Economia e Lavoro
13 Giugno 2026
La comunità energetica entra nella sua fase di sviluppo con l'autorizzazione alle configurazioni nord e sud. Dalle abitazioni alle imprese, il modello si espande

Bollette giù ed energia pulita: parte la sfida della Castello Green House

di Redazione | 5 min

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Dopo anni di attese, rinvii e ostacoli burocratici, arriva il via libera che segna una svolta concreta per l’energia condivisa sul territorio ferrarese. Castello Green House, la Comunità energetica rinnovabile (Cer) fondata su iniziativa della cooperativa di abitanti Castello, ha ottenuto l’autorizzazione alle prime configurazioni di autoconsumo collettivo: un passaggio chiave che apre ufficialmente la fase di sviluppo del progetto.

Il via libera riguarda le cosiddette Cacer Nord e Cacer Sud. La prima, collegata alla cabina primaria a nord della città, è un fotovoltaico da 64,4 kWp installato tra via Allende e via Panetti. A questo si aggiungeranno a breve altri impianti già attivi, per una potenza complessiva di circa 96 kWp, coinvolgendo già 45 soci consumatori residenti nell’area. La Cacer Sud riguarda, invece, gli impianti da 72 kW di potenza installati sul condominio di Ippolito Nievo. Si tratta del primo tassello operativo di un modello energetico che punta a produrre, condividere e consumare energia pulita a livello locale.

La notizia segna il passaggio dalla fase di “start-up” a quella di crescita vera a propria. Un percorso iniziato nell’ottobre 2022, nel pieno della crisi energetica, e oggi pronto a tradursi in benefici concreti per cittadini e imprese.

“La nostra cooperativa oggi comincia a lavorare passando dalla fase di start-up alla fase di sviluppo”, spiega il presidente della Cer Castello Green House, Massimo Buriani. “Gestiamo impianti della cooperativa Castello e presto svilupperemo anche investimenti diretti e coinvolgeremo soci produttori, distribuendo incentivi anche ai consumatori“.

Ma come funziona la comunità energetica? Il modello è quello della produzione e del consumo nello stesso territorio, attorno una cabina primaria. “La produzione che viene realizzata e immessa in rete dopo l’autoconsumo può essere messa a disposizione virtualmente dei soci consumatori – chiarisce Buriani -. È così che si crea una comunità locale dell’energia”.

Un sistema che parte dalla base sociale della cooperativa Castello – che conta oltre mille soci distribuiti nella provincia – ma che si sta già allargando a imprese e mondo agricolo. “Stiamo proponendo l’adesione a piccole e medie imprese ferraresi: alcune hanno già aderito, altre partecipano ai bandi Pnrr tra Comacchio e Portogaribaldi e nel settore agricolo”, aggiunge il presidente.

I numeri danno la misura dell’impatto: gli impianti già installati nell’estate 2025 hanno prodotto oltre 154 MWh di energia. Di questa, il 47% è stata autoconsumata dai condomini, mentre il restante 53% è stato immesso in rete, generando ricavi e benefici economici. Tradotto: circa 9 mila euro di entrate per la cooperativa e quasi 9.500 euro di risparmio sulle spese condominiali per i soci coinvolti.

Un modello che si basa su incentivi statali ventennali e su un sistema di redistribuzione: metà dei benefici economici va ai consumatori, il 30% ai produttori e il restante 20% sostiene la gestione della comunità energetica.

Quelle autorizzate sono solo le prime di una serie di configurazioni. “È l’avvio: il primo riconoscimento è arrivato a metà aprile dal Gse sulla cabina nord di Ferrara, dove abbiamo già oltre 50 soci e alcune imprese aderenti – sottolinea Buriani -. Arriveremo a una dozzina di configurazioni in tutta la provincia”. Il piano industriale prevede infatti entro il 2027 l’attivazione di 12 configurazioni distribuite sul territorio, per una potenza complessiva di circa 1,5 megawatt e fino a 230 soci coinvolti.

Non si tratta solo di un progetto energetico, ma anche di un modello organizzativo innovativo. “Castello Green House è la prima comunità energetica in forma cooperativa costituita all’interno di Legacoop Estense – sottolinea la direttrice Chiara Bertelli -. Un’esperienza di riferimento non solo per Ferrara ma per tutto il territorio regionale”.

“Come associazione – specifica la responsabile dell’ufficio innovazione e sostenibilità di Legacoop Estense Chiara Pederzini – in questi anni abbiamo affiancato la nascita di alcune Cer nelle province di Modena e Ferrara e, ora, ci affacciamo alla vera fase di sviluppo e consolidamento. Le Cer sono tra le forme più attuali e innovative di cooperazione, grazie alla loro capacità di generare benefici ambientali, economici e sociali. La transizione energetica, infatti, non passa solo attraverso tecnologia, ma anche e soprattutto attraverso lo spirito di collaborazione delle comunità”.

Un percorso complesso, come evidenzia anche Chiara Franceschini, direttrice di InnovaCoop: “È un progetto nato da un’intuizione importante e sviluppato in anni di lavoro articolato, con il supporto del sistema Legacoop e strumenti come la piattaforma Respira, che copre tutta la filiera necessaria per realizzare una comunità energetica”.

La spinta arriva anche da un contesto energetico ancora instabile, con prezzi legati al gas e difficilmente destinati a scendere nel breve periodo. In questo scenario, le comunità energetiche rappresentano uno degli strumenti principali per ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e contenere i costi per cittadini e imprese. Non a caso, il progetto si inserisce nelle politiche europee del Green Deal e nei nuovi obiettivi sulle rinnovabili, che puntano a superare il 42% di energia pulita entro il 2030.

Oltre agli aspetti economici e ambientali, la Cer ferrarese punta a un impatto sociale. “Le comunità energetiche sono lo strumento più concreto per fare una vera transizione energetica – evidenzia la consigliera regionale Marcella Zappaterra -. Permettono di ridurre le emissioni ma anche le disuguaglianze energetiche, ottenendo benefici per il territorio nel suo insieme”.

Dalla Regione è arrivato un ulteriore impulso e sostegno alle Cer, con la Legge regionale sulle aree idonee emanata il 29 maggio, nella quale “si disciplina l’installazione di impianti alimentati a fonti rinnovabili su aree già antropizzate e non agricole – precisa il consigliere regionale Paolo Calvano –. La sfida è tenere insieme ambiente e sviluppo”.

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