L’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Ferrara si unisce alla FNOMCeO, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, nel sostenere l’appello promosso da Physicians for Human Rights Israel (PHRI) e rilanciato in Italia da Medici per i Diritti Umani (MEDU), per chiedere la liberazione dei medici palestinesi detenuti e ribadire la necessità di tutelare, anche nei contesti di guerra, la missione sanitaria e il diritto universale alla cura.
Musab Samaan, Omar Amar, Ahmad Musa, Nahad Abu Taima, Medhat Abu Tabng’a, Hussam Abu Safiya, Murad Alkuka, Mahmud Hallak, Hamza Abu Sabha, Ahmad Shahada, Hassan Almukayed, Raed Mahdi, Akram Abu Odeh e Muhammad Ubaid sono i quattordici medici palestinesi per i quali PHRI ha presentato ricorso alla Corte Suprema israeliana, chiedendone l’immediata liberazione.
Tra loro figura anche il pediatra Hussam Abu Safiya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan di Gaza, il cui caso è stato richiamato da numerose organizzazioni internazionali impegnate nella tutela dei diritti umani e della missione sanitaria.
L’Ordine dei Medici di Ferrara condivide la posizione espressa dalla Federazione nazionale e sottolinea come la protezione del personale medico e sanitario rappresenti un principio irrinunciabile, da garantire in ogni circostanza e in ogni area di conflitto. Tutelare chi cura significa infatti assicurare assistenza alle popolazioni civili e difendere il diritto alla salute.
L’Ordine dei Medici di Ferrara richiama infine il pieno rispetto del diritto internazionale umanitario e delle Convenzioni di Ginevra, che prevedono la protezione del personale sanitario, delle strutture di cura e dei pazienti durante i conflitti armati.
Principi che trovano corrispondenza anche nel Codice di Deontologia Medica, che pone al centro della professione la tutela della vita, della salute e della dignità di ogni persona, senza discriminazioni. Difendere chi cura significa difendere la neutralità della missione sanitaria e il diritto universale alla salute. Curare non è un crimine.
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