C’è un filo invisibile ma indissolubile che collega la nebbia delle Mura estensi, la linea d’ombra del litorale ferrarese e i destini geopolitici del pianeta. Lo sa bene Lorenzo Mazzoni, scrittore, saggista e docente ferrarese (classe 1974), già noto al grande pubblico per aver dato i natali a Pietro Malatesta, l’amatissimo e irriverente “sbirro anarchico” protagonista della celebre serie noir ambientata all’ombra del Castello.
Il prossimo 11 giugno, Mazzoni torna in libreria con la sua opera più ambiziosa e dirompente: “Adesso voglio il mondo” (Edizioni Caffèorchidea, 502 pagine, 22 euro). Un romanzo corale, immenso e potentissimo, che la critica ha già salutato come un’autentica allucinazione geopolitica, accostando la penna libera ed eretica dell’autore ferrarese a quella di un gigante della controcultura come Kurt Vonnegut.
Tutto inizia la notte di Ferragosto sul litorale ferrarese
Non è un caso che questa epopea globale prenda il largo proprio da una coordinata geografica vicinissima al cuore dei ferraresi: il Lido di Spina. È qui che, la notte di Ferragosto del 2020, mentre il mondo tenta faticosamente di riemergere dal trauma della pandemia, il quarantacinquenne Giacinto si isola su una piattaforma al largo della costa adriatica. Un esilio volontario in cerca di silenzio, interrotto però da un’apparizione surreale: un uomo anziano, ubriaco e sosia perfetto di Jim Morrison, che approda sulla struttura a bordo di un pedalò, esprimendosi solo attraverso i versi dei Doors.
Mentre a mezzanotte la costa ferrarese si illumina per i tradizionali fuochi d’artificio – uno spettacolo pirotecnico che assume fin da subito i connotati inquietanti di un bombardamento aereo –, tra i due si innesca un dialogo serrato. È l’inizio di un viaggio vertiginoso lungo vent’anni di Storia contemporanea.
Una galleria di antieroi e una mappa del caos moderno
Da quell’incontro allucinato nasce un mosaico frenetico di esistenze borderline che si incrociano tra Ferrara, Milano, Istanbul, Parigi, Lagos, Tashkent e Phnom Penh. Nelle oltre 500 pagine di puro ritmo del romanzo, Mazzoni mette in scena una galleria di antieroi, eretici e “fuori di testa”: un’artista tedesca che stacca frammenti di cemento dai monumenti brutalisti dell’ex Urss; un allenatore di calcio globe-trotter soprannominato “Sarajevo”; due gemelli affetti da nanismo che manipolano la Storia nell’ombra; uno jihadista lombardo; un attore di Nollywood e cinici mercanti d’armi fanatici dei Van Halen.
Attraversando i grandi traumi del nostro secolo – dai dirottamenti aerei alle rivolte di piazza Taksim in Turchia, fino agli attentati islamisti –, il libro muta pelle a ogni capitolo, oscillando fluidamente tra il noir, la spy-story, il reportage geopolitico e il racconto d’avventura.
La scrittura come atto di libertà
Lontano dalle logiche e dai “teatrini mediocri” del mercato editoriale di massa, Lorenzo Mazzoni si conferma una voce fieramente indipendente della narrativa italiana. Anche in Adesso voglio il mondo, la pista scelta dall’autore è quella di sempre: la pista anarchica, l’anelito alla controcultura, il pensiero corsaro che usa l’ironia tagliente per scardinare le certezze del nostro presente.
Un volume multiforme, un “meta-romanzo” che si interroga su chi scriva davvero il destino del mondo, invitando il lettore a cercare il libro, dall’11 giugno, soprattutto “nelle librerie indipendenti, quelle delle persone buone”.
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