Un nastro si taglia, l’altro si attraversa. La trentanovesima edizione del Ferrara Buskers Festival si apre tra il rito dell’inaugurazione e quello, decisamente meno convenzionale, dell’equilibrio nel vuoto.
Prima le forbici, con il taglio del nastro affidato alla presidente del festival Rebecca Bottoni insieme alle istituzioni. Poi, pochi minuti più tardi, gli occhi si spostano verso l’alto, sul fossato del Castello Estense. È lì che Nazareno Marcantoni prende possesso del secondo nastro della serata: una slackline sospesa davanti ai mattoni rossi del monumento simbolo di Ferrara.
Cammina con scioltezza, oscilla, si siede sulla fettuccia, si rialza. Gioca con un equilibrio che sembra sul punto di spezzarsi e che invece torna ogni volta sotto controllo. Sotto di lui più di un centinaio di persone segue la traversata con naso e telefono all’insù, tra applausi e reazioni entusiaste alle acrobazie.
Poi arriva l’immagine che meglio di qualsiasi cerimonia sembra dichiarare ufficialmente aperto il Festival. Ancora sospeso sulla slackline, Marcantoni dispiega sul nastro un enorme telo nero con la scritta verde “Ferrara Buskers Festival”. Un’insegna calata dall’alto che trasformerà il Castello nel fondale naturale della festa degli artisti di strada.
Intorno, intanto, la città comincia lentamente a cambiare faccia.
Su Corso Martiri della Libertà prendono posto le bancarelle, mentre musicisti e performer sistemano strumenti, leggii, microfoni e attrezzature in vista degli spettacoli della sera. Tra il pubblico si incrociano ferraresi e visitatori arrivati appositamente per i Buskers: c’è chi viene dalla Romagna, chi da Bologna e anche chi è arrivato dall’estero.
Durante i preparativi ad attirare l’attenzione sono subito gli Strawman&Celine, duo indie-pop italo-mongolo che dal 2022 viaggia con la propria musica nelle strade d’Europa. Il loro suono intreccia armonie vocali, chitarre, sintetizzatori e ritmi organici. Ma questa volta, accanto agli strumenti, c’è un componente decisamente meno interessato alla tensione del debutto.
È un piccolo cagnolino bianco che si sistema sulla custodia degli strumenti da cui osserva il movimento che cresce intorno. Poi sceglie la strategia più rilassata possibile: dormire. E mentre il duo suona e la strada comincia a riempirsi, lui resta placidamente accucciato, apparentemente immune all’agitazione del Festival.
Quella di ieri sera – mercoledì 26 agosto – è solo l’inizio di un’edizione che mette in programma 60 spettacoli al giorno, organizzati in slot di un’ora. A questi si aggiungono 43 laboratori, 6 Reading e due mostre fotografiche, oltre a workshop musicali, attività dedicate alle famiglie e iniziative sociali che porteranno gli artisti anche nelle Rsa e nella Casa circondariale di Ferrara.