Salute
11 Luglio 2026
Cinque interventi e sei mesi di cure per raggiungere il primo grande traguardo: la piccola era nata con gravi malformazioni. La direttrice Natalini: "Strutture d'avanguardia nelle Aziende sanitarie ferraresi"

La bimba nata prematura operata a Cona ora torna a casa

di Redazione | 3 min

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Cinque operazioni, sei mesi trascorsi tra reparti, controlli e assistenza specialistica, poi il momento più atteso: il ritorno a casa insieme alla sua famiglia. È la storia di una bambina nata prematuramente all’ospedale di Cona con un quadro clinico particolarmente complesso, affrontato fin dalle prime ore di vita dall’équipe multidisciplinare dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Ferrara.

La piccola è venuta alla luce alla 31esima settimana di gravidanza, dopo un improvviso peggioramento delle condizioni della madre e del feto. Alla nascita presentava un’atresia esofagea, ovvero un’interruzione dell’esofago accompagnata da un collegamento anomale con la trachea, associata a una malformazione ano-rettale.

Il primo intervento è stato eseguito a poche ore dal parto. Ne sono seguiti altri quattro, all’interno di un percorso che ha coinvolto i servizi neonatali, pediatrici e chirurgici del Dipartimento Materno Infantile, diretto da Claudio Vella.

Nei giorni scorsi la bimba è stata dimessa. Non si tratta ancora della conclusione delle cure: dovrà sottoporsi ad altri accertamenti e a interventi già programmati, sia in ambulatorio che durante nuovi ricoveri. Il rientro a domicilio rappresenta però il raggiungimento di un’importante autonomia assistenziale e un primo risultato significativo per la piccola e per i suoi familiari.

“Sono molto contenta per l’importante risultato, sebbene parziale, conseguito nella storia clinica di questa bambina e per la sua famiglia – commenta la direttrice delle Aziende sanitarie ferraresi, Nicoletta Natalini -. Il percorso sarà ancora complesso e lungo ma mirato alla guarigione della piccola paziente. Le Aziende sanitarie ferraresi dispongono di strutture e servizi all’avanguardia, in grado di dare risposte alle esigenze di salute della popolazione residente, e in grado di collaborare, con un approccio multidisciplinare e orientato al paziente, conseguendo risultati di grande rilievo, come è accaduto in questo caso”.

La presa in carico era già cominciata durante la gravidanza. La madre era stata seguita con regolarità nell’ambulatorio per le Gravidanze. rischio, coordinato da Danila Morano all’interno del reparto di Ostetricia e Ginecologia, diretto facente funzioni da Ruby Martinello. Le anomalie erano state individuate prima del parto, consentendo agli specialisti di predisporre in anticipo il percorso assistenziale.

“La storia di questa bimba – evidenzia Morano – mette in luce l’importanza fondamentale della diagnosi e del monitoraggio prenatale multidisciplinare, grazie al quale abbiamo coordinato fin da subito le azioni con i neonatologie e i chirurghi pediatri, garantendo una sorveglianza stretta che si è rivelata determinante quando le condizioni cliniche hanno imposto il parto pretermine”.

La complessità del caso ha richiesto tecniche chirurgiche avanzate. L’atresia esofagea è stata corretta attraverso un intervento toracoscopico mininvasivo, mentre la malformazione ano-rettale è stata affrontata in più fasi, secondo le più recenti procedure adottate a livello internazionale.

Determinante è stata la collaborazione tra Chirurgia pediatrica, Anestesia e Terapia intensiva neonatale, chiamate a seguire la bambina durante ogni passaggio, dalle operazioni alle fasi più delicate del recupero.

“Il trattamento di malformazioni così rare e gravi – afferma Claudio Vella, direttore del dipartimento Materno Infantile e della Chirurgia pediatrica – richiede non solo competenze tecniche elevate, come l’approccio toracoscopico mininvasivo, ma soprattutto una visione d’insieme e una grande precisione. Il coordinamento tra Chirurgia Pediatrica, Anestesia e Terapia Intensiva Neonatale ha permesso di gestire con successo i cinque interventi necessari, tutelando la salute della neonata in ogni fase critica”.

Il cammino della piccola paziente proseguirà ancora sotto la supervisione degli specialisti ferraresi. La porta di casa varcata dopo sei mesi rappresenta però una conquista concreta: il primo grande traguardo di una storia di cura iniziata prima ancora della nascita.

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