Politica
21 Luglio 2026
La protesta di sindacato, ordine dei giornalisti e consiglieri d'amministrazione Rai

Il Tgr censura la morte di Fakir

di Redazione | 5 min

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Un minuto di silenzio per commemorare Abderrahim Fakir, il 43enne di nazionalità marocchina che domenica (19 luglio) pomeriggio, al quartiere pilastro di Bologna, è morto durante un controllo da parte degli agenti della polizia di Stato. A proporlo, durante l'ultima seduta del Consiglio comunale, a nome di tutti i gruppi di minoranza, è stata la consigliera Anna Chiappini del Pd

«Nell’edizione serale della Tgr Emilia-Romagna il servizio dedicato ad Abderrahim Fakir, l’uomo morto al quartiere Pilastro di Bologna durante un intervento di Polizia, non è stato trasmesso per decisione del direttore della testata».

Lo denunciano Comitato di Redazione Tgr Emilia-Romagna, Coordinamento Cdr Tgr Usigrai, Associazione della Stampa Emilia-Romagna e Federazione nazionale della Stampa italiana in una nota congiunta diffusa lunedì 20 luglio 2026.

«A realizzare il servizio – prosegue il sindacato dei giornalisti – era stato inviato un redattore esperto della redazione di Bologna. Il montaggio mostrava le immagini e la voce dell’uomo immobilizzato e colpito dagli agenti mentre chiedeva ripetutamente aiuto, immagini che da ore circolavano sul web e sulle principali testate e che oggi sono l’apertura di tutti i principali quotidiani. Come di consueto, il collega ha inviato il servizio in visione al responsabile di line di turno che gli ha chiesto, su indicazione della direzione, di rimuovere parte del video in cui si vedeva Fakir ormai senza vita e soprattutto cancellare l’espressione ‘intervento violento’. Una modifica non condivisa dal redattore, che ha chiarito di voler ritirare la firma come previsto dal contratto».

Cdr, Usigrai, Assostampa e Fnsi proseguono: «Il servizio è stato inviato alle 19.13, quindi 24 minuti prima della messa in onda del tg la cui sigla parte alle 19.37. Nel corso del telegiornale il servizio, che era stato annunciato dal primo titolo, è stato fatto slittare sempre più in basso, comunicando man mano alla line di turno che ‘erano in corso trattative per la messa in onda’. Fino a quando, a telegiornale iniziato da ben 12 minuti, è stata consegnata alla conduttrice una breve notizia da leggere accompagnata da una parte del video. Il direttore, al limite, avrebbe potuto dare indicazione di tagliare parti del servizio e contestualmente togliere la firma del collega – i tempi tecnici e il contratto lo consentivano – ma la scelta di non mandarlo in onda del tutto e di trasmettere solo due spezzoni delle immagini, che erano ormai online e in onda dappertutto, è un autogol».

Per il sindacato, «la scelta della direzione squalifica la credibilità e l’autorevolezza della Tgr e del Servizio Pubblico. Le immagini e le voci raccolte dal giornalista e dalla troupe regionale sono state poi utilizzate dal Tg1 per un proprio servizio, ma non è stato possibile mostrarle ai telespettatori dell’Emilia-Romagna. Anche sul sito web gli spezzoni del video dell’intervento di Polizia non sono apparsi fino a oltre le 22:30, quando è stato inserito, al posto del servizio del collega, un redazionale».

Il Comitato di redazione della Tgr Emilia-Romagna «condanna la scelta di non mandare in onda il servizio, insieme al Coordinamento dei Cdr della Tgr, a Usigrai, all’Associazione Stampa Emilia-Romagna e alla Federazione Nazionale della Stampa».

Successivamente, «a fronte di nostre richieste di spiegazioni – aggiungono i rappresentanti sindacali – il direttore ha motivato la mancata messa in onda del servizio riferendo che il giornalista non avesse fatto verificare il testo come previsto da ordine di servizio: il testo è stato inviato al responsabile di turno alle 19.05. A nostra richiesta di spiegazioni il direttore ha contestato che nel servizio mancava la posizione della questura di Bologna. La nota stampa della Polizia è stata inviata alle 19.22 (orario incompatibile con l’inserimento nel servizio montato) e comunque poteva essere letta dalla conduttrice al termine del pezzo. È stato poi contestato il fatto che il collega avesse riportato che la vittima era asmatica, senza che fosse riferito in voce dai familiari o accertato da cartella clinica, oltre ai passaggi sulle ecchimosi, sul sanguinamento e sul trascinamento del corpo. Tutti elementi che il giornalista ha visto con i suoi occhi sul campo e riferito nel servizio».

Anche l’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna si schiera al fianco dei colleghi della Tgr: “Al centro della professione giornalistica c’è un principio fondamentale -afferma -: il diritto dei cittadini a conoscere i fatti. Il giornalista è colui che osserva, verifica, raccoglie testimonianze, documenta ciò che accade e restituisce alla collettività una realtà che altrimenti rischierebbe di rimanere invisibile. Questo compito assume un valore ancora maggiore quando si raccontano episodi che coinvolgono l’esercizio del potere pubblico, la sicurezza, la vita e la dignità delle persone”.

Le immagini e le testimonianze raccolte sul campo dai giornalisti rappresentano “un patrimonio informativo che deve essere valutato con rigore professionale, attenzione alla completezza e rispetto delle persone coinvolte, ma non può essere sottratto al confronto pubblico senza una motivazione coerente con il ruolo del servizio pubblico e con la funzione stessa del giornalismo”.

L’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna ricorda che “il giornalista è un professionista chiamato a vedere e raccontare, nel rispetto delle regole deontologiche, affinché i cittadini possano formarsi un’opinione consapevole. La verifica delle fonti, il contraddittorio e la ricerca della completezza sono elementi imprescindibili del lavoro giornalistico. Ma altrettanto imprescindibile è evitare che valutazioni discrezionali sull’opportunità di pubblicare una notizia finiscano per limitare il diritto dei cittadini a essere informati su fatti rilevanti”.

L’Ordine dell’Emilia-Romagna auspica che la vicenda “venga chiarita attraverso un confronto trasparente, nel rispetto dei ruoli e delle responsabilità di ciascuno, ribadendo il valore dell’autonomia professionale dei giornalisti e della funzione democratica dell’informazione. In una società in cui immagini e notizie circolano rapidamente attraverso molteplici canali, il ruolo del giornalismo professionale è sempre più rilevante: non quello di inseguire il rumore della rete, ma di offrire ai cittadini un racconto verificato, contestualizzato, responsabile e consapevole della realtà”.

“È una decisione grave, che investe la credibilità dell’informazione del servizio pubblico e il diritto dei cittadini a essere informati in modo completo e tempestivo, tanto più nella Regione che ancora ricorda la drammatica vicenda di Federico Aldrovandi”. Lo scrivono in una nota i tre consiglieri d’amministrazione Rai di Majo, Di Pietro e Natale.

“Per queste ragioni – affermano – chiediamo all’Ad Rai di riferire al Consiglio di amministrazione, chiarendo le motivazioni che hanno portato alla mancata trasmissione del servizio e verificando il pieno rispetto delle garanzie editoriali e professionali previste per i giornalisti Rai. Il servizio pubblico non può permettersi episodi che rischiano di comprometterne l’autorevolezza e il rapporto di fiducia coi cittadini”.

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