Coperion lascia Ferrara: 80 licenziamenti e una vertenza che scuote il territorio
Coperion avvia la procedura di licenziamento collettivo per 80 dipendenti, di cui 77 nello stabilimento di Ferrara: sindacati e istituzioni chiedono un tavolo di crisi
Coperion avvia la procedura di licenziamento collettivo per 80 dipendenti, di cui 77 nello stabilimento di Ferrara: sindacati e istituzioni chiedono un tavolo di crisi
Dopo il violento fortunale di martedì 21 luglio, i sindaci della provincia di Ferrara hanno chiesto l'avvio delle procedure per la dichiarazione dello stato di crisi regionale. La notizia arriva dopo il vertice straordinario interistituzionale in Prefettura, convocato dal prefetto Massimo Marchesiello per fare il punto della situazione dopo il passaggio dell'ultima pesante ondata di maltempo
È già partita la ricognizione, puntuale e precisa, da parte della Regione sugli ingenti danni causati alle aziende e alle produzioni agricole dalle violente perturbazioni che hanno colpito l’Emilia-Romagna a partire dalla metà di luglio
Uno "strumento gravissimo" e un "problema enorme quando è lo Stato a dover indagare su se stesso". È così che l'avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia di Abderrahim Fakir, il 42enne morto durante un fermo della polizia di Stato a Bologna, definisce lo scudo penale per le forze dell'ordine, voluto dal governo Meloni e introdotto dal Dl Sicurezza
Il M5S di Ferrara torna a chiedere chiarezza sulla vicenda del Grattacielo. La capogruppo Marzia Marchi ha presentato un'istanza di accesso agli atti per ottenere tutta la documentazione relativa all'adeguamento dell'impianto antincendio del complesso e agli eventuali contenziosi amministrativi e giudiziari collegati
Un’operazione che ha interessato anche Ferrara ha portato alla luce un presunto sistema di frode fiscale e riciclaggio internazionale basato sull’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti nel settore del commercio dei materiali ferrosi. L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli e condotta dal Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, ha portato al sequestro preventivo di oltre 21 milioni di euro nei confronti di 16 società e dei rispettivi rappresentanti legali, mentre sono complessivamente 31 le persone indagate.
Nell’esecuzione dei provvedimenti hanno collaborato anche i militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Ferrara, insieme ai colleghi di Napoli, Salerno, Caserta, Brescia, Benevento, Monza e Forlì-Cesena. L’Emilia-Romagna figura inoltre tra le regioni coinvolte nell’indagine con tre società operanti nel settore dei materiali ferrosi, anche se gli investigatori non hanno reso noto in quali province abbiano sede.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il meccanismo illecito si fondava su un sistema di “underground banking”, una sorta di banca clandestina che consentiva di trasformare denaro contante in somme apparentemente regolari attraverso bonifici bancari. Il sistema avrebbe permesso sia di riciclare denaro sia di ottenere indebiti vantaggi fiscali.
L’organizzazione avrebbe utilizzato società “cartiere” che emettevano fatture per operazioni inesistenti nei confronti di aziende del comparto dei materiali ferrosi. Queste ultime saldavano le fatture mediante bonifico; le somme venivano quindi trasferite su conti correnti esteri e, successivamente, restituite in contanti agli utilizzatori delle fatture false, trattenendo una commissione.
Le indagini hanno accertato che circa 134 milioni di euro sarebbero stati trasferiti all’estero. I flussi di denaro avrebbero raggiunto soprattutto conti correnti in Germania (51 milioni di euro), Irlanda (39 milioni), Cina (20 milioni) e Danimarca (6 milioni), oltre ad altri 18 milioni complessivi destinati a Spagna, Lussemburgo, Bulgaria, Belgio e Paesi Bassi.
L’inchiesta era partita sul finire del 2024 dall’analisi di alcune movimentazioni finanziarie ritenute anomale sul conto corrente di un acconciatore napoletano. Da quei primi accertamenti gli investigatori hanno ricostruito una rete di società formalmente attive nel commercio di materiale ferroso, ma ritenute di fatto prive di una reale operatività.
Tra gli elementi che, secondo gli investigatori, confermerebbero la natura fittizia delle società figurano l’assenza di sedi operative effettive, la mancanza di dipendenti e mezzi aziendali, l’incoerenza tra l’attività dichiarata e quella effettivamente svolta, la breve durata della vita delle imprese e i rapporti commerciali concentrati su un numero limitato di controparti.
L’indagine rappresenta uno sviluppo di un’attività investigativa già sfociata lo scorso gennaio nell’esecuzione di cinque misure cautelari nei confronti di persone originarie della provincia di Napoli, ritenute dagli inquirenti promotrici del presunto sistema illecito attraverso società schermo. Le accuse, a vario titolo, riguardano l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.
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