Cronaca
4 Giugno 2026
Dopo oltre due anni, il boomerang giudiziario: da accusatore a imputato. Davanti al giudice c'è un 23enne che ha chiesto di essere processato con rito abbreviato

Accusa un uomo di rapina, ma era lui l’aggressore. Ora rischia venti mesi per calunnia

di Davide Soattin | 3 min

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Un anno e otto mesi di condanna, con rito abbreviato. È la pena richiesta dalla Procura di Ferrara per un 23enne italiano, attualmente detenuto per altri procedimenti giudiziari, finito a processo con l’accusa di calunnia dopo aver denunciato un 65enne di Comacchio per una presunta tentata rapina aggravata avvenuta in stazione.

L’uomo, tuttavia, era stato successivamente assolto con formula piena dal tribunale di Ferrara. Determinanti erano risultate le immagini della videosorveglianza, che avevano ricostruito una dinamica dei fatti completamente diversa da quella denunciata dal giovane: secondo quanto accertato, era stato proprio il 23enne, insieme ad altri tre componenti della baby gang di cui faceva parte, ad aggredire il 65enne, accusandolo poi ingiustamente del tentativo di rapina.

A oltre due anni da quell’episodio, la vicenda è diventata un boomerang per il giovane. Dopo l’assoluzione, il 65enne aveva quindi formalizzato una denuncia nei confronti del 23enne, successivamente rinviato a giudizio per calunnia.

Il fatto era avvenuto a novembre 2022. Secondo una prima erronea lettura dei fatti da parte degli inquirenti, ingannati dal racconto del 23enne, il 65enne aveva prima minacciato un giovane, intimandogli di consegnare lo smartphone che aveva in mano e poi aveva anche aggredito un amico che era intervenuto per difenderlo. L’uomo era quindi finito a processo con giudizio immediato ma, una volta arrivata a dibattimento, la vicenda ha preso una piega totalmente inaspettata.

Grazie a un approfondimento di indagine chiesto dall’avvocato difensore Fiorella Shane Arveda infatti, che portò anche a una visione delle immagini delle telecamere di sorveglianza presenti in zona, fu possibile ricostruire che in realtà era stato lo stesso 65enne a essere aggredito in precedenza proprio da quei ragazzi. Il gruppetto lo aveva inseguito, fermato, accerchiato e poi picchiato con calci e pugni, prima di chiamare gli agenti della Polizia Locale per incolparlo beffardamente, nonostante l’uomo aggredito avesse chiamato quattro volte l’utenza del 112 per un intervento immediato. A riprova di ciò, il ragazzo che aveva sporto querela ha ritrattato tutto, dicendo in udienza “che era stato tutto un fraintendimento“.

Un fraintendimento che però è finito per costargli caro con la denuncia per calunnia. Ieri (mercoledì 3 giugno) mattina, Procura e parte civile hanno chiesto la condanna del 23enne, mentre la difesa – insistendo sul fraintendimento – ha sottolineato come l’imputato non avesse avuto alcuna intenzione di calunniare il 65enne.

“Dal giorno dell’arresto fino alla sentenza di assoluzione, il mio cliente – aveva spiegato l’avvocato Arveda – ha vissuto cinque mesi di vero calvario. È stato arrestato, messo agli arresti domiciliari, poi sottoposto all’obbligo di dimora e infine a quello di firma. Questa è la dimensione più concreta del danno subito a causa di questa vicenda. Basti pensare che, quando il gip dispose il giudizio immediato, aveva ipotizzato una pena superiore ai tre anni di carcere. Nonostante tutto, è riuscito a mantenere il lavoro, circostanza tutt’altro che scontata. È stato un trauma significativo, soprattutto sotto il profilo della reputazione e della dignità personale. La querela e la costituzione di parte civile – conclude il legale – intendono evidenziare il disvalore della condotta dell’odierno imputato, nella speranza che non si ripetano episodi simili. L’obiettivo è improntato più alla rieducazione del ragazzo che al risarcimento”.

Si torna in aula il 9 settembre per la lettura della sentenza.

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