Una “rivoluzione del diritto di famiglia“. A dieci anni dall’approvazione delle unioni civili, Franco Grillini guarda alla legge che contribuì a inseguire per decenni come a una conquista fondamentale, ma ormai insufficiente. Matrimonio egualitario, possibilità di scegliere tra diversi istituti per regolare la propria vita di coppia, maggiore libertà nella filiazione: è da qui, sostiene il presidente onorario di Arcigay, che dovrebbe ripartire il centrosinistra.
Grillini ne parla a Estense.com in vista della sua partecipazione alla Festa dell’Unità di Ferrara, dove sarà tra gli ospiti dell’incontro dedicato a “Le parole per dirsi: diritti, leggi e persone”.
Il primo “tagliando”, come lo definisce lui, riguarda proprio la legge Cirinnà. A partire dalle parole con cui nel 2016 il legislatore scelse di definire le unioni tra persone dello stesso sesso: una “specifica formazione sociale”.
“Formazione sociale non si può vedere – dice Grillini -. Le coppie dello stesso sesso sono famiglie come tutte le altre”. Ma soprattutto, per lui, bisogna superare la costruzione di istituti riservati sulla base dell’orientamento sessuale. “Non devono esistere istituti ghetto, le leggi devono valere per tutti: matrimonio egualitario per tutti, contratti di convivenza per tutti”.
Significa anche consentire alle coppie eterosessuali di scegliere l’unione civile. “Ci sono molte persone etero che la preferirebbero, anche perché è più semplice da sciogliere. Non si capisce perché non consentirglielo. Poi ci lamentiamo che le coppie non si sposano“.
La differenza non è secondaria: nell’unione civile non è previsto il passaggio preliminare della separazione necessario per il matrimonio. Ma per Grillini il nodo principale rimane quello dell’uguaglianza: “C’è il problema dell’accesso al matrimonio. Quella è una battaglia”.
Se sulla destra il giudizio è prevedibilmente severo, Grillini non assolve però il centrosinistra per il ritardo italiano sui diritti. Uno dei terreni che indica è quello della genitorialità. “Abbiamo centinaia di bambini e bambine nati dentro coppie omosessuali che stanno benissimo, alcuni ormai ventenni”, osserva, bollando molte delle resistenze ancora presenti come il prodotto di impostazioni “politico-religiose”.
Il ragionamento si allarga alla crisi demografica. Nel 2025 in Italia le nascite sono scese, secondo i dati provvisori Istat, a circa 355mila. Per Grillini la politica continua però a muoversi nella direzione opposta a quella necessaria: anziché rendere più semplice diventare genitori, moltiplica limiti e divieti.
“Una donna che vuole avere un figlio senza un uomo perché non può farlo?“, domanda. La sua proposta è radicale: rimuovere gli ostacoli alla filiazione, dalla procreazione medicalmente assistita all’adozione e all’affido, fino alla gestazione per altri.
Sono posizioni che Grillini contrappone anche alla legge che ha esteso la punibilità della gestazione per altri praticata all’estero dai cittadini italiani. Ma il punto, insiste, è più ampio: “Bisogna cancellare questa cultura della colpa” che continua a circondare le scelte sulla famiglia, sulla maternità e sulla genitorialità.
La difesa della legge del 2016 torna invece quando si parla delle ipotesi di arretramento. Grillini cita la proposta avanzata dal senatore leghista Claudio Borghi di eliminare la pensione di reversibilità per le persone unite civilmente. Le pensioni ai superstiti derivanti da unioni civili erano 622 alla fine del 2025, secondo i dati Inps. Una platea minuscola rispetto al complesso del sistema pensionistico e proprio per questo, secondo Grillini, una proposta dettata “da un aspetto ideologico”, non da ragioni di finanza pubblica.
È su questo che riaffiora anche il ricordo dei mesi successivi all’approvazione della Cirinnà e delle persone che, dopo una vita trascorsa insieme senza alcun riconoscimento giuridico, poterono finalmente acquisire diritti nei confronti del proprio compagno o della propria compagna.
C’è poi la “doppia morale” della destra: la distanza tra posizioni politiche conservatrici e comportamenti personali molto più liberi. Ma la contraddizione, avverte Grillini, può apparire molto più evidente agli occhi del movimento Lgbt che a quelli dello stesso elettorato di destra. Porta l’esempio della leader dell’Afd Alice Weidel, lesbica e sposata con una donna. “Noi vediamo questa contraddizione, per loro non c’è, perché prevale la scelta politica su quella personale“.
E torna con la memoria al 1994, quando durante un incontro elettorale in una discoteca frequentata dalla Milano benestante un uomo gli disse: “Io ti apprezzo Grillini e ti seguo, ma voterò Berlusconi perché la mia libertà è garantita dai miei soldi“.
“Non bisogna meravigliarsi”, commenta. Per alcuni elettori orientamento sessuale e voto politico semplicemente non coincidono. È parlando dell’ascesa dell’estrema destra tedesca che Grillini introduce però uno dei passaggi più controversi del suo ragionamento, quello sul rapporto tra immigrazione, Islam e diritti. “In Germania prevale la paura islamica, una cosa che la sinistra non considera”, sostiene. E accusa una parte della sinistra di non affrontare con sufficiente nettezza i conflitti tra alcune concezioni religiose e i diritti di donne e persone omosessuali.
Sul velo la posizione è esplicita: “In Italia la sinistra dovrebbe essere più chiara sui diritti delle donne. Io vieterei il velo, con un’interpretazione laica, perché il velo è simbolo della sottomissione della donna”. E aggiunge: “Non è possibile tollerare la violazione dei diritti umani perché sono immigrati”, sostenendo la necessità di difendere quelli che definisce i “valori democratici occidentali”, compresi i diritti delle persone omosessuali.
È però quando il discorso torna a sinistra che Grillini alza maggiormente il tiro. Il bersaglio è il dibattito che contrappone diritti sociali e diritti civili e, in particolare, la critica al cosiddetto woke. “Ma quale gabbia woke? Mi fate l’elenco delle conquiste sui diritti civili che ci sono state negli ultimi anni?”, domanda.
La provocazione è semplice: “Se invece del salario minimo fosse stato fatto il matrimonio egualitario, capirei la critica. Ma così con queste discussioni inutili non abbiamo avuto né l’uno né l’altro”.
Per Grillini la contrapposizione è quindi artificiale. “Diritti civili e diritti sociali non vanno distinti. E se la sinistra fatica a intercettare il disagio sociale – continua – il problema non sono le battaglie delle minoranze ma l’incapacità di formulare risposte politiche chiare“.
Fa l’esempio dell’Ilva: “Qual è la proposta della sinistra? Devi essere in grado di agire se vuoi che vada tenuta aperta, oppure chiusa, e allora come trovi lavoro agli operai”. Il giudizio è tagliente: “La sinistra è afona. Non può prendersela con il woke“.
Con le prossime elezioni politiche all’orizzonte, Grillini chiede infine al centrosinistra di non nascondersi dietro formulazioni prudenti. “Speriamo che i partiti di centrosinistra non si facciano fregare dal woke e che siano chiari su quello che vogliono fare sui diritti civili e sui diritti in generale. Ci sono persone che votano anche per questo”.
E la priorità sul campo dei diritti, per lui, è una: “La grande rivoluzione del diritto di famiglia“.
“Ci stiamo avviando verso un mondo fatto di solitudine, di anziani che vivono da soli, di mancanza di comunità e socialità. Ci vuole una rivoluzione”. E conclude: “La priorità è sulla vita delle persone. Non è woke”.