliche e alla gestione dei sistemi di protezione e difesa dalle acque, all’interno di un percorso che vede già l’annuncio di un’iniziativa congiunta tra le Regioni Emilia-Romagna e Veneto.

La messa in sicurezza del Delta non è solo un fatto locale ma è un prioritario interesse nazionale e una questione di equità sociale e come tale va trattata e nel farlo serve anche grande coerenza. La storia del nostro territorio dovrebbe suggerire grande prudenza di fronte all’eventuale autorizzazione di nuove attività estrattive di gas metano dal sottosuolo. Non è una posizione ideologica. È una questione che impone di valutare con attenzione la storia e i rischi di un territorio già esposto alla subsidenza.

Negli anni delle estrazioni i benefici economici hanno interessato soggetti determinati, mentre la collettività si è trovata a dover affrontare nel tempo le conseguenze di un territorio che sprofondava e i costi necessari per mantenerlo sicuro e abitabile. Per questo, prima di qualsiasi nuova autorizzazione, credo debba prevalere un principio molto semplice: prima viene la sicurezza del territorio.

Sarebbe, infatti, difficile spiegare ai cittadini perché da una parte chiediamo allo Stato risorse per contrastare la subsidenza e mettere in sicurezza queste terre e dall’altra assumiamo decisioni che, qualora comportassero ulteriori rischi, potrebbero rendere ancora più complesso e costoso proteggerle. È dentro questa prospettiva che va letta anche la battaglia che Anbi porta avanti.

Non è una battaglia per gli agricoltori e nemmeno soltanto per i Consorzi di bonifica. Mettere in sicurezza il Delta significa certamente consentire all’agricoltura di continuare a produrre, ma significa anche creare le condizioni perché possano crescere turismo, imprese, occupazione e nuove opportunità economiche. Perché la sicurezza non è alternativa allo sviluppo ma è la prima infrastruttura dello sviluppo e nessuno investe dove non vede un futuro, nessuna famiglia sceglie di restare se percepisce che il luogo nel quale vive viene progressivamente abbandonato.

Ora tocca a noi decidere quale Delta vogliamo lasciare tra cinquant’anni ai nostri figli: un territorio dal quale andarsene o un luogo nel quale valga ancora la pena restare, lavorare, investire e vivere. Prendersi cura di un territorio significa, prima di tutto, credere che quel territorio abbia ancora un futuro.

*vicepresidente Anbi e presidente del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara

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