Politica
6 Agosto 2026
Il consigliere della Civica Anselmo presenta un'interpellanza urgente al sindaco e, per conoscenza, all’Autorità Garante per la protezione dei dati personali

Central Bosc, Fiorentini: “Sospendere il modulo, manca informativa privacy ma dati ceduti a terzi”

di Redazione | 3 min

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“La partecipazione secondo il Comune di Ferrara si esaurisce nello scegliere il nome di un — benemerito — nuovo parco. E fin qui tutto come al solito: rientra nella normale amministrazione di una Giunta tutta propaganda”. Inizia da qui il consigliere Leonardo Fiorentini (Civica Anselmo) notando però che il modulo utilizzato per scegliere il nome del Central Bosc “non contenga né l’informativa sulla privacy né un collegamento per consultarla e chieda obbligatoriamente non solo di avere un account google, ma soprattutto di accettare il trattamento dei dati per finalità di marketing, commerciali e promozionali, arrivando a contemplare promozioni di servizi e prodotti provenienti da terzi”.

Il consigliere ha presentato un’interpellanza urgente indirizzata al Sindaco e, per conoscenza, all’Autorità Garante per la protezione dei dati personali.

“Per dire come vorremmo chiamare un parco pubblico — dichiara Fiorentini — i cittadini sono obbligati ad accedere con un account Google, comunicare nome, cognome ed e-mail e infine spuntare una casella con la sola opzione “ACCETTO” per autorizzare un trattamento dei dati ampissimo e incongruo rispetto alle finalità. Non si può rifiutare marketing e cessione a terzi, e contemporaneamente partecipare. È questa la partecipazione secondo il Comune di Ferrara? Anche per una cosa semplice come un sondaggio su un nome, si prepara un modulo ad ostacoli che termina con un consenso commerciale obbligatorio, con tanto di cessione a terzi?”.

Dal modulo risulta facoltativo il consenso per ricevere informazioni sull’inaugurazione del parco, ma obbligatorio accettare messaggi commerciali e promozionali, oltre alla possibilità di ricevere da terzi promozioni di servizi o prodotti.

“È un consenso amplissimo, generico e del tutto incongruo rispetto alla scelta del nome di un parco e alle funzioni di un’amministrazione comunale”, prosegue Fiorentini. “Spero si tratti solo di un errore dovuto a superficialità” commenta il consigliere comunale, che si domanda: “nel caso non lo fosse chi sono questi terzi? A chi possono essere comunicati i dati? Quali prodotti o servizi dovrebbero essere promossi? In base a quale competenza istituzionale il Comune raccoglie consensi commerciali mentre organizza una consultazione civica?”.

Nel modulo il cittadino è inoltre chiamato a dichiarare di avere “ricevuto, letto e compreso” l’informativa sul trattamento dei dati personali. Al momento della presentazione dell’interpellanza e della scrittura di questo articolo né il form né l’articolo pubblicato su Cronaca Comune contenevano il testo dell’informativa specifica o un collegamento per consultarla.

“Siamo – prosegue Fiorentini – al paradosso: il cittadino deve certificare obbligatoriamente di aver letto un’informativa che non gli viene mostrata. La privacy non è una formula da copiare e incollare in fondo a un modulo per mettersi formalmente al riparo. È un obbligo sostanziale dell’Amministrazione e una garanzia dovuta a ogni cittadino”.

L’interpellanza chiede di sapere chi abbia predisposto e autorizzato il modulo, se il Responsabile della protezione dei dati del Comune sia stato preventivamente coinvolto, quanti dati e consensi siano già stati raccolti, se siano stati esportati o comunicati e quali siano i tempi di conservazione e le misure di sicurezza adottate. Viene inoltre chiesto di chiarire quale ruolo rivesta Google nel trattamento e perché, per esprimere una semplice preferenza, sia necessario associare stabilmente nome, cognome ed e-mail al voto.

“Ho chiesto – dice il consigliere – la sospensione cautelativa del modulo e il blocco immediato di qualsiasi utilizzo dei dati per finalità commerciali, promozionali o di marketing. Se si è trattato dell’ennesimo copia-incolla frettoloso da un modello commerciale, il Comune lo ammetta, individui le responsabilità e informi con trasparenza le persone che hanno già compilato il form. Se invece quella clausola è stata inserita consapevolmente, la Giunta spieghi quale disegno ci sia dietro la raccolta di questi consensi”.

“La partecipazione – conclude – non può essere un paravento per l’ennesimo post sui social, né può essere subordinata all’apertura di un account presso una multinazionale estera e all’accettazione del marketing. Prima di chiedere fiducia e dati ai cittadini, il Comune impari almeno a rispettarli”.

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