Il Forum Ferrara Partecipata sposa la presa di posizione del coordinamento regionale Reca – di cui fa parte – rispetto al nuovo patto per il Lavoro, il Clima e l’Economia Sociale che confermerebbe “la contraddizione tra obiettivi enunciati e scelte concrete”.
“Abbiamo appreso dalla stampa – scrivono – che è stato presentato il ‘nuovo’ Patto per il lavoro e il clima promosso dalla Giunta regionale Emilia-Romagna e proposto alla gran parte delle realtà associative e istituzionali della regione. Come Reca non siamo stati coinvolti in questa discussione, nonostante le rassicurazioni che avevamo avuto in proposito dal Presidente della Giunta De Pascale all’inizio della legislatura”.
Suggeriscono che il mancato invito dipende dalla loro “mancata sottoscrizione del Patto precedente del 2020” e dalla loro “opposizione a molte delle scelte finora compiute dal governo regionale sul tema della transizione ecologica e sull’insufficiente partecipazione dei cittadini e delle comunità locali su tali scelte”.
Confermano dunque il “giudizio negativo” rispetto al nuovo testo che hanno potuto leggere solo in parte. Stralci di testo in cui trovano “enunciazioni un po’ più equilibrate rispetto ad una certa autoesaltazione dei risultati raggiunti in regione, probabilmente frutto di una crisi economica-sociale che investe anche la nostra realtà e anche di una serie di rilievi che, non da soli, abbiamo evidenziato con la nostra iniziativa di questi ultimi anni”.
Allo stesso tempo registrano però “un arretramento rispetto all’obiettivo contenuto nel Patto del 2020, quando si parlava del raggiungimento della copertura dei consumi finali energetici al 100% con energie rinnovabili al 2035, mentre ora, nel ‘nuovo’ Patto la copertura con le energie rinnovabili è limitata ai soli consumi elettrici, che sono pari a circa il 30% dei consumi energetici finali”.
Rimarcano quindi “che le scelte concrete che si sono prodotte e si stanno portando non prefigurano quella svolta nelle politiche ambientali e sociali di cui abbiamo bisogno”.
Nel testo, secondo Reca, si andrebbero a proporre “contenuti che sembrano utili a tutelare la risorsa acqua, ad affermare l’idea dell’economia circolare nel ciclo dei rifiuti, a promuovere una mobilità sostenibile nel momento stesso in cui le politiche concrete vanno nella direzione della privatizzazione dell’acqua, ad incrementare la produzione dei rifiuti, ad andare avanti con le grandi opere, che comportano forte consumo di suolo e incentivano il traffico veicolare privato su strada”.
Si continuerebbe “a sostenere l’economia del fossile, come nel caso del rigassificatore e del progetto di cattura e stoccaggio della CO2 di Ravenna e in quello del metanodotto della ‘linea Adriatica’”.
Il gruppo fa comunque sapere che continuerà la sua “iniziativa, sia nel confronto istituzionale con i capigruppo regionale della maggioranza, sia nei territori che sono investiti da decisioni prese dall’alto, senza un adeguato coinvolgimento dei cittadini”.
Ritengono soprattutto “che la cartina al tornasole per produrre una svolta nelle politiche ambientali e sociali della regione sia rappresentata dall’approvazione delle 4 leggi di iniziativa popolare in tema di acqua, rifiuti, energia e consumo di suolo che abbiamo presentato assieme a Legambiente regionale e che, finalmente, hanno ripreso il loro percorso di discussione”.
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