Economia e Lavoro
13 Agosto 2026
In Prefettura confronto tra Consorzio di Bonifica, sindaci e associazioni di categoria. Presentata la strategia Idropolis 2027-2030, oltre 80 progetti per 250 milioni

Cambiamenti climatici, non più emergenza ma condizione strutturale

di Redazione | 5 min

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Non più un’emergenza da affrontare quando si presenta, ma una condizione strutturale alla quale il territorio ferrarese deve prepararsi attraverso programmazione, investimenti e nuove opere di adattamento. È il messaggio emerso dall’incontro che si è tenuto nella mattina del 12 agosto presso la Prefettura di Ferrara, alla presenza del prefetto Massimo Marchesiello, dei sindaci del territorio, delle associazioni di categoria agricole e urbane e dei vertici del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara.

Al centro del confronto gli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici sul territorio e, soprattutto, la necessità di iniziare fin da ora a programmare gli interventi necessari per affrontare condizioni che non possono più essere considerate eccezionali.

Ad aprire l’incontro è stato il prefetto Massimo Marchesiello, che ha richiamato l’attenzione proprio sul cambio di prospettiva necessario: «È un argomento attuale che non può più essere affrontato soltanto in termini di emergenza. Dobbiamo quindi incominciare a lavorare per l’anno prossimo, partendo dalle proposte del Consorzio di Bonifica».

Un concetto ripreso dal Presidente del Consorzio, Stefano Calderoni, che ha ringraziato il Prefetto «per aver colto la necessità di condividere questi temi con il territorio».

«Cambiamenti climatici e opere di adattamento sono ormai due facce della stessa medaglia», ha sottolineato Calderoni. «Da una parte abbiamo la siccità, dall’altra eventi meteorologici e precipitazioni di portata eccezionale. Fenomeni che non sono nuovi in assoluto, ma che oggi, quando si manifestano, lo fanno con intensità sempre maggiore».

Sul fronte della siccità, Calderoni ha evidenziato le condizioni preoccupanti del Po e una situazione che, pur essendo stata nei primi mesi dell’estate meno critica rispetto al 2022 grazie alle maggiori precipitazioni invernali, nel mese di agosto ha raggiunto livelli comparabili a quelli di quell’anno. Il cuneo salino è arrivato a circa 25 chilometri dalla foce. «Il vantaggio – ha spiegato – è che siamo ormai verso il termine della stagione irrigua, ma rimane un elemento di fondo: questa condizione è strutturale e non possiamo più pensare che si presenti semplicemente ad anni alterni. Servono strumenti straordinari».

La stessa estate ha mostrato, a distanza di pochissimo tempo, anche l’altra faccia del problema: le precipitazioni intense, le grandinate e gli allagamenti di luglio. «Siamo di fronte a una situazione sempre meno prevedibile – ha aggiunto Calderoni – e dobbiamo ripensare il modo stesso in cui programmiamo il territorio. La rete di bonifica è sostanzialmente quella costruita per il territorio degli anni Sessanta, mentre nel frattempo l’urbanizzazione è cresciuta profondamente. Occorre costruire un piano nel quale tutto il territorio possa riconoscersi e portarlo ai diversi livelli istituzionali, dalla Regione all’Europa. L’acqua non conosce confini geografici e riguarda tutti. Il Consorzio mette a disposizione le proprie competenze tecniche, anche per affiancare i Comuni nelle loro attività di pianificazione».

A fotografare nel dettaglio la situazione è stato quindi il Direttore Generale del Consorzio, Mauro Monti, attraverso quattro focus dedicati a siccità, eventi piovosi estremi, Piano Idropolis 2027-2030 e consumo di suolo.

Sul primo fronte, i dati confermano la crescente pressione sul sistema: dalla fine di maggio il 2026 ha fatto registrare quattro ondate di calore, con temperature generalmente superiori a quelle del 2022 e conseguente aumento delle esigenze irrigue. Le piogge di luglio, relativamente intense ma concentrate in periodi molto brevi, hanno dato sollievo soltanto temporaneamente. In alcuni distretti le criticità hanno richiesto modalità straordinarie di gestione della fornitura, con turnazioni e utilizzo di pompe di emergenza.

Pochi giorni di luglio sono stati sufficienti a mostrare il fenomeno opposto. Il 15 luglio, sul comprensorio sono caduti mediamente 25,6 millimetri di pioggia, ma a Ponte Rodoni il dato giornaliero ha raggiunto 75,6 millimetri, con un’intensità massima di 46,4 millimetri in un’ora, il picco più elevato registrato dall’intera rete consorziale nel periodo analizzato. Gli eventi del 15 e del 21 luglio, accompagnati anche da forti raffiche di vento, hanno provocato danni a infrastrutture idrauliche, immobili consorziali e sezioni dei canali di scolo in diverse aree della provincia.

È da questa alternanza tra scarsità d’acqua ed eventi estremi che nasce la necessità di passare dalla risposta all’emergenza a una vera strategia di adattamento. Il nuovo Idropolis 2027-2030, presentato nel corso dell’incontro, è il documento di programmazione attraverso il quale il Consorzio propone al territorio oltre 80 progetti per circa 250 milioni di euro di interventi programmati e candidabili.

Gli interventi riguardano, tra gli altri, l’adeguamento e l’ampliamento delle reti irrigue, il potenziamento degli impianti idrovori, la ricalibratura e manutenzione dei canali, la creazione di nuovi volumi di invaso capaci sia di laminare le piene sia di accumulare acqua per l’irrigazione, il contrasto alla salinizzazione, l’automazione e il telecontrollo delle infrastrutture e il miglioramento dell’efficienza energetica.

L’ultimo focus ha riguardato il consumo di suolo, elemento strettamente collegato alla capacità del territorio di rispondere alle precipitazioni estreme. I dati presentati evidenziano un paradosso: tra il 1977 e il 2024 nel Ferrarese le aree urbanizzate sono aumentate del 42%, mentre la popolazione è diminuita dell’11%.

L’impermeabilizzazione modifica radicalmente il comportamento dell’acqua: a fronte di 100 millimetri di precipitazione, su un terreno agricolo o un’area verde si stima che circa il 20% debba essere raccolto e veicolato dalla rete, mentre su superfici occupate da strade, parcheggi ed edifici la quota sale fino all’80%.

Da qui la necessità, ribadita da Monti, di «legare sempre più strettamente sviluppo urbanistico, sicurezza idraulica e gestione dell’acqua, aggiornando la conoscenza del territorio e valutando le nuove espansioni non soltanto in termini di spazi disponibili, ma sulla base della loro compatibilità idraulica».

Il confronto in Prefettura rappresenta così il punto di partenza di un percorso istituzionale da sviluppare insieme agli enti locali e alle realtà economiche e sociali del Ferrarese. La prospettiva è quella indicata da Idropolis: «programmare oggi il territorio che servirà domani», trasformando l’adattamento climatico da risposta alle singole emergenze a politica strutturale e condivisa dell’intero territorio.

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