Economia e Lavoro
12 Giugno 2026
Una delegazione di produttori ferraresi in piazza a Bologna per denunciare la situazione di due prodotti simbolo del Made in Italy in grande affanno

Anche Coldiretti Ferrara contro “i trafficanti di grano e olio”

di Redazione | 3 min

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Sono scesi in piazza in tutta Italia mercoledì 10 giugno migliaia di agricoltori della Coldiretti per dire basta alle manovre di “veri e propri trafficanti che fanno crollare i prezzi di olio extravergine d’oliva e grano”, due simboli del nostro agroalimentare e della Dieta Mediterranea, prodotti 100% italiani che devono stare in tutte le mense pubbliche come quelle delle scuole e degli ospedali.

“Speculazioni, inganni e mancanza di trasparenza – rivendica il direttore di Coldiretti Ferrara, Alessandro Visotti – mettono a rischio la salute dei cittadini e la tenuta delle aziende agricole nazionali, già in grave difficoltà a causa dell’aumento dei costi legato alla guerra in Iran. Abbiano preso parte con i nostri soci, che ringraziamo, al blitz di Bologna, di fronte alla Prefettura della città capoluogo di Regione, insieme a centinaia di altri agricoltori provenienti da tutte le province dell’Emilia-Romagna”.

Al centro della mobilitazione il crollo dei prezzi riconosciuti agli agricoltori per il grano duro e per l’olio extravergine d’oliva, mentre sugli scaffali i prezzi dei prodotti trasformati continuano a rimanere elevati. Una situazione che rischia di compromettere la sostenibilità economica delle aziende agricole e la tenuta delle produzioni nazionali.

“Abbiamo chiesto un’azione immediata rispetto ai vergognosi tentativi in atto da parte dei trafficanti: da chi cerca di “strozzare” le aziende pagando al Sud il grano sotto trebbiatura 19 centesimi al chilo, mentre la pasta costa minimo 2 euro al chilo e il pane 3 euro, o chi taglieggia i produttori italiani pagandoli sotto i costi di produzione. Serve un grande patto di trasparenza lungo tutta la filiera. Gli agricoltori devono essere messi nelle condizioni di competere ad armi pari e i consumatori devono poter conoscere con certezza l’origine di ciò che acquistano. Solo così possiamo difendere il valore delle produzioni italiane e contrastare chi trae profitto da importazioni opache e pratiche commerciali scorrette, anche utilizzando le nuove tecnologie per identificare senza dubbi la reale origine dei prodotti, come la mappatura isotopica e la risonanza magnetica, a supporto di controlli più assidui e costanti”.

Particolarmente delicata la situazione del grano duro. In Emilia-Romagna sono oltre 70 mila gli ettari coltivati a grano duro, oltre 20.000 nel ferrarese, una produzione strategica per l’economia agricola regionale e per l’intera filiera della pasta italiana. Proprio mentre è in corso la raccolta, il mercato registra forti pressioni speculative che rischiano di comprimere ulteriormente i prezzi riconosciuti ai produttori.

“Una situazione che riteniamo ignobile – continua Visotti – con offerte di prezzi al di sotto dei costi di produzione e dunque passibile di sanzioni rispetto alle norme sulle pratiche commerciali scorrette, con i trafficanti di grano che cercano di comprare fatture da aziende compiacenti per far diventare italiano grano estero e spargono terrore all’apertura della campagna di raccolta per abbassare ancora i prezzi e rubare dalle tasche dei cerealicoltori. Nel frattempo continuano ad arrivare navi piene di grano al glifosate, molecola chimica che genera cancro soprattutto nei bambini”.
Coldiretti chiede dunque di fermare le frodi con controlli a tappetto in tutta la filiera per verificare il rispetto delle leggi sull’origine, anche utilizzando la nuova Legge Caselli contro l’agropirateria.

“I trafficanti speculatori – prosegue il direttore di Coldiretti Ferrara – vanno bloccati applicando la legge contro le pratiche sleali a partire dal divieto di vendita sotto il costo di produzione. E serve poi – continua Coldiretti – fermare una volta per tutte il grano al glifosate, applicando il principio di reciprocità. Non è più accettabile continuare a importare grano fatto seccare con il diserbante quando in Europa ciò non è permesso. Dalla Cun Grano vanno poi esclusi i commissari in conflitto di interessi. Non è tollerabile che Confcooperative chieda ribassi più alti di quelli proposti dagli industriali. Infine chiediamo un intervento immediato da parte del Governo per mettere a disposizione dei produttori all’interno di contratti di filiera 40 milioni per abbattere i costi di produzione cresciuti negli ultimi mesi a livelli record”.

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