Marco Fabbri, ex sindaco di Comacchio ed ex consigliere regionale nelle fila del Pd, risponde a al segretario dem di Comacchio Michele Farinelli e al suo intervento sulla sconfitta della coalizione di centrosinistra alle ultime Comunali.
“Queste elezioni – inizia Fabbri – non si sono svolte contro una destra compatta e imbattibile. Al contrario, il centrosinistra si è trovato di fronte a un centrodestra diviso, attraversato da tensioni e contrapposizioni che rendevano la partita assolutamente aperta. Per questo ritengo che la coalizione avesse concrete possibilità di vittoria. Negarlo oggi significa rinunciare a comprendere fino in fondo le ragioni della sconfitta.”
Per l’ex sindaco ” per costruire un’alternativa credibile non basta attribuire ogni responsabilità agli avversari o alzare le braccia sostenendo che la colpa sia sempre di Marco Fabbri e dei ‘cattivi’ di Ferrara e Bologna”. Al contrario dopo una sconfitta “serve autocritica, non la ricerca di un nemico esterno a cui imputare ogni problema. La politica si rafforza assumendosi le proprie responsabilità, non scaricandole sugli altri”.
Spiega di aver deciso di concludere la sua esperienza amministrativa due anni fa, “scegliendo di non ricandidarmi né in Comune né in Regione”. Una decisione che definisce “libera” e maturata per dedicarsi ad altri progetti di vita. “Non mi sono – dice – sottratto alle mie responsabilità e non ho mai chiesto scorciatoie o corsie preferenziali. Proprio per questo trovo singolare che ancora oggi, a distanza di tempo, si continui a evocare il mio nome come spiegazione di problemi che hanno radici ben più profonde.”
Fabbri ritiene dunque opportuno ricordare ciò che accadde il 9 aprile del 2025: “Ancor prima che la candidatura fosse discussa e condivisa nelle sedi politiche competenti e nell’assemblea, Michele Farinelli e Walter Foschini mi comunicarono che Foschini era stato individuato come candidato sindaco. In quella occasione manifestai la mia disponibilità a contribuire al progetto e a dare una mano alla coalizione. Mi venne però chiesto di fare un passo di lato. Ho rispettato quella richiesta e in coerenza, non ho partecipato alla campagna elettorale.”
“Adesso però – aggiunge – visto che si vuole discutere pubblicamente delle ragioni della sconfitta, credo sia corretto ricordare anche come sono maturate le decisioni, chi le ha prese e come sono stati gestiti i rapporti all’interno della coalizione e del partito”.
Secondo Fabbri vi sarebbe poi “una questione che non può essere ignorata, come invece intende fare Farinelli che si limita a fare la vittima pur essendo segretario da diversi anni”. Parla di un Partito Democratico di Comacchio che “vive purtroppo da tempo una fase di evidente difficoltà organizzativa e politica” mentre “il circolo è sostanzialmente inattivo da anni e negli ultimi due anni si è assistito a una progressiva perdita di iscritti e tesserati”. “Una comunità politica che perde partecipazione, energie e radicamento sul territorio – sostiene – dovrebbe interrogarsi seriamente sulle proprie difficoltà prima di cercare giustificazioni all’esterno”.
“Le alternative – aggiunge – si costruiscono ogni giorno, con la presenza costante tra i cittadini, l’ascolto, il confronto e l’iniziativa politica. Non si costruiscono nelle settimane che precedono il voto e nemmeno il giorno dopo una sconfitta”.
A meritare una riflessione sarebbe poi anche la campagna elettorale. “Si è scelto un candidato espressione del Partito Democratico, iscritto storico e figura pienamente riconducibile alla storia del partito locale, che non è riuscito a rappresentare una proposta sufficientemente competitiva per allargare il consenso oltre il perimetro tradizionale del centrosinistra.”
E contemporaneamente a questo Fabbri critica una scelta politica che ritiene sbagliata: “candidare un esponente del Partito Democratico evitando però di presentare agli elettori, con chiarezza e orgoglio, il simbolo e l’identità del Pd. In gran parte della comunicazione elettorale il simbolo del Partito Democratico è stato relegato in secondo piano, spesso reso poco visibile rispetto ai riferimenti civici della coalizione. Si è costruita una campagna nella quale il candidato apparisse quasi scollegato dal principale partito che lo sosteneva. Una scelta che ha generato confusione e che ha trasmesso l’idea il Pd fosse un problema da nascondere anziché una forza politica da valorizzare.”
L’ex sindaco sostiene che se a essere candidato è un membro de Pd, “allora bisogna avere anche il coraggio di presentarsi agli elettori con il simbolo, la storia e i valori di quel partito”. Nel caso contrario si finirebbe “per indebolire sia il candidato sia la credibilità della proposta politica”.
“Fa riflettere – prosegue – che altre forze della coalizione, a partire da Alleanza Verdi e Sinistra, alleato leale e parte integrante del progetto di centrosinistra, abbiano invece scelto di presentarsi apertamente con il proprio simbolo e la propria identità. Se si crede nelle proprie idee e nella propria storia politica, non c’è alcuna ragione per nasconderle agli elettori”.
In merito ai complimenti rivolti a chi ha vinto le elezioni, ricorda che “riconoscere il verdetto delle urne e fare gli auguri di buon lavoro al sindaco eletto è un dovere democratico e istituzionale”. E ciò “non significa festeggiare la vittoria degli avversari, non significa condividere le loro scelte e non significa rinunciare al proprio ruolo politico” ma “significa semplicemente rispettare la volontà dei cittadini e le istituzioni che li rappresentano”.
“Se davvero – aggiunge – si vuole costruire un’alternativa per il futuro di Comacchio, occorre partire dalla realtà dei fatti, senza alibi e senza autoassoluzioni. Mettere la polvere sotto il tappeto non servirà a nessuno. Le sconfitte possono diventare occasioni di crescita soltanto se si ha il coraggio di riconoscere gli errori commessi e di affrontare i problemi che si sono accumulati negli anni”.
“Continuare a cercare responsabilità altrove – conclude – non aiuterà il circolo del Partito Democratico di Comacchio né il centrosinistra a ritrovare credibilità. Oggi servono più autocritica, più presenza sul territorio, più ascolto degli iscritti, dei militanti e degli elettori. Solo così sarà possibile ricostruire una proposta politica forte, credibile e realmente competitiva per il futuro di Comacchio”.
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