“Il divertimento non può trasformarsi in un far west a danno della salute di chi, in questo quartiere, vive e lavora ogni giorno”. È questo l’appello contenuto nella lettera inviata da una residente di via Mulinetto, portavoce del “profondo disagio” condiviso da molti abitanti durante la stagione di eventi che anima il lungofiume in zona Darsena.
“Nessuno di noi è contrario alle manifestazioni, alle iniziative alla musica e alla valorizzazione di quest’area della città che è stata restituita alla comunità dopo anni di degrado” premette la donna, “ma le manifestazioni si susseguono costantemente”. “Abbiamo contato – prosegue – più di quaranta giorni di impegno del suolo pubblico autorizzato dal Comune per gli eventi e ogni anno aumentano esponenzialmente, perché ormai la Darsena di San Paolo è sinonimo di movida come a Milano sui Navigli o a Torino ai Murazzi”.
La portavoce aggiunge: “Le kermesse vengono spesso organizzate in più punti del lungofiume contemporaneamente, generando una sovrapposizione caotica di suoni che distrugge qualsiasi possibilità di quiete. Siamo costretti a subire un inquinamento acustico intollerabile nelle ore serali e notturne: oltre al volume della musica, che spesso aumenta a tarda serata quando si entra nel clou dell’evento, il vero problema è che il rumore non finisce quando tutto si spegne. Essendo la Darsena una zona aperta, la movida prosegue per ore con schiamazzi continui di persone che si trattengono e che si curano poco di chi li ci abita e vorrebbe riposare”.
E ancora: “A questo si aggiunge un’altra fonte di disagio, vale a dire il disallestimento e la necessaria raccolta dei rifiuti, che avvengono nel pieno della notte fino alle prime luci del mattino. A completare questo scenario invadente ci sono i fari, ad alta intensità, prevalentemente di luce blu, puntati dritti contro le finestre delle nostre case. Fa ambient, certo, ma è intollerabile per il sonno e ricordiamo che questo tipo di inquinamento luminoso invasivo e la dispersione di luce verso le proprietà private sono esplicitamente vietati da norme regionali che tutelano i cittadini dagli effetti negativi della luce blu sui ritmi biologici, come la Legge Regionale dell’Emilia-Romagna n. 19/2003″.
“Questa normativa la cito, ma – afferma la donna – ometto anche tutte le altre che abbiamo approfondito e studiato perché la nostra non è una protesta estemporanea ma informata. Vivere in una babele di sorgenti musicali sovrapposte e luci forzate sta compromettendo il benessere psicofisico di intere famiglie. Le nostre non sono proteste isolate, ma il grido d’aiuto di una comunità di cittadini che si sta unendo spontaneamente per difendere un diritto sacrosanto: quello al riposo e alla salute. La convivenza civile è fatta di regole e rispetto reciproco“.
Da qui la richiesta alle autorità competenti e agli organizzatori affinché vengano “attuati tutti gli accorgimenti necessari per limitare questi disturbi, lo chiediamo da diverso tempo e vorremmo essere ascoltati. Chiediamo, semplicemente, di poter dormire a casa nostra”.
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