Politica
5 Giugno 2026
Il capogruppo regionale di Forza Italia cita i dati forniti dall’assessorato alla Sanità e sostiene che l’introduzione dei Centri di assistenza e urgenza non abbia ridotto la pressione sui Pronto soccorso

Vignali attacca i Cau: “A Ferrara accessi in aumento e costi elevati, la riforma non ha funzionato”

di Redazione | 2 min

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I Centri di assistenza e urgenza (Cau) non avrebbero raggiunto gli obiettivi per cui erano stati istituiti e, nel Ferrarese, la pressione sulle strutture di emergenza sarebbe addirittura aumentata rispetto al periodo precedente alla pandemia. È la posizione espressa da Pietro Vignali, presidente del gruppo di Forza Italia nell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, che interviene sulla riorganizzazione del sistema di emergenza-urgenza regionale.

Secondo Vignali, i dati trasmessi dall’assessorato regionale alle Politiche per la salute mostrerebbero come “i Cau siano costati complessivamente 115,7 milioni di euro ma non abbiano ottenuto i risultati attesi”. In particolare, il consigliere regionale sottolinea che “a Ferrara la pressione sulle strutture di emergenza-urgenza non solo non è diminuita, ma è aumentata rispetto ai livelli pre-Covid, con costi crescenti per il funzionamento dei CAU”.

Nel dettaglio, Vignali evidenzia che nel 2025 in provincia di Ferrara si sarebbero registrati 213.083 accessi complessivi tra Pronto soccorso, CAU e Punti di primo intervento, contro i 160.991 del 2019. “Questo significa che la domanda di emergenza non solo non è stata ridotta, ma è cresciuta in modo significativo”, afferma.

Il capogruppo di Forza Italia allarga poi l’analisi all’intero territorio regionale, sostenendo che nel 2025 si siano registrate 107.882 prestazioni in più rispetto al 2019, a fronte di una spesa di gestione dei Cau pari a 73,9 milioni di euro. A questi si aggiungerebbero, secondo i dati citati da Vignali, i 38,4 milioni sostenuti nel 2024 e ulteriori 3,39 milioni per l’attivazione delle strutture.

“Anche a Ferrara emerge una forte disomogeneità: si sono moltiplicate sedi ed équipe, con costi elevati, ma il risultato è stato quello di spostare il problema da un punto all’altro del sistema”, sostiene il consigliere.

Da qui la richiesta di una revisione del modello organizzativo. “Serve un cambio di passo, perché oggi abbiamo un sistema più costoso di quello precedente ma complessivamente meno efficace”, dichiara Vignali, secondo il quale sarebbe necessario “rivedere scelte organizzative che non hanno prodotto i risultati attesi”. Il rischio, conclude, è che “la riforma si trasformi in un semplice spostamento del problema, senza migliorare realmente la risposta ai cittadini né ridurre la pressione sui Pronto soccorso”.

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