La calda estate 2026, con temperature anomale, forti grandinate e costi energetici cresciuti anche dell’80%, ha richiesto uno sforzo enorme al comparto agroalimentare e della pesca della Romagna-Estense. Ogni settore – ortofrutta, pesca, zootecnia, cereali, viticoltura – ha riscontrato problemi in merito alla qualità delle produzioni e all’organizzazione del lavoro.
“Il nostro territorio vanta grandi cooperative agroalimentari, tra le più importanti del Paese – sottolinea Roberto Savini, presidente di Confcooperative Romagna-Estense -. Imprese che hanno investito molto in termini di organizzazione e produzione, innovando e aggregandosi, ma che oggi si trovano davanti a una grande sfida dettata da un cambiamento climatico diventato strutturale. A volte è necessario cambiare le cose quando ancora funzionano e il clima impone innovazioni importanti in tema di tecniche di coltivazione e di allevamento, varietà, organizzazione del lavoro. La strada migliore rimane l’aggregazione, le nostre cooperative hanno dimostrato di essere forti e capaci di affrontare crisi e mercati difficili creando filiere robuste, ma non vanno lasciate da sole”.
Pesca e acquacoltura sono tra i settori che più hanno risentito delle temperature intense. La temperatura dell’acqua della zona lagunare ha superato i 33 gradi. “Già a giugno era scattato l’allarme per il clima anomalo, ma la situazione a fine agosto è diventata davvero problematica – sottolinea Savini -. Nella Sacca di Goro, primo produttore europeo nel settore molluschicoltura, il riscaldamento delle acque con il conseguente fenomeno di anossia, sta mettendo a rischio la molluschicoltura e l’acquacoltura. La gran parte degli allevamenti di veraci sono in sofferenza da mesi, si stima che il 90 per cento della produzione delle cozze sia andato perduto. A peggiorare il quadro è la proliferazione di alghe, favorita dal caldo eccezionale, che vanno rimosse per salvaguardare gli allevamenti. Accogliamo con favore le misure prese dalla Regione per salvaguardare il reddito delle imprese, ora c’è bisogno di pensare al futuro di questo comparto”.
La qualità dei cereali ha risentito in maniera importante delle alte temperature e della prolungata siccità. Anche qui lo scenario riportato dalle cooperative è duplice: grano e orzo hanno registrato quantità superiori alla media del territorio, ma con valori proteici inferiori agli standard abituali, soprattutto per quanto riguarda il grano duro; mais e sorgo, invece, hanno avuto conseguenze più pesanti, con la proliferazione di aflatossine che hanno reso il prodotto non idoneo al consumo umano o animale. I forti temporali di fine estate hanno inoltre danneggiato notevolmente le produzioni. “Anche qui la tenuta delle aziende agricole è a rischio – aggiunge Savini -perché non ricevono dal mercato la remunerazione adeguata alle azioni necessarie da mettere in campo per salvaguardare il prodotto, Un mercato caratterizzato oggi da prezzi molto bassi e da ingenti importazioni, che rendono sempre meno conveniente la coltivazione del mais”. 
Le cooperative del comparto ortofrutticolo della Romagna-Estense hanno segnalato diverse difficoltà: maturazioni anticipate, problemi a raggiungere pezzature soddisfacenti e danni da scottature. Questi fenomeni hanno messo sotto stress gli impianti, tanto da incidere sulla produttività futura delle piante e sull’andamento dei mercati. Oltre al caldo, anche grandinate e forti temporali hanno avuto conseguenze gravissime, condizioni meteorologiche estreme che hanno reso difficile anche il lavoro nei campi o negli impianti di stoccaggio. “La tenuta delle aziende agricole viene messa a serio rischio – continua Savini – soprattutto di quelle più piccole. Qui l’aggregazione e la grande cooperazione possa fare la differenza e tutelare i produttori”.
Le alte temperature hanno reso necessari interventi straordinari su tutta la filiera vitivinicola, a causa di un’anticipata maturazione delle uve. Le cantine cooperative hanno riportato due scenari diversi: rese produttive in linea con lo scorso anno in pianura, dove l’irrigazione è strutturata e praticabile; perdite del 15-20% del prodotto in collina, dove irrigare è più difficile. La qualità e la salute delle uve finora vendemmiate però è buona, ma ci sarà bisogno di trattamenti speciali in cantina per permettere le giuste fermentazioni. Contro il caldo estremo sono state messe in atto strategie agronomiche, come il caolino sulle foglie e una minore sfogliatura delle piante, e organizzative, come raccolta anticipata e vendemmia notturna. “Per il futuro di questo comparto, che fa i conti anche con un notevole calo dei consumi – conclude Savini – diventa prioritario intercettare i bisogni e le esigenze di questo nuovo mercato mondiale”.
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