Attualità
11 Giugno 2026
L'incontro con Shams Asadi apre una riflessione sul futuro di Ferrara. Romeo Farinella guarda al modello Vienna: "Manca una strategia alternativa, ma il mondo associativo continua a costruire visioni e proposte per la città"

“La destra ha sostituito i diritti umani con i diritti di tribù”

di Redazione | 4 min

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Da un lato “una giunta di destra che ha sostituito i diritti umani ai diritti di tribù”. Dall’altro un mondo associativo “articolato e ricco di iniziative”, capace di produrre idee, pratiche e visioni che però faticano a trovare ascolto nelle sedi decisionali. È la fotografia di Ferrara tracciata da Romeo Farinella, presidente di Abitare il Mondo aps, all’indomani dell’incontro con Shams Asadi, direttrice dell’Human Rights Office del Comune di Vienna e consulente delle Nazioni Unite, ospite a Factory Grisù per un confronto sul tema delle città dei diritti umani.

L’esperienza della capitale austriaca, considerata uno dei modelli europei più avanzati nelle politiche urbane orientate ai diritti, ha offerto a Farinella l’occasione per una riflessione che parte dall’attualità ferrarese, ma che guarda al futuro della città.

L’incontro internazionale “Vienna. Governare la città dei diritti umani”, che ha aperto il programma di “Laboratorio di Esperienze”, ha visto la partecipazione, oltre che di Asadi, di Alessandra Marin, Caterina Brancaleoni, Richard Lee Peragine e Orsetta Gioco, seguita da un confronto con associazioni e cittadini. Un’occasione per discutere di diritti, governo urbano, giustizia sociale e climatica, ma anche per interrogarsi sulle prospettive di Ferrara.

Secondo Farinella, una città dei diritti umani non si misura dalle dichiarazioni di principio. “Una città dei diritti umani si giudica da come tratta, attraverso politiche e progetti concreti, i conflitti urbani, le minoranze, gli spazi di socialità, il dissenso, la qualità della vita quotidiana, il diritto alla casa, alla città, alla sanità e alla natura”.

Per l’architetto e urbanista, Vienna rappresenta l’esempio di una città che, pur mantenendo una forte identità locale, si considera parte di una rete internazionale di solidarietà e confronto. Un approccio che, a suo giudizio, evidenzia le criticità della situazione ferrarese.

“Ferrara vive una contraddizione vivente in questo momento della sua storia”, osserva Farinella. Da una parte, sostiene, vi è un’amministrazione che ha progressivamente abbandonato una visione universale dei diritti.

A sostegno della sua analisi richiama alcune vicende che negli ultimi tempi hanno animato il dibattito pubblico cittadini: “La vicenda del Grattacielo, la noncuranza dei diritti dei cittadini ferraresi a cui vengono imposti eventi prolungati dall’impatto psicofisico devastante, la riduzione degli spazi di socializzazione come nel caso del centro sociale La Resistenza, l’invasione della città e del centro storico di automobili private”.

Parole dure che si accompagnano a una critica altrettanto netta nei confronti delle opposizioni cittadine: “A questa arroganza del potere non fa da contraltare un’opposizione politica dotata di una strategia e di una visione condivisa”, afferma. Secondo Farinella, le differenze che emergono sulle questioni strutturali rendono inevitabili scelte di campo più chiare. “Dobbiamo essere consapevoli che, nelle scelte di futuro, la confusione e la genericità negli obiettivi non preludono a nulla di buono”.

Se il quadro politico appare debole, Farinella individua un elemento di vivacità nella società civile organizzata: “Un mondo associativo articolato e ricco di iniziative, impegnato su battaglie particolari e generali”. Un tessuto che, secondo il professore, continua a produrre stimoli e prospettive che la città e la sua classe dirigente non sembrano ancora in grado di cogliere pienamente.

Non è casuale, osserva, che all’appuntamento con Shams Asadi fosse assente una parte significativa di quella che definisce classe dirigente cittadina, non soltanto politica ma anche economica. Un’assenza che, nella sua lettura, rappresenta il sintomo della difficoltà a confrontarsi con modelli di sviluppo alternativi e con una diversa idea di città.

Il tema centrale diventa così il rapporto con il futuro. “Per alcuni, un futuro realistico significa razionalizzare le pratiche consolidate, restare dentro un modello che, lo si ammetta o no, ha messo in crisi il pianeta. Per altri significa sperimentare modelli e visioni nuove, in cui diritti, solidarietà e coesione sostituiscano – non a parole – la competizione, lo sviluppo delle competenze a detrimento della conoscenza, la ricerca dei talenti a scapito del bene comune”.

Da qui nasce la proposta che raccoglie l’eredità dell’incontro dedicato all’esperienza viennese: “Pensare che Ferrara possa deliberare un giorno il suo ruolo di Città dei Diritti Umani – e dei diritti della Natura – non è un’utopia: è un orizzonte che dà speranza e che merita di diventare una scelta collettiva consapevole”.

Un obiettivo che può apparire lontano, ma che per Farinella rappresenta una delle possibili risposte alle sfide sociali, ambientali e democratiche che attendono la città nei prossimi anni.

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