Ars et Labor, i sogni di D si spengono in Abruzzo
Dopo la sconfitta per 1-0 dell'andata, i biancazzurri cadono con lo stesso risultato anche sul campo della Santegidiese e vedono svanire il sogno dellapromozione in Serie D
Dopo la sconfitta per 1-0 dell'andata, i biancazzurri cadono con lo stesso risultato anche sul campo della Santegidiese e vedono svanire il sogno dellapromozione in Serie D
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Un messaggio dedicato a Federico Adrovandi ha accolto domenica 31 maggio l'Ars et Labor al suo arrivo a Giulianova, dove la formazione biancazzurra è impegnata nella sfida contro la Santegidiese
La corsa dell’Ars et Labor verso la Serie D si interrompe a Giulianova. Dopo l’1-0 dell’andata, arriva un altro ko con lo stesso punteggio contro la Santegidiese e la stagione biancazzurra si chiude in semifinale playoff.
In sala stampa il clima è inevitabilmente pesante. Il tecnico Carmine Parlato si presenta davanti ai giornalisti per analizzare la sconfitta, mentre la dirigenza sceglie di non rilasciare dichiarazioni. Accanto all’allenatore interviene anche il capitano Andrea Dall’Ara, che non nasconde la propria delusione.
Parlato parte dai meriti degli avversari: “Faccio i complimenti alla Santegidiese e le auguro il meglio per il prosieguo del cammino. Potevamo certamente fare meglio, ma quando incontri squadre forti devi alzare il tuo livello. All’andata ci eravamo riusciti, oggi invece loro hanno giocato una partita migliore della nostra. Ce l’abbiamo messa tutta, ma soprattutto nel primo tempo non siamo riusciti a fare le cose che avevamo preparato”.
Secondo il tecnico, la chiave della gara è stata la capacità degli abruzzesi di togliere ritmo e certezze ai biancazzurri: “Sono stati più presenti in campo, più aggressivi, più lucidi. Sapevamo della loro qualità nel palleggio e non ci hanno mai permesso di giocare come volevamo. La nostra fase di possesso è stata lenta e in alcuni momenti siamo stati troppo frettolosi nelle scelte”.
Parlato respinge invece ogni lettura legata ai singoli o agli aspetti tattici: “Avevo scelto Moretti e Cozzari per attaccare la profondità, ma non è una questione di uomini o di modulo. Dovevamo fare tutti qualcosa in più. Non do colpe ai ragazzi: hanno creduto fino in fondo alla qualificazione e hanno dato tutto”.
Il tecnico si sofferma poi sullo stato d’animo dello spogliatoio: “I ragazzi sono molto delusi e tristi. Hanno rispettato la maglia e il percorso fatto durante l’anno. Mi dispiace soprattutto per i tifosi, che ci hanno seguito ovunque e ci hanno dato tanto affetto. Non volevamo questo finale, ma nel calcio bisogna accettare anche le sconfitte”. Sul gol annullato a Carbonaro in avvio di ripresa preferisce non entrare nel merito: “Non voglio parlarne. Abbiamo perso e basta”.
Quanto al futuro, rimanda ogni discorso: “Ne parleremo a bocce ferme. Ora c’è troppa amarezza. L’obiettivo dovrà essere quello di creare le condizioni per riportare questa città in una categoria superiore”.
Molto più duro il capitano Andrea Dall’Ara, che definisce senza giri di parole l’esito della stagione.
“C’è tanto rammarico. Mi prendo per primo le responsabilità di questo fallimento, perché di fallimento si tratta. Non vincere l’Eccellenza, per una piazza come Ferrara e per quello che rappresenta la Spal, è un fallimento. Era l’obiettivo dichiarato dall’inizio dell’anno e non siamo riusciti a raggiungerlo”.
Il difensore individua negli errori individuali una delle cause principali dell’eliminazione: “Anche oggi siamo andati sotto per un nostro errore. È una situazione che si è ripetuta tante volte durante la stagione e che non siamo riusciti a eliminare. Quando affronti squadre di questo livello, ogni sbaglio viene punito”.
Dall’Ara rivolge poi un pensiero ai tifosi: “Mi dispiace tantissimo per loro. Conosco la storia recente di questa piazza e so quanto abbia sofferto negli ultimi anni. Il nostro obiettivo era riportare entusiasmo e in parte ci siamo riusciti, ma non è bastato perché non abbiamo raggiunto il traguardo finale. La Serie D era alla nostra portata e dovevamo fare di più”.
Infine uno sguardo al futuro, che il capitano spera possa essere ancora a Ferrara: “Qui sto bene e sento l’affetto della gente. Mi piace giocare in ambienti così e spero di poter restare per provare a dare a questi tifosi la gioia che meritano. L’aspetto più brutto di oggi è non essere riusciti a regalare alla città il risultato che tutti volevamo”.
Per Dall’Ara la spiegazione è soprattutto mentale: “Le qualità tecniche e tattiche non sono mai mancate. La differenza l’ha fatta la testa. In piazze come questa la concentrazione conta più di tutto e gli errori, quando arrivano, si pagano a caro prezzo”.
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