di Andrea Ferrari*
Leggendo le parole dell’assessore regionale Giovanni Paglia viene spontanea una domanda: siamo davvero di fronte a una questione di principio oppure, più semplicemente, al fatto che oggi quel principio viene applicato da un’Amministrazione che il Partito Democratico non governa?
La residenzialità storica non nasce a Ferrara e non è un’invenzione di Fratelli d’Italia. La valorizzazione del radicamento territoriale ha avuto precedenti anche nelle politiche abitative di amministrazioni di centrosinistra. Basti pensare alla Toscana, dove la legislazione regionale aveva previsto punteggi legati alla storicità della presenza, in una forma più premiale e meno flessibile di quella oggi prevista dal regolamenti locale di Ferrara.
La Corte costituzionale ha censurato quella disciplina per l’eccessivo peso attribuito alla storicità rispetto alla condizione di bisogno. Ma questa pronuncia non può essere trasformata nell’affermazione che qualsiasi valorizzazione del radicamento territoriale sia vietata.
E qui emerge la contraddizione politica: come può il centrosinistra accusare oggi il Comune di Ferrara di aver introdotto un criterio che ha trovato applicazione proprio in territori amministrati dal centrosinistra e nella stessa Regione Emilia Romagna?
C’è poi un’altra questione. Se è legittimo discutere di quale peso attribuire alla residenzialità storica, non è affatto scontato che eliminarla tout court renda le graduatorie automaticamente più eque o più conformi ai principi costituzionali. Anche la sua cancellazione assoluta potrebbe produrre effetti discutibili sotto il profilo dell’uguaglianza e della ragionevolezza. Una graduatoria ERP deve certamente mettere al centro la condizione di bisogno, ma può ragionevolmente considerare anche altri elementi oggettivi, compreso il rapporto consolidato con il territorio.
Il punto, quindi, è il bilanciamento: né la residenzialità storica può essere considerata automaticamente illegittima, né la sua cancellazione automaticamente sinonimo di maggiore equità.
È inoltre difficile attribuire al Comune ogni responsabilità quando la cornice normativa dell’ERP è definita dalla Regione, che negli anni ha assunto precise scelte anche sul tema della storicità della residenza ed ora – dopo la pronuncia della Consulta – sembra dire fate voi, consapevole dei risvolti impopolari e profondamente iniqui che l’eliminazione tout court del criterio della residenzialità storica produce, anche presso l’elettorato di centro sinistra.
Fratelli d’Italia non vuole privilegi. Chiede un confronto serio su come bilanciare bisogno abitativo, radicamento territoriale ed equità.
Se invece il PD ritiene che il principio è sbagliato in assoluto e quindi non vi sarebbe uno spazio di confronto, sarebbe opportuno che fosse spiegato perché sia stato valorizzato da amministrazioni di centrosinistra. Se invece, come auspichiamo, si discute del suo peso nelle graduatorie, allora il confronto sia serio, tecnico e rispettoso delle competenze di ciascun livello istituzionale.
*consigliere comunale di Ferrara Fratelli d’Italia
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