Furgone con braccianti esce di strada a Pilastri di Bondeno: sette feriti
È di sette feriti il bilancio del grave incidente stradale avvenuto all'alba di oggi, venerdì 3 luglio, a Pilastri di Bondeno, lungo via Suore Redena
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Ferrara Tua deve riconoscere immediatamente il diritto di accesso agli atti dei consiglieri che vogliono controllare la regolarità della cessione di Amsef. Il difensore civico dell'Emilia-Romagna dà ragione ai consiglieri di minoranza Anselmo e Nanni
Promuovere interventi strutturali che risolvano la criticità della carenza di posti letto e garantire il benessere degli operatori sanitari. A chiederlo alla Regione Emilia-Romagna è il gruppo consiliare Lega Ferrara
Maria Costi assume il coordinamento regionale di Avviso Pubblico, ricevendo le congratulazioni di Paolo Calvano e rilanciando l'impegno contro le infiltrazioni mafiose
Il consigliere comunale del Pd Matteo Proto ha presentato un'interrogazione per chiedere all'Amministrazione di intervenire sulla gestione del traffico nella frazione di Aguscello, dove, secondo quanto evidenzia, si registrerebbe un consistente traffico di attraversamento soprattutto nelle ore di punta
di Riccardo Giori
Dicono che la storia diventi divisiva quando il passato smette di essere un ricordo condiviso e si trasforma in un’arma politica o identitaria. Una divisione che è apparsa più che evidente nella giornata di giovedì, in occasione della prima tappa ferrarese alla Sala Estense del Festival delle Città Identitarie, manifestazione culturale itinerante ideata e diretta da Edoardo Sylos Labini che propone uno spettacolo nel quale la storia del territorio viene riletta attraverso il racconto di figure ed eventi che ne hanno segnato il percorso, dal Rinascimento fino ai giorni nostri. Uno dei protagonisti scelto infatti – Italo Balbo – ha inevitabilmente riacceso un dibattito che continua a dividere la città.
Ad aprire la serata sono stati i saluti istituzionali del vicesindaco di Ferrara Alessandro Balboni che, replicando alle polemiche che avevano accompagnato nei giorni precedenti l’organizzazione dell’evento, “la risposta migliore alle polemiche degli ultimi giorni sia vedere un giovedì sera con una Sala Estense gremita, nella quale le persone vogliono conoscere, vogliono imparare, vogliono ascoltare” ha dichiarato rivolgendosi al pubblico e che “l’ascolto è un’azione che non è mai scontata, perché purtroppo ci sono tante persone che non intendono aprire le orecchie, non intendono soprattutto capire quello che è il messaggio di questo festival, quello di raccontare Ferrara, del bene e del male, della sua sfaccettatura”.
Un intervento quello del vicesindaco che ha ribadito la volontà dell’amministrazione comunale di difendere l’iniziativa come occasione di approfondimento storico e culturale, nonostante le numerose contestazioni che hanno accompagnato quello che è probabilmente l’appuntamento più atteso della serata, affidato al racconto di Giordano Bruno Guerri.
Nonostante si sia definito lui stesso in altre occasioni “più che antifascista e libertario”, lo storico è stato più volte accusato da una parte della storiografia accademica, in particolare da quella di orientamento più tradizionale, di adottare una lettura revisionista della storia italiana del Novecento, soprattutto in relazione al ventennio fascista. Le critiche rivoltegli sostengono che le sue ricostruzioni tendano talvolta a ridimensionare o ad attenuare il peso delle responsabilità del regime e di alcuni suoi protagonisti, privilegiandone aspetti biografici, culturali o istituzionali rispetto alle violenze e alla repressione che ne hanno caratterizzato l’azione politica.
Guerri ha aperto il suo intervento soffermandosi proprio sul concetto di revisionismo storico, termine che a detta sua viene spesso utilizzato con un’accezione negativa. Secondo lui, invece, il revisionismo rappresenta uno strumento fondamentale per il progresso della conoscenza, “sembra una cosa negativa, ma è fondamentale per migliorare in ogni ambito, dalla medicina all’architettura” ha affermato, sostenendo che anche la storia debba essere continuamente riletta alla luce di nuove fonti e nuove interpretazioni.
Entrando nel merito della figura di Balbo, Guerri ha pronunciato una delle frasi che hanno maggiormente attirato l’attenzione del pubblico: “se Balbo fosse morto a vent’anni oggi avrebbe una via intitolata a suo nome anziché avere una manifestazione contro qui fuori”, riferendosi alla diversa percezione che si avrebbe del giovane volontario della Prima guerra mondiale rispetto al successivo gerarca fascista.
Affrontando successivamente il rapporto tra memoria e ricerca storica Guerri ammette di capire “che a Ferrara Balbo abbia lasciato anche dei ricordi, a dir poco molto sgradevoli perché guidò le lotte contro la sinistra, però la storia non vive dei ricordi delle persone, vive di fatti e bisogna studiarla e analizzarla e scindere il bene dal male per dare un ritratto complessivo degli avvenimenti e delle persone”. Nel corso della conferenza, ha precisato di non voler proporre una riabilitazione di Balbo, riconoscendone le responsabilità, che ha definito indubitabili, nella nascita del fascismo in Italia e nel consolidamento del regime.
L’impostazione del suo intervento però è sembrata tuttavia concentrarsi soprattutto sugli aspetti ritenuti più significativi della personalità e dell’azione del gerarca ferrarese. Attraverso un percorso tra episodi e vicende storiche, il racconto ha privilegiato il carattere di Balbo, le imprese aviatorie e il contributo dato allo sviluppo dell’aeronautica civile e militare italiana, mentre le pagine più oscure della sua lunga esperienza politica e militare nel fascismo comprese le violenze che segnarono la sua attività di capo dello squadrismo, durata per una parte significativa della sua vita, hanno trovato uno spazio molto più contenuto nella ricostruzione proposta.
Seppur dichiarando che “nessuno qui vuole parlare bene dello squadrismo”, tali episodi sono stati richiamati brevemente e in parte ricondotti al “clima politico pre-rivoluzionario del Biennio Rosso” nel quale, secondo Guerri, la violenza rappresentava un elemento diffuso dello scontro politico poichè “si capiva all’epoca l’uso della violenza da parte dei fascisti, perché c’era una violenza uguale e contraria dall’altra parte”.
Durante la serata il racconto è stato intervallato anche da momenti musicali che hanno contribuito a scandire la narrazione. Al pianoforte il maestro Sergio Colicchio ha accompagnato la serata, mentre il soprano Maria Rita Combattelli ha interpretato La Canzone del Piave, inserendosi nella parte riservata agli anni della Prima guerra mondiale e alla formazione del giovane Balbo.
Un ampio spazio dell’intervento è stato dedicato anche agli anni in cui ricoprì l’incarico di governatore della Libia, dal 1934 fino alla sua morte nel 1940. Anche in questo caso, la narrazione di Guerri è apparsa orientata a valorizzare soprattutto i risultati amministrativi e le capacità organizzative di Balbo, lasciando in secondo piano le conseguenze che quelle politiche ebbero sulla popolazione libica e il più ampio quadro del colonialismo fascista.
Nel ripercorrere quel periodo ha insistito soprattutto sulle grandi opere infrastrutturali promosse durante la sua amministrazione, dalla realizzazione della strada costiera ai progetti di modernizzazione del territorio, soffermandosi inoltre sugli investimenti in campo agricolo e sulle campagne di immigrazione italiana che, nelle intenzioni del regime, avrebbero dovuto trasformare la colonia in una nuova terra di insediamento per migliaia di famiglie provenienti dalla penisola.
É rimasto invece sullo sfondo il contesto repressivo che caratterizzò il dominio coloniale italiano, come gli espropri di terreni appartenenti alle comunità libiche per destinarli ai coloni italiani, i trasferimenti forzati di parte della popolazione verso aree meno fertili per favorire gli insediamenti agricoli, lo sfruttamento della popolazione indigena come manodopera a basso costo, il mantenimento di una netta segregazione politica e giuridica tra cittadini italiani e sudditi libici, e la repressione delle forme di opposizione al dominio coloniale che, secondo la ricostruzione di Guerri, venne eseguita da Balbo colpendo solo i capi dell’opposizione e non la popolazione nativa.
La narrazione si è conclusa infine con la ricostruzione della morte del gerarca e aviatore ferrarese, abbattuto nei cieli di Tobruk nel 1940 e con una testimonianza diretta di Giovanni Martines Augusti, nipote del generale di cavalleria Gino Augusti che fu amico di Balbo.
Al termine dell’intervento, il pubblico della Sala Estense ha dedicato un lungo applauso al racconto di Giordano Bruno Guerri che, tornando sulle polemiche che avevano preceduto l’evento, alzandosi in piedi si è rivolto direttamente al pubblico dichiarando che “non si può mettere il bavaglio alla cultura” e che “la vera manifestazione antidemocratica è quella avvenuta fuori”, in riferimento al grande presidio antifascista organizzato in concomitanza a pochi passi da piazzetta municipale.
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