Salute
23 Giugno 2026
Il progetto Immuno-Rebirth, coordinato da un team di giovani ricercatori ferraresi, è tra i 70 selezionati dal Ministero della Salute nell’ambito della Ricerca Finalizzata 2024

Contrastare l’invecchiamento del sistema immunitario, a Unife 450mila euro per la ricerca

di Redazione | 3 min

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Un finanziamento ministeriale da 450 mila euro per studiare come contrastare l’invecchiamento del sistema immunitario e favorire un invecchiamento più sano e attivo. È il risultato ottenuto dal progetto Immuno-Rebirth, tra i vincitori del bando nazionale di Ricerca Finalizzata 2024 del Ministero della Salute, che ha selezionato 70 progetti in tutta Italia.

La ricerca nasce dalla collaborazione tra Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara, Azienda Usl di Ferrara e Università degli Studi di Ferrara e vede coinvolto un gruppo di giovani ricercatori composto da Francesco Nicoli, Federica Sganga, Benedetta Govoni, Andrea Raisi e Valentina Albanese.

Al centro dello studio c’è il fenomeno dell’immunosenescenza, ovvero il progressivo declino delle difese immunitarie associato all’avanzare dell’età. In particolare, il progetto si concentrerà sulle cellule T della memoria, fondamentali per la risposta immunitaria contro infezioni e altre minacce, ma destinate a perdere efficacia nel corso degli anni.

L’obiettivo è comprendere i meccanismi metabolici e molecolari che determinano questo deterioramento e individuare possibili strategie per rallentarlo o invertirlo. Il programma di ricerca prevede infatti sia l’analisi delle caratteristiche cliniche e biologiche della senescenza in persone di diverse fasce d’età, sia la sperimentazione di approcci integrati basati su trattamenti farmacologici e programmi personalizzati di attività fisica.

«Siamo molto contenti di questo riconoscimento, che valorizza un filone di ricerca che stiamo portando avanti da alcuni anni», spiega Francesco Nicoli, responsabile scientifico del progetto. «Grazie a questo finanziamento potremo comprendere meglio le cause delle alterazioni del metabolismo dei globuli bianchi legate all’età e sviluppare strategie per rallentare questo processo e migliorare la qualità della vita delle persone».

Un ruolo importante sarà affidato anche all’esercizio fisico come possibile strumento per contrastare il declino immunitario. «Il nostro obiettivo sarà valutare come l’attività fisica e, più in generale, i cambiamenti dello stile di vita possano contribuire a migliorare la funzionalità del sistema immunitario e favorire un invecchiamento più sano e attivo», sottolinea Andrea Raisi.

Secondo i promotori, il progetto potrebbe avere ricadute significative non solo sul piano scientifico, ma anche su quello sociale e sanitario. «Immuno-Rebirth affronta una delle principali sfide legate all’invecchiamento della popolazione», osserva Valentina Albanese. «Comprendere meglio i meccanismi del declino immunitario potrebbe consentire di individuare nuove strategie per contrastarlo».

Per Stefano Volpato, direttore del Dipartimento di Scienze Mediche e responsabile dell’Unità Operativa di Ortogeriatria, lo studio rappresenta un’opportunità per approfondire uno dei processi più rilevanti dell’invecchiamento: «Le alterazioni del sistema immunitario aumentano il rischio di fragilità e disabilità nelle persone anziane. Questo progetto ha il potenziale di individuare interventi efficaci per ripristinare la funzionalità delle cellule immunitarie e aprire nuove prospettive terapeutiche».

Anche Gianluca Guerra, direttore facente funzioni della Geriatria, evidenzia il valore della collaborazione tra attività clinica e ricerca universitaria: «Questo riconoscimento premia l’intraprendenza dei nostri giovani ricercatori e rafforza un percorso di studio sull’immunosenescenza avviato già durante la pandemia da Covid-19».

Le attività legate all’esercizio fisico saranno sviluppate presso il Centro Scienze Motorie e Sportive dell’Azienda Usl di Ferrara. «La possibilità di studiare gli effetti dell’attività fisica sui processi biologici dell’invecchiamento apre prospettive molto interessanti per la promozione della salute nella popolazione anziana», commenta Gianni Mazzoni, direttore del Centro.

Secondo i ricercatori, i risultati del progetto potrebbero contribuire a migliorare la qualità della vita della popolazione anziana e, nel lungo periodo, a ridurre l’impatto socio-economico delle patologie legate all’invecchiamento e alla perdita di efficienza del sistema immunitario.

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