“La notizia giunge del tutto inaspettata ed è in evidente contrasto con i risultati economici positivi registrati dall’azienda, confermati anche dall’ultimo bilancio”.
I sindacati di Ferrara Filctem Cgil, Fisascat Cisl e UilTuCs Uil commentano la decisione della società Coperion S.r.l., che ha comunicato di voler cessare definitivamente la propria attività, avviando una procedura di licenziamento collettivo che coinvolgerà 80 lavoratrici e lavoratori impiegati nelle sedi di Ferrara e Milano.
La multinazionale americana, appartenente al Gruppo Hillenbrand, intende chiudere gli stabilimenti entro un periodo compreso tra i sei e i nove mesi, ritenuto necessario per il completamento delle commesse residue. Tale scelta si inserisce in una più ampia operazione di riorganizzazione del gruppo, che prevede la dismissione delle attività in Europa, giustificata dall’azienda con presunte performance non in linea con gli obiettivi quinquennali previsti dai piani industriali.
Nel corso di un incontro svoltosi nel settembre 2024, la società aveva infatti illustrato un piano previsto per il 2025, ma che sarebbe proseguito anche oltre quell’anno, che prevedeva investimenti e la diversificazione delle attività di Coperion Italia oltre il settore delle lavorazioni plastiche, puntando su comparti ad alto contenuto tecnologico e innovativo.
Le organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UILTuCS Uil di Ferrara hanno già avviato un confronto con le istituzioni regionali e nazionali. In particolare, hanno presentato congiuntamente la richiesta di apertura di un tavolo di crisi presso la Regione Emilia-Romagna, finalizzato alla salvaguardia dei livelli occupazionali e alla continuità produttiva.
L’obiettivo prioritario è “ottenere il ritiro di questa decisione unilaterale da parte del Gruppo Hillenbrand e mettere in campo ogni iniziativa utile a salvaguardare i posti di lavoro, la continuità produttiva e il patrimonio industriale del territorio”.
Per il 28 luglio è previsto il primo incontro tra i vertici aziendali e le organizzazioni sindacali, nell’ambito della procedura di licenziamento collettivo, con l’obiettivo di “ricercare tutte le possibili soluzioni per scongiurare la chiusura del sito e tutelare l’occupazione”.
Il caso Coperion ha provocato reazioni anche nel mondo politico, dove Pd e M5S chiedono di sospendere la procedura di licenziamento collettivo, aprire un confronto con la proprietà e verificare tutte le possibili alternative industriali alla chiusura dello stabilimento.
La decisione di chiudere è giudicata “particolarmente grave” perché, secondo le informazioni riferite dalle organizzazioni sindacali, lo stabilimento sarebbe economicamente sano, in utile, dotato di commesse e caratterizzato dalla presenza di professionalità altamente specializzate.
“La procedura di licenziamento collettivo avviata da Coperion è un fatto gravissimo. Parliamo di circa ottanta lavoratrici e lavoratori, delle loro famiglie, dell’indotto locale e di un patrimonio di competenze costruito in anni di lavoro”, dichiara la segretaria ferrarese Giada Zerbini.
“Non siamo davanti a uno stabilimento improduttivo o a un’impresa in perdita, ma a una realtà sana, in utile, con commesse e professionalità qualificate e altamente specializzate, che rischia di essere chiusa perché la proprietà ritiene insufficienti i margini. Per questo la decisione dell’azienda appare ancora più grave e incomprensibile”. Secondo Zerbini, quella di Coperion non sarebbe dunque “una crisi industriale inevitabile”, ma “piuttosto una scelta finanziaria della proprietà che scarica sui lavoratori, sulle loro famiglie e sull’intera comunità ferrarese il costo della ricerca di rendimenti più alti”.
“La responsabilità di questa decisione è dell’azienda e della proprietà, che non possono nascondersi dietro formule generiche o decisioni assunte altrove”, aggiunge. Il Partito Democratico di Ferrara chiede quindi a Coperion di sospendere e ritirare la procedura di licenziamento, di rendere trasparenti le ragioni della scelta e il piano industriale del gruppo e di aprire un confronto con le rappresentanze sindacali e le istituzioni.
“Sosteniamo e rafforziamo le iniziative annunciate dai consiglieri regionali Calvano e Zappaterra per portare la vertenza all’attenzione della Regione”, afferma il segretario provinciale del Pd Nicola Minarelli. “Il confronto istituzionale deve aprirsi rapidamente e non può limitarsi a prendere atto delle decisioni aziendali, ma deve avere obiettivi precisi: il blocco della procedura e la salvaguardia del sito ferrarese e di tutti i posti di lavoro”.
Per Minarelli, Comune, Regione e Governo devono presentarsi uniti davanti alla proprietà, chiedendo innanzitutto la continuità dell’attività produttiva e occupazionale. “Non possiamo partire dal presupposto che la chiusura sia già decisa o inevitabile. Se la proprietà non vuole garantire il futuro del sito, allora si lavori subito a soluzioni industriali alternative, compresa la cessione a un soggetto serio e credibile, tutelando l’unità dello stabilimento e tutte le competenze presenti”, sottolinea il segretario provinciale.
“Ferrara non può essere privata di lavoro qualificato per una logica esclusivamente finanziaria. Le persone non sono semplici numeri da eliminare da un bilancio, il lavoro non è una variabile sacrificabile e Ferrara non è una voce di costo da cancellare. Saremo al fianco delle lavoratrici, dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali affinché la proprietà torni indietro”, concludono Zerbini e Minarelli.
La vertenza è approdata anche in Regione, dove il capogruppo del Partito Democratico Paolo Calvano ha presentato un’interrogazione per chiedere alla Giunta di avviare interlocuzioni con Coperion, le organizzazioni sindacali e le istituzioni locali a tutela dell’occupazione.
“Recentemente, nel corso di una comunicazione aziendale rivolta ai dipendenti, è stata annunciata la volontà della proprietà di procedere alla chiusura del sito di Ferrara e all’avvio della procedura di licenziamento collettivo per l’intera forza lavoro”, spiega Calvano. Nell’atto viene evidenziato come, secondo le informazioni disponibili, la decisione non sarebbe riconducibile a una situazione di crisi aziendale, ma esclusivamente a valutazioni di carattere finanziario.
Per il capogruppo dem, “la chiusura di un sito economicamente sano e competitivo, motivata da mere scelte di natura finanziaria, costituisce un precedente particolarmente preoccupante e pone interrogativi sulla necessità di attivare tutti gli strumenti istituzionali disponibili per favorire la continuità aziendale e scongiurare la dispersione di competenze specializzate”.
Calvano chiede pertanto alla Giunta regionale di monitorare l’evoluzione della procedura di licenziamento collettivo, di individuare «possibili soluzioni alternative alla chiusura dello stabilimento» e di chiarire quali ulteriori misure intenda mettere in campo per tutelare gli 80 lavoratori coinvolti e le loro famiglie.
Anche il Movimento 5 Stelle di Ferrara sollecita un intervento tempestivo della Regione Emilia-Romagna, del Governo e del ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il consigliere regionale Lorenzo Casadei e il coordinatore provinciale Paride Guidetti chiedono la convocazione immediata della proprietà e delle organizzazioni sindacali per verificare tutte le alternative industriali alla chiusura.
Qualora il fondo Lone Star confermasse la volontà di abbandonare Ferrara, secondo il M5S le istituzioni dovrebbero avviare una ricerca coordinata di nuovi investitori e valutare la cessione dell’azienda o del ramo di attività.
Per il Movimento, uno stabilimento in utile, con commesse, rapporti commerciali e professionalità qualificate presenta le condizioni necessarie per garantire la continuità produttiva. Nel frattempo, sostengono Casadei e Guidetti, devono essere impediti lo svuotamento del sito, il trasferimento delle commesse e la dispersione delle competenze.
“Il profitto è una componente legittima dell’attività economica, ma non può essere l’unico criterio con cui misurare un’impresa, scaricando sui lavoratori e sulla collettività tutte le conseguenze delle decisioni finanziarie”, affermano gli esponenti pentastellati.
Il Movimento 5 Stelle annuncia quindi il proprio sostegno ai dipendenti, alle loro famiglie e alle organizzazioni sindacali, opponendosi a “un modello deregolamentato nel quale il lavoro diventa un costo da eliminare per aumentare i margini”.
“Difendere Coperion significa chiedere di valorizzare la responsabilità sociale delle imprese, il patrimonio industriale del territorio e un modello di sviluppo fondato sulla dignità del lavoro”, concludono Casadei e Guidetti.