Attualità
27 Agosto 2026
Il sindacato denuncia tutte le criticità degli agenti in servizio all'Arginone: "Da Roma l'assenza è totale. A Ferrara l'emergenza è diventata la normalità. Ora basta"

Carcere. Il Sinappe proclama lo stato di agitazione

di Redazione | 5 min

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La segreteria provinciale del sindacato Sinappe di Ferrara proclama lo stato di agitazione del personale della Polizia Penitenziaria del carcere di via Arginone. Lo fa intervenendo con toni duri dopo la nota del Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria dell’Emilia-Romagna sulla situazione degli istituti penitenziari e, in particolare, sulle criticità che ormai da diverso tempo vengono riscontrate all’interno della casa circondariale “Costantino Satta”.

Secondo il sindacato, la stessa Amministrazione avrebbe “finalmente” riconosciuto una situazione che le organizzazioni sindacali denunciano da anni: aggressioni in aumento, eventi critici sempre più frequenti, carenze di organico e personale sottoposto a condizioni di lavoro ormai difficilmente sostenibili.

Al riconoscimento dell’emergenza non sono però seguiti interventi immediati. “Riconoscere l’emergenza senza intervenire significa certificare una cosa sola: l’Amministrazione è assente“, sostiene il sindacato, contestando in particolare l’ipotesi di una riunione tecnica fissata a settembre per analizzare le criticità.

“Il personale – prosegue il Sinappe – non può aspettare settembre. L’emergenza a Ferrara non è più emergenza. È diventata ordinarietà. Una ordinarietà insostenibile che si scarica interamente sulle spalle delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria. I vertici gestiscono questa emergenza quotidiana come se fosse normale amministrazione, violando sistematicamente tutto ciò che è stato sottoscritto con le organizzazioni sindacali e la parte pubblica a tutela del personale”.

Il sindacato denuncia quindi la violazione dell’Accordo Quadro Nazionale, del Pil – Nucleo Traduzioni e Piantonamenti e del Pil Interno d’Istituto. Ma non solo, sottolinea come “gli accordi firmati da dirigenti sindacali e dirigenti della parte pubblica sono carta straccia”. E ancora: “Turni massacranti da 8-10 ore in sorveglianza generale, continui cambi di impiego all’ultimo minuto, mancato rispetto del riposo settimanale, programmazione inesistente, carichi di lavoro distribuiti in modo iniquo. Si chiede sempre di più a chi è già oltre il limite umano”.

“Ma l’assenza non è solo regionale” fa notare il Sinappe. “L’assenza è totale dei vertici apicali del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria a Roma, che non riescono a trovare una soluzione per la gestione delle carceri in affanno in tutta Italia. Mancano visione, mancano investimenti, manca coraggio, manca una strategia. Il risultato di questa inerzia è sotto gli occhi di tutti e ha un nome: collasso”.

Il sindacato punta il dito anche contro le carenze relative alla formazione, che viene “sistematicamente ridotta a scapito del sapere e della conoscenza”. “Si riducono i corsi, si accorciano i percorsi formativi, si taglia l’addestramento perché c’è bisogno di personale subito nei carceri. Così si mandano donne e uomini a lavorare in sezione, a contatto con utenza sempre più violenta e psichiatrica, senza una formazione adeguata. Si va a lavoro senza conoscere le procedure, senza conoscere le tecniche operative, senza sapere come gestire un evento critico, un’aggressione, un detenuto riottoso. È irresponsabile. È pericoloso per il personale e per la sicurezza dell’istituto. Un poliziotto penitenziario non formato è un poliziotto lasciato solo” evidenzia.

A preoccupare è anche il fuggi fuggi tra le nuove leve: “È il dato più drammatico e più vergognoso di questa Amministrazione assente. I giovani agenti appena usciti dalle scuole, dopo pochi mesi a Ferrara e nelle carceri dell’Emilia-Romagna, dopo aver capito cosa significa veramente lavorare in sezione senza formazione, senza strumenti e senza tutele, dopo aver subito la prima aggressione, la prima lesione, la prima prognosi in ospedale, si dimettono dal corpo di Polizia Penitenziaria. Si dimettono perché hanno capito che questo lavoro oggi non dà sicurezza, non dà dignità, non dà futuro. Dà solo lesioni, denunce e frustrazione. Dove sono le politiche di retention del Dap? Dove sono le tutele? Il Dap li forma male e in fretta per poi perderli dopo 6 mesi perché li butta allo sbaraglio. Ogni dimissione è una sconfitta dello Stato e una vittoria dell’abbandono”.

“Sulla carta – prosegue la denuncia – siamo una forza di polizia. Nei fatti, in sezione a Ferrara, un poliziotto penitenziario non ha strumenti per respingere e contenere un detenuto riottoso, violento, in escandescenza, spesso sotto effetto di sostanze o con patologie psichiatriche. Niente dotazioni adeguate, niente taser, niente fasce di contenimento, mai date in consegna , niente supporto operativo immediato, solo le mani nude e il proprio corpo da mettere davanti per difendere l’istituto. E poi finiamo noi al pronto soccorso con 20-30 giorni di prognosi, mentre l’aggressore dopo due giorni è di nuovo in sezione a minacciare. Questa non è polizia. È una polizia su carta che opera senza strumenti e senza formazione”.

Il sindacato chiede quindi al Prap Emilia-Romagna di passare dalle prese d’atto alle direttive operative immediate: il rispetto dell’Accordo Quadro Nazionale e dei Pil.; lo stop ai turni ritenuti eccessivamente prolungati; la garanzia del riposo settimanale e del recupero psicofisico; un rafforzamento effettivo degli organici; maggiori strumenti di tutela e dotazioni operative; percorsi di formazione completi e adeguati; politiche specifiche per evitare la perdita delle nuove leve. Alla direzione e al comando di Ferrara chiede invece di “non gestire più l’emergenza come se fosse ordinaria amministrazione e di rispettare gli accordi sottoscritti con le organizzazioni sindacali”.

Da qui la proclamazione dello stato di agitazione: “Se la riunione di settembre sarà l’ennesima passerella interlocutoria senza fatti concreti, siamo pronti a mettere in campo ogni azione sindacale prevista, compresa la protesta fuori dalle mura del carcere. L’emergenza non può diventare normalità. A Ferrara lo è già diventata. La Polizia Penitenziaria di Ferrara ha già dato. Ora tocca all’amministrazione – regionale e centrale – assumersi le proprie responsabilità, rispettare gli accordi firmati e dare strumenti e formazione. Basta Amministrazione Assente. Vogliamo fatti, non analisi”.

 

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